Settembre riapre l’agenda politica milanese, con le comunali del 2027 che iniziano a entrare nel dibattito cittadino. In questo scenario riparte anche l’attività di M’Impegno, comitato civico milanese pronto a tornare sul territorio con una serie di iniziative dedicate a solidarietà, cultura e sanità. Il presidente Carmelo Ferraro guarda però già oltre i singoli appuntamenti e indica una prospettiva politica precisa: costruire un centrodestra “civico, moderato e popolare”, capace di coinvolgere nuove energie e una nuova classe dirigente. Il punto di partenza, sostiene, è una Milano che possiede già al proprio interno molte delle risorse necessarie per cambiare: la vera sfida è riuscire a metterle in rete e trasformarle in un progetto comune.
Milano riparte a settembre con molti problemi ancora aperti. Da dove bisogna cominciare?
Milano ha problemi evidenti: casa e costo della vita, sicurezza, nuove povertà, solitudine, traffico, servizi e distanza tra centro e periferie. Ma sarebbe sbagliato raccontarla soltanto attraverso le sue difficoltà. Esiste una Milano straordinariamente vitale, fatta di associazioni, volontariato, professionisti, imprese, commercianti, fondazioni e comunità che ogni giorno tengono insieme la città. È da questa energia che bisogna ripartire.
Lei parla spesso di una “rete del bene”. Che cosa intende?
Penso a realtà come City Angels, Milano Sospesa, Pane Quotidiano, Osservatorio Metropolitano, Forum Donne, Incontro e Presenza, Portami per Mano Onlus, MI’mpegno e alle tantissime esperienze presenti nei quartieri. Milano possiede già molte delle energie necessarie per cambiare. La politica deve riconoscerle, collegarle e trasformarle in un progetto comune. Meno consultazioni rituali e più partecipazione concreta.
Quale dovrebbe essere allora il ruolo della politica?
Ascoltare certamente, ma non basta. La politica deve stabilire priorità, garantire regole ed equità e mettere insieme competenze diverse. Deve inoltre innovare il modo di amministrare. Dati, intelligenza artificiale e nuove tecnologie possono migliorare mobilità, sicurezza, manutenzione e servizi. Una vera smart city è una città che semplifica la vita delle persone e riesce ad affrontare i problemi prima che diventino emergenze.
In questa prospettiva, quale centrodestra immagina per Milano?
Un centrodestra civico, moderato, moderno, popolare e attento al sociale. Moderazione non significa debolezza: significa affrontare problemi complessi senza ridurli a slogan. Sicurezza e solidarietà non appartengono a schieramenti diversi. Una città è più sicura quando c’è legalità, ma anche quando ci sono famiglie sostenute, case accessibili, scuole autorevoli, negozi aperti, servizi efficienti e comunità vive.
Quindi serve anche un cambiamento della politica milanese?
Certamente. Milano ha bisogno di rinnovare la macchina comunale, i processi decisionali e anche la classe dirigente. Servono competenza, trasparenza, capacità di programmare e apertura verso persone ed esperienze che arrivano dalla società civile. Il centrodestra può essere protagonista se saprà proporsi come forza capace di governare, non semplicemente di protestare. La moderazione, quando nasce da idee solide, è una forma di coraggio: unisce ciò che la propaganda preferisce dividere.
E MI’mpegno come riparte a settembre?
Ripartiamo dalla città e da tre parole: solidarietà, cultura e sanità. Con Milano Sospesa saremo impegnati nella raccolta di materiale scolastico per le famiglie in difficoltà, perché nessun bambino resti indietro; il 10 settembre, con Milano canta, e il 13 settembre, con Armonie in Villa, torneremo a parlare di Milano attraverso musica, memoria e bellezza. Il 15 settembre, al Centro Ospedaliero Militare, apriremo invece un confronto sul presente e sul futuro della sanità lombarda. MI’mpegno non vuole essere un altro partito. Vuole continuare a essere un luogo libero nel quale persone, competenze e mondi differenti possano incontrarsi e costruire proposte. Milano non deve inventare le energie per cambiare: le possiede già. La vera sfida è metterle insieme.
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