Società

Mattarella è ossessionato dai “No Vax”

E noi dovremmo prenderci l’ennesima predica minacciosa di un presidente che non distingue, non fa i conti con la realtà?

Mattarella non demorde, la sua famigerata uscita ai tempi, “non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione” non era un maldestro commento, magari provocato dalla convulsa isteria generale di un momento drammatico: era una convinzione inveterata, inquietante, e pazienza se faceva strage della Costituzione, sacra fino a quando conviene. Sordo e cieco alle risultanze della scienza, ugualmente divina a seconda della convenienza, alle clamorose sconfessioni della stessa quanto a infallibilità dei sieri antiCovid, il Capo dello Stato torna con una posizione se possibile ancor più grave, di stampo autoritario: “L’opposizione pregiudiziale ai vaccini è uno dei sintomi più sconcertanti: quando ci troviamo davanti a fatti dolorosi di cronaca, con adulti o bambini che rischiano o addirittura perdono la vita che avrebbero potuto facilmente difendere, si avverte l’esigenza di contrastare l’opera di chi cerca di avvelenarne l’opinione“. Così, senza paura, ai “Giorni della Ricerca” al Quirinale. Contrastare come, presidente? Con la gogna organizzata? Con la propaganda mediatica di stile nordcoreano? Con gli idranti, la violenza di Stato che manca sui maranza, sul terrorismo islamista di piazza ma abbondava in quel periodo sui miti?

Mattarella fa come minimo confusione e il suo affondo si direbbe, si potrebbe sospettare, in difesa non richiesta, surrettizia di Speranza, ex ministro sanitario comunista all’indomani della sua disastrosa audizione in commissione Covid, fortemente non voluta da Mattarella, infine autorizzata solo dietro pressioni pesantissime e precise garanzie che non si sarebbe fatto sul serio. Invece, con tutti i limiti di una commissione nata zoppa, un po’ sul serio si fa e al Colle, protettore della sinistra di regime, la faccenda pare non piacere affatto. Mattarella butta tutto nel pentolone della prevenzione, senza distinguere tra vaccini, senza prendere atto, come dovrebbe doverosamente fare, come altri capi di Stato e di Governo hanno dignitosamente fatto, della grande menzogna del vaccino Covid, cui evidentemente il Presidente allude, ma che non era un vaccino: era una mistura sperimentale ammessa formalmente da Janine Small, numero 2 di Pfizer, come “un aereo lanciato senza che fosse finito di costruire”, i cui innumerevoli effetti avversi furono riconosciuti formalmente dalla stessa Pfizer (mentre il siero concorrente di Astrazeneca fu ritirato dal commercio dopo la morte della diciottenne sportiva e sanissima Camilla Canepa e una quantità di distruzioni di cuori di cui all’interno del sistema ISS, Aifa, Ministero si rimpallavano la responsabilità, tutti risoluti a tacere e perfino a insistere nelle somministrazioni). Ma le prove di un colossale inganno sulla salute dei cittadini sono tracimate e Speranza non può cavarsela venendoci a dire che al governo andavano in volo cieco, decidendo volta per volta, sull’onda delle evidenze del momento, peraltro già allora controverse nel sancta sanctorum. Non possono scaricare le conseguenze della loro spaventosa approssimazione, nella migliore delle ipotesi, su chi le ha patite e le patisce. Non dopo quello che è emerso, che continua a emergere. Non dopo le migliaia di studi da tutto il mondo che dimostrano quanto poi ha raccontato, sempre alla commissione Covid, l’ex capo di Aifa Giorgio Palù: il protocollo “tachipirina e vigile attesa” fu una immensa cazzata”(costata però la vita a un numero incalcolato di sventurati innocenti), ma più in generale tutta la gestione pandemica, secondo la testimonianza dello scienziato, in Italia fu calcolata all’insegna di un avventurismo spaventoso e imperdonabile. Mentre la grancassa della propaganda schiacciava tutto e tutti, scatenava l’odio verso i dubbiosi, gli spaventati, li obbligava con misure repressive di stampo totalitario, con la tecnologia del controllo e del ricatto: “Non ti vaccini, ti ammali, muori e fai morire” scandiva gelido il premier, Draghi; “Non si invochi la libertà per non sottoporsi alla vaccinazione”, flautava, glaciale, il Presidente.

Oggi i cimiteri sono pieni di chi li ha ascoltati e gli ospedali di vip, sportivi, cantanti che si ricoverano, si operano, ma tacciono sui presupposti, si direbbe terrorizzati. E fu davvero un regime spaventoso quello, i cui effetti non finiremo mai di scontare nel sangue, nel corpo fisico e in quello sociale. Mattarella mette paura come la mettono gli autocrati a questo punto. Ma, come scrive Silvana De Mari nel nuovissimo libro “La vera storia dell’11 settembre”, disponibile su Amazon, “chi oggi parla di corruzione di politici, giornalisti e medici ha in mano documenti, non suggestioni”. Silvana ha anche rivolto, in un video su Facebook, una domanda alquanto urbana a Palù: “Scusi, ma mentre noi venivamo fatti fuori per dire le cose che lei ammette oggi, e cioè che tachipirina e vigile attesa ammazzavano mentre il modo di curare gli infetti doveva essere diverso, e più tempestivo, lei dove cazzo era?”. Una domanda che ci piacerebbe tanto rivolgere anche a Mattarella dai nostri letti di dolore, dalle nostre poltrone di chemioterapia, casualmente dopo due o più dosi di Anticovid che non serviva a tamponare il Covid. Già, dall’intemerata del Colle affiora pure la polemica sui medici “novax” da (non) reintegrare, misura sacrosanta, tardiva, parziale, ma almeno risolutiva di una ignominia nazionale. Ma il partito comunista resiste, maledice ancora e il suo comandante in capo provvede, ostentando una preoccupazione umanitaria che, fosse vera, non potrebbe non tener conto di quanto accaduto e tuttora in corso: un olocausto globale e particolarmente italiano.

“Mai detto che immunizzava, solo che limitava gli effetti peggiori”. Così tutti, non solo Speranza. Ma non era vero, dicevano che era risolutivo, che era perfetto e senza controindicazioni. Bastano due dosi. No, tre. No, dieci. No, a oltranza. E i soldi correvano, come ben sapeva la Baronessa Siringa mentre cancellava i messaggini col business. Mentivano tutti. Hanno mentito tutti. Tutti. Mattarella non tiene conto neppure della vergogna di Fauci, demiurgo di una strategia imposta a dimensione planetaria: più le evidenze lo smntiscono, lo mettono in crisi e più lui ammette nei suoi diari che egli e i Cdc stanno “inventando completamente le cose”, fino a piombare nella dissociazione, nella psicosi: il delirio della vanità si confonde alla fobia di chi è costretto a frequentare il mondo in ragione del suo potere, finisce per recludersi, si imprigiona da solo contro quel mondo che ha imprigionato. Centoundici volte ha taciuto Fauci davanti al Senato americano, e Speranza più o meno ha fatto lo stesso in commissione, ha svicolato, ha fatto il vittimone, ha gridato al complotto, ha prodotto dati ampiamente contestati non da oggi, da subito.

“L’opposizione pregiudiziale ai vaccini” è una cosa, prendere atto che il vaccino Covid era una mela avvelenata sarebbe doveroso, Presidente; sarebbero doverose le scuse, come minimo, di un intero sistema o regime, perché quello che è successo, che è stato fatto, è roba da Norimberga. E “chi cerca di avvelenare l’opinione” è chi ancora oggi mente, distorce, ignora, tace. Come, se è lecito, troppi “vip” che a distanza di 5 anni entrano ed escono dall’ospedale, se gli va bene, mascherati, tumefatti, sbriciolati, sorridenti, ma non spiegano di cosa soffrono, stavano morendo, sono stati operati. Loro fanno il gesto della vittoria, ma in questa sporca storia non ha vinto nessuno. E noi dovremmo prenderci l’ennesima predica minacciosa di un presidente che non distingue, non fa i conti con la realtà? Per cosa, per puntellare uno schieramento penoso e atrocemente irresponsabile nella sua abissale responsabilità? Ci dispiace, non ci sta bene.

Max Del Papa, 29 ottobre 2026

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