Milano Quotidiano

Garlasco, parlano i genitori di Chiara: “Un nuovo colpevole? Ne prenderemo atto. Non è il momento di incontrare Stasi”

Giuseppe e Rita Poggi rompono il silenzio a Verissimo: "Per noi vale la sentenza dello Stato italiano. Non cambiamo idea perché una Procura apre un'indagine". E chiedono rispetto per la memoria della figlia

(fonte: Mediaset)
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Dopo mesi di silenzio, Giuseppe e Rita Poggi tornano a parlare pubblicamente della figlia Chiara e della nuova stagione giudiziaria e mediatica che si è aperta attorno al delitto di Garlasco. Lo fanno in televisione, a Verissimo, non tanto per entrare nel merito delle nuove prove e degli accertamenti della Procura di Pavia, quanto per chiedere che venga rispettata la memoria della figlia e che si fermi quello che definiscono un “circo mediatico” che dura ormai da un anno e mezzo. La posizione dei genitori di Chiara resta ancorata alla sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Ma, precisano, non c’è alcuna chiusura rispetto a eventuali nuovi sviluppi giudiziari.

“Se la giustizia ci darà un altro colpevole, ne prenderemo atto”

“Per noi vale quello che ci ha detto la sentenza dello Stato italiano. Quando la giustizia italiana ci dirà qualcos’altro, noi ne prenderemo atto”, spiegano Giuseppe e Rita Poggi. Il padre di Chiara ricorda gli anni trascorsi tra indagini e processi: “Abbiamo fatto cinque processi durati otto anni. Non è che ci intestardiamo. Se la giustizia ci darà un nuovo colpevole, ne prenderemo atto”. Ma l’apertura della nuova inchiesta su Andrea Sempio, sottolinea, non basta da sola a ribaltare quanto stabilito finora: “Non è che perché una Procura fa un’indagine, allora si accende la lampadina e uno cambia idea”.

Sempio, oggi indagato per l’omicidio di Chiara, viene descritto dai Poggi semplicemente come uno degli amici del figlio Marco, “un ragazzo normale”. Rita Poggi racconta di averlo visto diverse volte in casa, mentre Giuseppe afferma: “Io Sempio a casa mia non l’ho mai visto, anche se mio figlio mi diceva che veniva due o tre volte alla settimana”.

Il risarcimento: “I soldi sono ancora tutti su un conto”

I genitori di Chiara respingono anche le insinuazioni secondo cui la loro posizione sarebbe legata al risarcimento ottenuto dopo la condanna di Stasi. Giuseppe Poggi spiega che con la madre di Alberto era stata raggiunta “una transazione con una cifra inferiore per andarle incontro” e che il denaro è ancora depositato interamente su un conto corrente. Il punto, per la famiglia, non è dunque economico ma giudiziario: fino a quando non interverrà una nuova decisione definitiva, resta valida quella pronunciata nei confronti di Stasi.

“Umiliati” dalle intercettazioni diventate pubbliche

A pesare maggiormente sui Poggi è invece la pressione mediatica tornata a concentrarsi sulla famiglia. Giuseppe e Rita parlano di una situazione “pesante”, che prosegue “ogni giorno, tutti i giorni”. Una pressione tale da aver spinto il sindaco di Garlasco a vietare l’accesso ai non residenti nella via dove si trova la villetta della famiglia, per evitare la presenza continua di giornalisti e troupe televisive. I due si dicono inoltre “umiliati” dalla pubblicazione delle intercettazioni delle conversazioni telefoniche con il figlio Marco. Non tanto per il fatto che quelle telefonate siano state intercettate, precisano, quanto perché il loro contenuto sia poi diventato “di dominio pubblico in tv e sui giornali”. Ancora più dolorose, raccontano, sono state le ricostruzioni e le insinuazioni che hanno coinvolto direttamente Chiara e il fratello.

“È stata una pugnalata”, spiegano, leggere su un settimanale l’ipotesi che Marco Poggi fosse tornato a Garlasco di notte per uccidere la sorella. “Marco non è più un ragazzo, ma questo non è facile da reggere”, osserva Rita Poggi.

“Abbiamo dovuto combattere per Chiara e per Marco”

Per Giuseppe Poggi la famiglia si è trovata così a sostenere una doppia battaglia: “Ci siamo trovati a dover combattere per nostra figlia e per lui, per garantirgli la serenità”. Da qui anche la decisione di andare in televisione e raccontare soprattutto Chiara: la sua voglia di studiare, il carattere riservato, la quotidianità familiare, fino ai piccoli ricordi come i jeans da accorciare e l’ultima volta in cui i genitori l’hanno vista viva. Un modo per riportare al centro della vicenda la persona, dopo mesi dominati da perizie, analisi genetiche e nuove ipotesi investigative.

Stasi, i Poggi: “Non è il momento di incontrarlo”

I genitori di Chiara hanno parlato anche di Alberto Stasi e della possibilità di incontrare lui o sua madre Elisabetta. “Non è il momento di incontrarci”, spiegano. I rapporti con Stasi si erano interrotti già durante la prima fase delle indagini. “All’inizio noi gli credevamo, ma man mano sono andate avanti le indagini”, ricordano. Quando Stasi venne arrestato per la prima volta, la famiglia decise di interrompere i contatti “per opportunità”. E in futuro? “Se lo incontro per strada non so se sono contento. Non credo proprio”, afferma Giuseppe Poggi. “Ma non posso prevedere il futuro”.

“Chiara ha diritto di riposare in pace”

Il messaggio finale è rivolto soprattutto alla memoria della figlia. I Poggi ribadiscono di non essersi mai opposti ad alcun nuovo accertamento: “Anche negli anni dei processi abbiamo chiesto che si verificasse tutto, dal Dna sulle unghie ai capelli. Facessero tutte le indagini e gli accertamenti che vogliono, non abbiamo niente in contrario”. La richiesta, però, è che si arrivi finalmente a una conclusione. “Vorremmo solo che alla fine la storia fosse finita. Dopo 19 anni è ora che finisca anche per rispetto di Chiara. Chiara ha diritto di riposare in pace“.

 

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