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La sfida alle Ong

Migranti, altro che isolata: Meloni non è supina all’Ue (e fa bene)

Il premier a muso duro con la Francia, ma tesse la tela diplomatica con Malta, Grecia e Cipro

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La retorica massmediatica di questi giorni si sforza di presentare una Italia isolata, o sul punto di esserlo, in Europa. E tutto a causa dela fermezza dimostrata dal ministro degli Interni che ha ripreso la politica, che fu già di Matteo Salvini, di contrasto delle ong e del traffico di esseri umani nel Mediterraneo. In verità, le vicende di questi giorni hanno dimostrato che, rispetto a qualche anno fa, il clima generale è del tutto cambiato: non solo l’Italia non è più isolabile ma chi solo prova ad isolarla rischia lui sì di restare da solo e col cerino in mano.

Il maldestro tentativo di Emmanuel Macron di bloccare gli impegni di ricollocamento e ridistrubuzione dei migranti, solennemente presi ma mai comunque rispettati dagli altri Paesi dell’Unione, ha sortito l’effetto di mostrare a tutti come il re fosse nudo. Il nervosismo scomposto e la reazione sproporzionata del presidente francese ha mostrato la debolezza e non la forza di Macron, ha fatto cioè sospettare a tutti che Macron non abbia oggi saldezza di leadership ma sia costretto ad inseguire di volta gli umori di un opinione pubblica che negli ultimi anni si è sempre frammentata e radicalizzata, a sinistra come e più che a destra.

Non solo Giorgia Meloni non è caduta in quello che poteva essere un vero e proprio tranello tesogli, ma ha anzi messo in atto una doppia e disarmante strategia: da una parte non ha risposto a tono, come pure se lo sarebbero meritato, ai francesi, parlando anzi di incomprensione e lanciando non corrisposti segnali di dialogo e rappacificazione; dall’altra ha cominciato a tessere una rete diplomatica che ha portato a prese di posizione comprensive delle nostre ragioni e ieri addirittura alla firma di un comunicato comune di Italia, Malta, Cipro e Grecia pienamente allineato sulle ragioni italiane. La chiamata in correità del governo francese non ha visto alcuna risposta da parte degli altri governi, ha anzi fatto registrare una loro sostanziale freddezza.

Il tam tam giornalistico ci dice in continuazione che la Meloni sbaglia perché in Europa ci si va senza battere i pugni sul tavolo, soprattutto se non ce lo si può permettere. Il che, vero in linea di principio, non fa i conti con due fattori: il primo, che l’Europa stessa non è più da considerarsi un’entità compatta e monolitica come lo era fino a non molto tempo fa; il secondo, che una cosa è pretendere dagli altri e un’altra dire e far capire con parole e fatti agli altri che si esiste e si ha diritto ad essere trattati alla pari.

Certo, il rischio di essere velleitari è sempre dietro l’angolo e il sentiero che si staglia fra il supino lasciar fare e il protestare urlando e senza costrutto è molto stretto. Ma vale la pena di provarci e percorrerlo fino in fondo. Se invece i migranti continuassero ad essere gestiti come lo sono oggi, l’Italia sì che sarebbe isolata: da sola, infatti dovrebbe farsi carico di un problema che è di tutti. Questo isolamento non è più tollerabile.

Corrado Ocone, 13 novembre 2022