Giorgia Meloni cita indirettamente questo nostro sito, che per primo ha tirato fuori quella vecchia circolare, datata 1990, in cui l’allora ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella chiedeva di non superare una quota troppo alta di stranieri nelle classi per favorire l’integrazione.
“Quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti“, ha detto la premier a 5 Minuti, ospite di Bruno Vespa. “Non credo che il presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto”, ha aggiunto Meloni, convinta che Mattarella in realtà non abbia pronunciato quelle frasi “per contestare l’iniziativa del governo”. “Personalmente non la leggo così. Non la leggo così perché il Presidente della Repubblica, per l’appunto, dice che la scuola deve non creare ghetti”.
E i ghetti, secondo Meloni, si creano proprio quando “tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Questo è il ghetto. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire un ghetto. Il Presidente della Repubblica parla di superare le incomunicabilità e qual è la base per superare l’incomunicabilità? È la lingua. Tant’è che noi parliamo, appunto, di una migliore distribuzione dei ragazzi stranieri che non parlano la nostra lingua”.
Cosa c’era scritto in quelle circolari? Facile. Nel documento redatto l’8 settembre 1989, con oggetto “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo”, Mattarella scriveva che “l’immigrazione” rende necessario “da parte della scuola, una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse”. Per questo, “ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità”.
La seconda circolare è invece la n. 205 del 26 luglio 1990, intitolata “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”. Si legge: “L’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe”. Inoltre, “sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, per agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche”.
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