Cronaca

“Mai in nostro nome”. I giovani Pd gettano la maschera su Fiano e Israele

A Bergamo i Gd sconfessano Sinistra per Israele e attaccano uno dei loro, mentre Schlein tace

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C’è un paradosso irresistibile nella politica italiana: ogni volta che pensi di aver visto tutto, la sinistra riesce puntualmente a superarsi. E il caso di Bergamo è l’ennesima dimostrazione di come certa gioventù “impegnata” del Partito Democratico viva in un mondo parallelo, un universo politico in cui l’unico nemico vero non è Hamas, non è l’estremismo, non è l’odio antiebraico che dilaga nelle piazze, ma… Emanuele Fiano.

Sì, proprio lui: il parlamentare storico del Pd, ebreo, da anni impegnato a difendere la soluzione dei due Stati. Una figura che in qualsiasi partito normale sarebbe rispettata, ascoltata, magari perfino tutelata. Ma nel Pd del 2025, evidentemente, la bussola è impazzita. A Bergamo i Giovani Democratici si sono svegliati così: “Mai in nostro nome: noi Gd non ci riconosciamo in Sinistra per Israele”. Per poi rincarare la dose: “Riteniamo legittimo che Fiano esprima le proprie posizioni, ma rivendichiamo il diritto e il dovere di chiarire che non parla a nome nostro, né come sinistra, né come Gd e crediamo né come Partito democratico”. E l’epilogo, immarcescibile: “Noi siamo e saremo sempre in lotta contro l’oppressore per una Palestina libera…”.

Insomma: Hamas no, Israele nemmeno, Fiano peggio di tutti. Una gerarchia morale degna dei migliori collettivi anni Settanta. La scena purtroppo è già nota. Solo poche settimane fa Fiano era stato letteralmente cacciato da un convegno alla Ca’ Foscari da gruppi di estrema sinistra. E come era finita? Con una ministra — Anna Maria Bernini — costretta a riportarlo in aula perché potesse finalmente parlare. La ministra di centrodestra che difende un esponente della sinistra dai ragazzi della sinistra. Sembra quasi una parodia e invece è la realtà. E ora? A colpirlo non sono collettivi radicali, ma i ragazzini del suo stesso partito. Un autogol politico in piena regola.

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La cosa più sorprendente, però, non sono i Giovani Democratici. Loro, bene o male, seguono l’onda ideologica che ha trasformato una parte della sinistra in un fandom militante della causa pro-Palestina, dove ogni dissenso è visto come eresia. La vera domanda è: dove sono i dirigenti del Pd? Nessun messaggio da Elly Schlein. Zero. Silenzio siderale. Per difendere un membro storico del partito, ci sono voluti solo alcuni riformisti, quasi sempre gli unici a conservare un po’ di lucidità. Pina Picierno è stata tra le prime a esporsi: “Solidarietà piena a Emanuele Fiano… Nel Partito democratico non c’è spazio per campagne d’odio o delegittimazioni personali”. Poi Simona Malpezzi, che parla di “sconcerto e amarezza” e ricorda l’essenziale: “Sinistra per Israele si batte contro il governo Netanyahu… rilanciando la soluzione di ‘due popoli e due Stati'”. È incredibile che qualcuno nel Pd debba ancora ribadire concetti così elementari.

Il nodo è semplice: da una parte ci sono i riformisti, pochi ma tenaci, che difendono Fiano e rifiutano la narrazione estremista. Dall’altra c’è una base giovanile che vive immersa nella retorica dei campus americani, dove ogni sfumatura diventa “apartheid” e ogni voce diversa “oppressione”. Ed è proprio qui che la sinistra si incarta: scambia la complessità per slogan, la politica per il tifo, la storia per un meme da ripostare nelle stories. Alla fine, però, l’unica cosa chiara è che Fiano è diventato un bersaglio. Non della destra — dove sarebbe persino più comprensibile lo scontro — ma di quelli che dovrebbero essere i suoi compagni.

Il Pd continua a dividersi fra chi tenta di mantenere una dignità politica e chi, invece, preferisce urlare in piazza che “non ci riconosciamo in Sinistra per Israele”. Peccato che così facendo non stiano solo attaccando Fiano: stanno erodendo la credibilità del loro stesso partito. E mentre la Schlein resta in silenzio — forse per evitare di disturbare la sua base più rumorosa — il paradosso resta lì, evidente, cristallino: la sinistra continua a combattere sé stessa, lasciando che le sue anime estremiste dettino la linea. Perché, alla fine, il problema non è Fiano, ci mancherebbe. Il problema è che una parte del Pd ha deciso che la politica non si fa discutendo, ma scegliendo un bersaglio e colpendolo. Anche quando quel bersaglio è uno dei tuoi.

Franco Lodige, 25 novembre 2025

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