Una ragazza di ventitré anni sta morendo sull’asfalto. E mentre la sua vita è ancora sospesa tra ciò che era e ciò che non sarà più, un ragazzo ride.
Filma.
Commenta.
E dice: “Questa è morta.”
Poi lo pubblica.
Qui finisce la cronaca. Il resto dovrebbe essere silenzio. Invece comincia l’orrore.
Non quello dell’incidente. Quello è dei verbali, dei periti, dei carabinieri.
L’altro è più semplice. E più grave: una ragazza a terra e una risata sopra di lei.
Basta.
E mentre questo accade, altrove c’è una casa.
Una madre. Un padre. Una famiglia.
Il tempo sospeso di chi non sa ancora. Di chi vive una normalità già spezzata, ma non ancora raggiunta dalla notizia.
È il tempo di Pascoli, nel X Agosto: il mondo che sembra intero mentre è già finito.
La rondine che tornava al tetto e veniva uccisa. E il nido restava con il suo pigolio sempre piu’ piano.
Anche un uomo tornava al suo nido. E venne ucciso anche lui. E restarono le bambole in mano. Oggetti muti davanti a un dolore che non ha più parole.
Pascoli non racconta la morte. Racconta chi resta ad aspettare.
Chi non sa.
Chi non può difendersi dal sapere.
Oggi la scena è la stessa. Solo che abbiamo perso il silenzio.
Una volta si taceva davanti alla morte. Oggi si filma. Si ride.
Perché tutto deve diventare contenuto.
Anche ciò che non dovrebbe esistere come contenuto.
Il male non è l’urto. È la sua normalità.
E in questa normalità si consuma la differenza decisiva.
Da una parte chi muore senza sapere.
Dall’altra chi guarda senza sentire.
E in mezzo una frase che non dovrebbe esistere:
“Questa è morta.”
Non è cronaca.
È il livello di un’epoca.
E davanti a questo video si prova qualcosa di antico. Una reazione istintiva. Rabbia. Disgusto. Il desiderio di restituire male al male.
Ma è proprio lì che finisce la civiltà.
Perché la violenza contro la stupidità non la corregge. La replica.
E allora resta solo una possibilità, la più difficile.
Non assomigliare a ciò che si disprezza.
Perché il confine tra barbarie e civiltà non è mai nei gesti estremi.
È in un dettaglio più piccolo.
Rimanere umani quando sarebbe più facile non esserlo. E abbracciare chi rimane ad attendere.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


