in

La fine del terrore virale

Meloni archivia il mascherato Speranza: mai più terrore virale

L’ex ministro della Salute in Aula con la mascherina. Il premier: “Non replicheremo il suo modello”

meloni speranza

Dimensioni testo

“Non possiamo escludere una nuova ondata o una nuova pandemia, ma possiamo imparare dal passato. L’Italia ha adottato le misure più restrittive dell’intero occidente, arrivando a limitare fortemente le libertà fondamentali di persone e attività economiche. Ma è tra gli stati con i peggiori dati in termini di mortalità e contagi. Qualcosa decisamente non ha funzionato. Non replicheremo in nessun caso quel modello. L’informazione corretta, la prevenzione e la responsabilizzazione sono pi efficaci della coercizione. L’ascolto dei medici sul campo è più prezioso delle linee guida scritte da qualche burocrate. E se si chiedono responsabilità ai cittadini, i primi a doverla dimostrare sono coloro che la chiedono: occorrerà fare chiarezza su quanto successo durante la gestione della crisi pandemica. Lo si deve a chi ha perso la vita e non si è risparmiato negli ospedali mentre altri facevano affari miliardari con la compravendita di mascherine e respiratori”.

Queste le parole del neo presidente del Consiglio, Giorgia Meloni pronunciate al cospetto dei deputati della Camera, tra cui un attonito Roberto Speranza che si è coperto di ridicolo, indossando la mascherina d’ordinanza degli appartenenti al terrore virale.

Parole che in gran parte ci aspettavamo ma che, come speravano i gufi del citato terrore virali, sembrava non sarebbero mai uscite dalla bocca della prima donna premier della storia patria, soprattutto dopo che la stessa ha elevato al ruolo di ministro della Salute un tecnico che faceva parte dello stuolo di consiglieri del suo evanescente predecessore.

Quindi, come si era intuito proprio con la nomina dell’ortodosso Orazio Schillaci in un ministero diventato strategico con l’arrivo della pandemia, la Meloni, nel suo discorso programmatico, ha dimostrato di seguire il vecchio motto cinese attribuito a Confucio, ripreso in epoca recente da Deng Xiaoping: “Non è importante di che colore sia il gatto, l’importante è che esso prenda il topo”. Il che, traslato sul piano della inverosimile vicenda di un Paese paralizzato dalle restrizioni sanitarie, significa che rileva poco se l’attuale ministro della Salute è stato un sostenitore dell’abominevole green pass e di un sostanziale ricatto vaccinale, la cosa fondamentale è che sopra di lui c’è una donna premier con le idee estremamente chiare che, come ha più volte promesso in campagna elettorale, non considera negoziabile la questione suprema della libertà individuale, letteralmente massacrata dagli ultimi due esecutivi del Paese.

In estrema sintesi, la durissima presa di posizione del nuovo capo del governo rappresenta un evidente atto di accusa nei riguardi di chi l’ha preceduta, Giuseppe Conte e Mario Draghi tanto per non fare nomi, i quali non hanno avuto il coraggio di assumersi la responsabilità, una volta acquisito che il Covid-19 rappresentava un rischio solo per una ristretta fascia della popolazione, di liberare il Paese dalle catene sanitarie in cui era stato costretto a languire. Invece, appoggiandosi alla compiacenza di tanti pseudo scienziati che hanno detto tutto e il contrario di tutto, i due massimi esponenti del potere politico si sono fatti dettare la linea delle chiusure ad oltranza dall’impresentabile Speranza, anche quando nel mondo Occidentale siamo rimasti i soli a baloccarci con le quarantene e le mascherine magiche.

Tanto di cappello, dunque, alla giovane presidente del Consiglio dei ministri, senza la quale è praticamente certo che avremmo passato l’ennesimo inverno sotto le demenziali e liberticide misure dell’uomo mascherato di Articolo Uno.

Claudio Romiti, 26 ottobre 2022