Milano Quotidiano

Autonomisti con il desiderio di una sedia romana? Non funziona

La verità vera è che la tanto sbandierata indipendenza di Milano, la sua autonomia rispetto a Roma, è un lontano ricordo. E queste elezioni ce lo ricordano

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Le vestali dell’ovvio. Ora si sono tutti svegliati che no, Milano non può essere subordinata alle partite romane – e stiamo parlando delle elezioni comunali 2027, in un florilegio di interviste sulla stampa e interventi firmati. Si sono tutti svegliati, a sinistra e – assai meno: rinunciatari! – a destra, ed è tutto un coro molto ben intonato di “bisogna decidere subito”, “bisogna fare le primarie”, “Milano merita dignità”. Ma di che cosa state parlando? Di che cosa?

Parliamo invece del fatto che la concomitanza delle politiche e delle amministrative, cosa mai successa prima, abbia portato tutta una serie di esponenti rigidi nelle parole ma assai meno nei fatti a squagliarsi appresso alla voglia di appiccicare il proprio sedere a una sedia romana? A una candidatura in parlamento? E chi garantisce quella candidatura se non la segretaria o la premier o uno dei due vicepremier? Vogliamo dirlo chiaro e tondo ai lettori che buona parte delle vestali che oggi si ergono a difesa di Milano lo fanno perché sanno che con il gioco delle preferenze non scatta il loro posto? O che ci sono troppe chiappe per troppe poche poltrone?

Ma di che cosa stiamo parlando? La verità vera è che la tanto sbandierata indipendenza di Milano, la sua autonomia rispetto a Roma, è un lontano ricordo in tutti i sensi: dal punto di vista sindacale, dal punto di vista politico, dal punto di vista amministrativo comunale e – guardiamo la squallida vicenda del bollo auto – pure regionale. L’autonomia è stata tale fin quando non c’era da fare il gioco della sedia in Parlamento. Poi, si è dissolta come neve al sole. Autonomia è essere pronti pagare il prezzo delle proprie scelte. Sennò si chiama paraculismo. Amore per Milano è mettere Milano al primo posto, non dopo la Città Eterna, anche a costo di non andarci – nella città eterna. Sennò non si chiama amore, ma convenienza. Le vestali stiano zitte, oggi, visto che ieri si sono ben guardate dal pronunciare un verbo per paura di perdere una sedia, peraltro solo potenziale.

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