Milano Quotidiano

L’amico di Ramy ora vuole chiedere i danni al ministero della Difesa

I legali di Bouzidi insistono sull'ipotesi di omicidio volontario e parlano di "speronamento". La difesa del carabiniere Lenoci prepara una propria consulenza

Caso Ramy
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Si apre con un rinvio l’udienza preliminare sul caso di Ramy Elgaml, il 19enne morto il 24 novembre 2024 dopo uno schianto al termine di un inseguimento dei carabinieri durato circa otto chilometri. Davanti alla gup di Milano Tiziana Landoni il procedimento è stato aggiornato al prossimo 6 novembre, con una seconda udienza già fissata per il 21 dicembre, a causa dell’astensione nazionale degli avvocati in programma fino al 29 settembre. A margine dell’udienza, la difesa di Fares Bouzidi, il 23enne che guidava lo scooter su cui viaggiava Ramy, ha annunciato che chiederà di citare come responsabile civile il ministero della Difesa per il risarcimento dei danni. La richiesta, sulla quale dovrà pronunciarsi la giudice, riguarderà anche le compagnie assicurative delle auto coinvolte nell’inseguimento.

La difesa di Fares: “Sosterremo l’ipotesi dell’omicidio volontario”

L’avvocato Marco Romagnoli, che assiste Bouzidi insieme alla collega Debora Piazza, ha ribadito che la linea difensiva sarà quella dell’omicidio volontario. Secondo i legali, una recente consulenza di parte realizzata dalla Ong francese Index avrebbe ricostruito uno “speronamento volontario” dello scooter da parte dell’auto dei carabinieri, seguito dall’investimento. La tesi è quella del dolo eventuale, ossia dell’accettazione del rischio che potesse verificarsi l’evento morte. Per questo, secondo i difensori, Bouzidi dovrebbe essere prosciolto dall’accusa di concorso in omicidio stradale. La difesa ha inoltre annunciato che si costituirà per le lesioni riportate da Fares e per i reati di falso e depistaggio contestati ad alcuni dei militari coinvolti nel procedimento. Da qui anche la richiesta di coinvolgere lo Stato come responsabile civile per gli eventuali danni.

Una richiesta analoga potrebbe essere avanzata nelle prossime udienze anche dai legali dei familiari di Ramy, già costituiti parti civili.

Otto imputati nel procedimento

Nel procedimento è imputato il carabiniere Antonio Lenoci, che si trovava alla guida dell’ultima auto inseguitrice, accusato di omicidio stradale con “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”. Anche Bouzidi risponde di concorso in omicidio stradale. Altri sei carabinieri sono imputati, a vario titolo, per favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale di arresto di Bouzidi. Di quest’ultimo reato risponde anche Lenoci. Tra le parti offese figurano, oltre ai familiari di Ramy e allo stesso Fares per l’accusa di lesioni stradali contestata al militare, anche il ministero della Giustizia.

La Procura: “Condotta di guida sproporzionata da parte del carabiniere”

Secondo i pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano, Lenoci avrebbe mantenuto “una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga”, mettendo in atto una “manovra particolarmente avventata”. Per la Procura il militare agì nell’adempimento di un dovere, ma avrebbe “ecceduto colposamente” i limiti previsti dalla legge, con una condotta di guida ritenuta sproporzionata anche rispetto alla necessità di fermare lo scooter, dal momento che la targa era già stata comunicata via radio. Ramy morì dopo il contatto tra la parte posteriore destra del TMax e la fascia anteriore del paraurti dell’Alfa Romeo Giulietta dei carabinieri, seguito dallo schianto nella fase finale dell’inseguimento all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta.

La difesa del carabiniere prepara una propria consulenza

Di segno opposto la posizione della difesa di Lenoci. Gli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto depositeranno una propria consulenza tecnica con l’obiettivo di dimostrare che il carabiniere non ebbe responsabilità nell’incidente. Il confronto tra le diverse ricostruzioni tecniche sarà quindi uno dei punti centrali della prossima fase dell’udienza preliminare.

 

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