Esteri

Mbappé tocca Mao e finisce in ginocchio: la vergogna delle scuse a Pechino

Il fuoriclasse del Real Madrid definisce dittatore il leader comunista e gli sponsor cinesi tagliano i contratti. Poi arrivano le scuse del giocatore: quando ci sono di mezzo i miliardi, anche la verità diventa scomoda

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Nella beata leggerezza che gli deriva dal potersi cullare ogni giorno in un bagno di dollari gigantesco alla Paperon de’ Paperoni, la stella francese del Real Madrid Kylian Mbappe’ si è lasciato andare sui maledetti social a una considerazione severa su Mao Zedong. Il fondatore del partito comunista cinese e della Repubblica popolare cinese, ha scritto Mbappe’, era “un dittatore”. Una semplice verità storica, si dirà: Mao costruì la Cina comunista con la più efferata violenza, perseguitò con ogni mezzo chiunque cercasse di opporsi al potere assoluto del Partito e – dettaglio non secondario ma quasi sempre dimenticato- mandò a morte milioni di persone.

Il campione francese ha dunque detto il vero, ma si è anche dimenticato una regola che vale in tutto il mondo: non si sputa nel piatto in cui si mangia. E il piatto di Mbappe’ viene generosamente riempito anche da ricchi sponsor cinesi. I quali, ben conoscendo il regime da cui dipende la loro abbondanza, si sono precipitati ad annunciare il taglio immediato dei contratti con il Kylian più famoso di Francia, causa imperdonabile offesa “ai nostri sentimenti”.

Prima ancora che Mbappe’ comprendesse appieno la frittata che aveva combinato, la Liga calcio spagnola e il Real Madrid si erano già precipitati a prosternarsi davanti all’idolo rosso di Pechino. Scuse umilianti, ripetute e ribadite infine dallo stesso frastornato calciatore, che si è detto “sinceramente dispiaciuto”.

Da Pechino è arrivato, con toni degni di una Santa Sede, un mezzo perdono condizionato: le scuse di Mbappe’ “verranno prese seriamente”, ovvero stia molto attento a ciò che dirà e farà da oggi in poi.
Ora, non è il caso di scomodare il vecchio Lenin con la sua celebre frase sulla corda che i capitalisti venderanno al partito comunista per impiccarli.

Viene semmai da pensare che Mbappe’, che naviga nei miliardi, avrebbe potuto a quel punto fare il beau geste e dire ai cinesi che i loro potevano pure tenerseli. Troppo difficile, probabilmente: a cascata, ci sarebbero andati di mezzo la sua squadra e tutto il calcio spagnolo. Però vuoi mettere, la soddisfazione pagata a caro prezzo di ricordare al mondo che il venerato Mao era un feroce assassino di massa?

Roberto Fabbri, 29 ottobre 2026

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