Esteri

Marine Le Pen dichiarata colpevole: confermata la condanna. Il dubbio: potrà correre per l’Eliseo?

La leader del Rassemblement National ha ricevuto 15 mesi di interdizione dai pubblici uffici e tre anni di reclusione con sospensione condizionale

Marine Le Pen Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La Corte d’Appello di Parigi ha confermato la condanna della leader del Rassemblement National Marine Le Pen nel processo sui falsi impieghi al Parlamento europeo: quattro anni di carcere, due dei quali con la condizionale. Ma sul punto politicamente più delicato, quello dell’ineleggibilità, arriva la svolta: secondo i giudici, la sanzione risulta “già scontata”. Tradotto: Le Pen potrà correre alle presidenziali francesi del 2027, appuntamento per il quale i sondaggi la indicano tra le favorite. Ma i dubbi non mancano. C’è infatti un ostacolo non da poco: per un anno dovrà portare il braccialetto elettronico. Una misura che la stessa Le Pen ha più volte definito incompatibile con una vera campagna elettorale.

Durante la lettura della sentenza, la presidente del tribunale della Corte d’Appello ha insistito sulla gravità dei fatti. “I fatti sono gravi”, ha ripetuto, spiegando che lo sono sia per l’ammontare delle somme contestate sia per il periodo di tempo in cui il meccanismo si sarebbe protratto. La Corte ha riconosciuto l’assenza di arricchimento personale, ma ha ricordato un principio centrale: i fondi europei sono fondi pubblici. E, secondo i giudici, le regole sui compiti degli assistenti parlamentari europei erano chiare e prevedibili. Al centro del procedimento c’è l’accusa secondo cui alcuni assistenti, formalmente pagati dal Parlamento europeo, avrebbero in realtà lavorato per il partito o per i suoi dirigenti. In primo grado, nel marzo dello scorso anno, il danno alle casse delle istituzioni europee era stato quantificato in 3,2 milioni di euro, al netto di 1,1 milioni già rimborsati da una parte dei 25 imputati.

La condanna di primo grado avrebbe potuto chiudere la strada dell’Eliseo alla leader del Rassemblement National. La decisione d’appello, invece, le lascia aperta una finestra politica stretta ma decisiva: Marine Le Pen può ancora candidarsi. Una cosa è certa: la decisione arriva nel momento forse più delicato della carriera politica della leader di destra. Dopo tre campagne presidenziali e due ballottaggi persi contro Emmanuel Macron, la leader del Rassemblement National non era mai sembrata così vicina all’Eliseo.

Eppure, anche un’eventuale esclusione dalla corsa non significherebbe automaticamente la fine delle ambizioni del partito. Il nome del possibile sostituto è già sul tavolo: Jordan Bardella, 30 anni, presidente del Rassemblement National. In alcuni primi sondaggi, Bardella viene dato almeno allo stesso livello di Le Pen, se non più competitivo.

Resta il nodo personale e politico del braccialetto elettronico. Le Pen ha già fatto sapere che non intende condurre una campagna elettorale da sottoposta agli arresti domiciliari. Ma, in un’intervista della scorsa settimana, ha anche chiarito che non uscirà di scena a prescindere dall’esito del procedimento. “Non dipende più da me”, aveva detto. “Ma continuerò a combattere e continuerò a essere un’attivista. E se sarò solo un’attivista, sarò solo un’attivista”. Insomma, la partita giudiziaria pesa. Ma quella politica, almeno per ora, resta aperta.

Massimo Balsamo, 7 luglio 2026

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