Società

“Meglio essere governati da un Imam o da Vannacci?”. La paradossale risposta al Gay Pride

Da Berlino alle piazze italiane, il cortocircuito di chi invoca dialogo con chi nega i diritti basici

Pride Vannacci vs Imam
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“Tutto tuo” mi dicono dalla regia di questa testata. In che senso? Oppure io tutto suo? Perché qui si tratta di raccontare uno da gaypride che preferisce essere governato da un Imam che da un parà: Vannacci, who else? Piatto ricco mi ci ficco e ho detto piatto, qualsiasi riferimento (ai Village People) è da intendersi in modo affatto casuale. Il tip* vuol l’Imam, e un jihadista a Berlino ne ha appena trucidati 12, con un morto, di quelli come lui, che sfilavano alla carnevalata in favore di chi li ha massacrati, fri fri palestai, da quelle parti è tutto un frì frì. Non ragiona? No, se no che gender alien sarebbe. La cosa deliziosa, ma veramente impagabile, è che quest* qui mentre espone la sua geopolitica è precisamente vestit* da centurione romano, pare uscito da uno di quei video fatti con l’intelligenza artificiale, sprecata, dal General Vanesio.

Che, non li vòi ammazzà? Giammai, tanto più che ci pensano i loro paladini di persona personalmente. Quando le chiedono se è sicuro, insomma come mai questa scelta, la centuriona ci pensa un attimo, è interdetta; poi esce dall’angolo della sua insostenibile leggerezza dell’essere in costume: “mah… perché… almeno si è più liberi diii… di essere quello che si vuole… magari c’è un margine (e qui la voce si incrina, forse tradisce un barlume di autocoscienza dell’idiozia)… di poterci ragionare… con Vannacci proprio no!”.

Magari. Tutto tuo mi dicono dalla regia, ma io che me posso ancora inventà con la dissociazione al potere? La centuriona non ha dubbi anche perché il Corano non lo conosce e gli hadith della Summa manco di striscio: “Maometto ha detto: “Chiunque troviate a fare l’azione del popolo di Lot, uccidete colui che lo fa e colui al quale viene fatto (pure, ndr)””; “Se un uomo non sposato viene colto a compiere sodomia, sarà lapidato a morte”; “Il Profeta maledisse gli uomini effemminati – quelli che assumono i modi delle donne – e le donne che assumono i modi degli uomini, e disse: ‘Cacciateli dalle vostre case’”. Pesco ancora dal recente “Islam: una guida chiara e semplice dell’ottimissima Paola Kafira: “Da questi precetti nasce quindi la legge islamica ed ogni sua scuola di pensiero, fra le 4 sunnite e la scuola sciita, concorda nel condannare a morte gli omosessuali.

L’unico punto in cui divergono i diversi studiosi concerne il metodo di uccisione: bruciarli vivi, gettargli dal tetto o lapidarli, frustarli e poi ucciderli, impiccarli, ecc.”. il furgone sulla folla del pride di Berlino, i voli dai palazzi in Iran, Afghanistan e in ogni altro Paese islamico, non solo aberrazioni, forzature o interpretazioni più o meno discutibili. Sono la norma, la regola, l’ortodossia. Non troverete mai un musulmano, neppure “moderato”, disposto a transigere su questo.

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Ne volete ancora? Ecco una stringata, asettica rassegna, dalla stessa fonte, di orientamenti di Imam come quello con cui, secondo la centuriona, “magari c’è un margine di poterci ragionare”: “Fratelli e sorelle, non è il momento di convivere con loro. È il momento di raccogliere le pietre per lapidare questa gente fino alla morte per l’abominio che stanno commettendo” (Zafar Bangash, imam e direttore del Contemporary Islamic Tought in Canada); “Allah è molto chiaro su questo – non noi musulmani, non è soggettivo, la sharia è molto chiara: la punizione per l’omosessualità è la morte. Non facciamo scuse per questo, non è la nostra legge – è il Corano” (imam tunisino in una intervista televisiva del 2016); “Gli omosessuali sono inferiori ai cani e ai maiali, poiché questi non si comportano in questo modo” (ayataollah Aboddalah Javadi-Amoli, Iran, 2021); “Cosa si dovrebbe fare a chi pratica l’omosessualità? Torturarli; pestarli; punirli; dare loro torture mentali” (predicatore islamico alla BBC nel 2012); “La punizione per gli uomini e donne che non sono disposti a rinunciare all’omosessualità e quindi rifiutano la guida di Allah è in effetti la morte secondo l’Islam” (fatwa sul sito OnIslam.net., 2014); “Uccidere i gay è un atto di compassione – soprattutto bisogna liberarsene” (imam in una moschea della Florida, 2016); “Discutiamo solo se bruciarli vivi, gettarli a morte o lapidarli!” (monologo su un canale tv dei Fratelli Musulmani, 2016).

E ci fermiamo qui, per carità di pride. Le ultime generazioni accolte e “integrate” hanno sviluppato sentimenti ancora più violenti verso gli omosessuali – sta sconvolgendo in queste ore il caso del giornalista sportivo italiano bruciato vivo da un tunisino che ha reagito a una sua proposta sessuale giudicandolo immorale e corrotto. Gli atti violenti contro gay e lesbiche sono in crescita in tutto l’Occidente, in Europa la casistica è sterminata e qui ci limitiamo a segnalare un precedente fortunosamente intercettato e bloccato dai Servizi nel 2023, al gaypride di Vienna dove era in un programma una strage di massa, mentre l’anno scorso la sfilata lgbtq di Gelsenkirrchen in Germania è stata cancellata in costanza di gravissime minacce.

Ma chi se lo ricorda? Questi più li salvano e più si danno in pasto ai carnefici ballando frì frì palestai. Gli omosessuali sono braccati in ogni Paese islamico, senza eccezioni, ma la sharia prescrive di sopprimerli comunque purché “in prossimità” di una comunità islamica, come per un allucinante riverbero spaziale, un diritto di massacare a metri.Vuoi mettere il garantismo formale delle nostre orrende, corrose democrazie? Ed è proprio questo che l’Islam omofobo, lui sì, odia, lui sì, nell’occidente laico: la liberaldemocrazia del pluralismo come scrive egregiamente oggi il nostro Barista.

Ma che glielo diciamo a fare alla centuriona barbuta? Lei vuole l’Imam, anche se, sotto sotto, probabilmente vuole pure il parà. Lo sanno o non lo sanno, lo capiscono o non lo capiscono come stanno le cose? Lo capiscono, lo capiscono se il gay street di Palermo adesso vuole vietare l’ingresso alle paludate in burqa, “abbiamo paura”: Alberto Lionello nei panni di Gilda, il travesta in “Sessomatto” del 1973, sbotterebbe: “Ohei, tì! Qualunquista! Razzista! Fascista!!!”. Ohei, voi: non lo sapete che l’Islam è religione di pace e di dialogo? Lo sanno, sanno tutto. Ma morirebbero piuttosto che rinunciare al loro conformismo della viltà. Difatti moriranno. Ancora e ancora. Anche travestiti da quei centurioni che non possono essere.

Max Del Papa, 28 luglio 2026

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