Cronaca

“Ma quindi dove ci vediamo?”. Quegli sms bloccati poco prima: così la Digos ha fregato i ribelli

I manifestanti di sabato aspettavano la convocazione da parte del Movimento 17 Ottobre. Ma poco prima la polizia ha fermato Siher ed è riuscita a fermare i messaggi programmati

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«A Milano dove ci si trova?». «Notizie sui punti di ritrovo a Padova?». «Raga, vogliamo pensare a una piazza a Roma?». E ancora: «Aspettando il post delle 14.30». C’è qualcosa di quasi surreale nei commenti comparsi sui social del Movimento 17 ottobre alla vigilia delle manifestazioni di sabato. Centinaia di ragazzi pronti a scendere in piazza, ma con un piccolo problema: nessuno sapeva esattamente dove andare. Il messaggio tanto atteso non arrivava. E adesso sappiamo perché.

A raccontarlo è il decreto di fermo della Procura di Milano nei confronti di Youssef Siher, trentenne bresciano, individuato dagli investigatori come amministratore del Movimento 17 ottobre, la rete nata dopo i saccheggi del 17 e 18 ottobre. Secondo l’accusa, Siher aveva costruito un’organizzazione digitale capace di mobilitare migliaia di persone attraverso Instagram e Telegram, con l’obiettivo di alimentare nuove proteste che, nella ricostruzione dei magistrati, avrebbero potuto trasformarsi in violenze e devastazioni.

Il movimento aveva raggiunto numeri considerevoli: circa 18.200 follower su Instagram e 6.153 iscritti su Telegram. Quest’ultimo gruppo era suddiviso per città, da Milano a Torino, da Roma a Firenze, con comunicati, materiali organizzativi e discussioni sulle mobilitazioni.

Il piano per sabato 24 ottobre era piuttosto preciso. Il giorno precedente, gli amministratori avevano annunciato l’annullamento dei concentramenti già comunicati, promettendo nuove indicazioni all’ultimo momento. Alle 14.30 sarebbero arrivati i primi punti di ritrovo. Alle 15.30, invece, la destinazione finale.

Ma qui arriva il colpo di scena. Sul computer sequestrato a Siher, gli investigatori della Polizia Postale hanno trovato due messaggi Telegram già programmati per le 14.31 e le 15.31, contenenti le istruzioni sulle piazze nelle quali i partecipanti avrebbero dovuto concentrarsi.

Quei messaggi, però, non sono mai partiti.

Il decreto è chiarissimo: «Grazie all’intervento della Polizia Postale, l’invio degli ordini di cui al punto che precede, venivano bloccati cosicchè il piano criminoso non veniva portato a termine».

Ed ecco spiegato il paradosso immortalato nei commenti Instagram. Mentre gli aspiranti rivoluzionari chiedevano dove presentarsi, le indicazioni erano rimaste bloccate sul computer dell’organizzatore. La macchina della mobilitazione, almeno secondo la ricostruzione della Procura, si era inceppata proprio nel momento decisivo.

Ma il decreto racconta anche altro. Siher, rintracciato a Milano insieme alla moglie Sagia Hammoud, anch’essa indicata come amministratrice del gruppo Telegram, aveva sul computer un documento intitolato «Rivoluzione, istruzioni per l’uso», liberamente ispirato al manuale della rivoluzione egiziana del 2011. Una guida che, secondo gli investigatori, conteneva istruzioni per affrontare gli sbarramenti della polizia, utilizzare scudi e vernice spray, oscurare telecamere e mezzi blindati e perfino rilanciare lacrimogeni.

Non proprio il programma di una tranquilla passeggiata per il centro.

Nel gruppo circolavano inoltre messaggi che auspicavano azioni contro banche e istituti di credito. Gli inquirenti contestano a Siher l’istigazione a delinquere, anche con l’aggravante della finalità di terrorismo, oltre ad altre ipotesi di reato. Si tratta, naturalmente, di accuse contenute in un provvedimento del pubblico ministero, non di responsabilità già accertate da una sentenza.

Resta il dettaglio più curioso dell’intera vicenda. Un movimento che annunciava la rivoluzione, studiava manuali di guerriglia urbana e preparava mobilitazioni coordinate in diverse città si sarebbe ritrovato senza la sua bussola digitale.

«Ma quindi dove ci vediamo?», continuavano a chiedere sui social. La risposta, almeno per quei due messaggi, l’aveva già data la Polizia Postale: da nessuna parte.

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