Milano Quotidiano

Le Olimpiadi ci sono piaciute talmente tanto che non faremo le prossime

Lo scorso 31 ottobre è scaduto il termine per candidarsi come sede dei Giochi Olimpici Estivi 2036. Che ne è stato allora delle due proposte italiane, Milano e Roma? Semplice: niente

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Il 31 ottobre è scaduto il termine per i comitati olimpici di tutto il mondo per candidare città dei loro paesi come sede dei Giochi Olimpici Estivi 2036. Che ne è stato delle due proposte italiane che si erano fatte largo negli scorsi mesi, ovvero Roma in tandem con Napoli e il vecchio “triangolo industriale” Genova-Milano-Torino? Semplice: nessuna delle due proposte si è concretizzata in una vera e propria candidatura. E il sogno si è rivelato così nulla più di una illusione.

Se per la Capitale il progetto era motivato dal desiderio di un rilancio internazionale dopo aver scelleratamente rinunciato ai Giochi del 2024 in favore di Parigi ed essersi fatta sfilare l’Expo 2030 dagli Emirati Arabi Uniti, per le tre città del Nord Ovest si trattava di un’unione tra Milano, forte del successo delle Olimpiadi invernali 2026 assieme a Cortina, Torino, che aveva ospitato gli altrettanto indimenticabili Giochi invernali del 2006, e Genova, città non a caso amministrata da una sindaca, ovviamente Silvia Salis, ex atleta ed ex dirigente del CONI. La proposta del Nord-Ovest era stata presentata come un percorso congiunto per valutare una candidatura ai Giochi del 2036 o del 2040, puntando sul modello delle Olimpiadi diffuse e sulla valorizzazione degli impianti esistenti. Giuseppe Sala aveva addirittura lanciato apertamente la sfida alla Capitale: “Il derby con Roma? Se Roma vorrà presenterà la sua candidatura e vediamo quale sarà il progetto migliore”.

 

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Ma se i tre sindaci del Nord si erano ufficialmente esposti firmando assieme ai presidenti delle loro regioni (quindi Fontana, Cirio e Bucci) una manifestazione d’interesse, presentata il 14 aprile, il percorso per la candidatura di Roma era già partito in tempi non sospetti. A dicembre 2025, infatti, il presidente del CONI Luciano Buonfiglio aveva aperto a candidare la Capitale per i Giochi del 2040, mentre il Ministro dello Sport Andrea Abodi già a luglio aveva detto che “Roma può tornare a candidarsi per le edizioni 2036 e 2040”. Nel 2026 anche l’inquilino del Campidoglio Roberto Gualtieri si era aggiunto alla lista dei sostenitori delle Olimpiadi a Roma. Poi Buonfiglio aveva rilanciato ampliando gli orizzonti “Roma e Napoli rappresentano una candidatura straordinaria per le Olimpiadi 2036”, aveva dichiarato a maggio.

In questo florilegio di buone intenzioni e buona volontà, però, non sono mancate le dissonanze. La prima è stata fra la cautela di Abodi, che a febbraio aveva definito il 2040 “più probabile” come anno delle ipotetiche Olimpiadi romane, e l’ottimismo di Buonfiglio, che il 18 settembre dichiarava di stare “verificando” la candidatura dell’Urbe per il 2036.

E le tre città del Nord? Nelle dichiarazioni pubbliche di Abodi e Buonfiglio il progetto Roma, con o senza Napoli, ha sicuramente avuto molto più spazio di quello del Nord-Ovest, che il presidente del CONI aveva commentato solo in termini generali (”Ben vengano più candidature” aveva detto ad aprile). Eppure il Nord-Ovest si era presentato con una nota firmata da sindaci e governatori. Per Roma-Napoli non risulta un atto analogo, anche se il CONI ha confermato incontri e interlocuzioni a livello informale con i sindaci di Roma e Napoli e i presidenti di Lazio e Campania. Comunque sia, poi è arrivato lo scontro fratricida tra il CONI e la Federcalcio di Malagò. E probabilmente le energie di Buonfiglio e Abodi sono state assorbite dalla questione. Ma questa è un’altra storia.

Tra le sette candidature nessuna traccia di Milano o Roma

Del resto, già il 7 ottobre era arrivato un segnale piuttosto eloquente: il CIO aveva reso noto che i Paesi impegnati nel dialogo per i Giochi del 2036 erano sette, senza alcuna presenza italiana. Si tratta di Germania (con Monaco), Ungheria (Budapest), India (Ahmedabad), Qatar (Doha), Corea del Sud (Seul), Turchia (Istanbul) e Sudafrica, dove la città candidata non è ancora stata definita. Non sono ancora formalmente le città finaliste: a novembre presenteranno i propri progetti alla Commissione del CIO, mentre la selezione dei candidati ammessi alla fase successiva è prevista per marzo 2027. Nel dicembre 2028 verranno individuate le sedi preferenziali e a metà del 2029 sarà scelta quella che ospiterà i Giochi. Quello che è certo è che le Olimpiadi 2036 non saranno in Italia. Resta così l’impressione di due candidature annunciate con grandi ambizioni, ma alle quali non hanno fatto seguito passi concreti sufficienti per entrare nella corsa olimpica. Con il rischio, soprattutto per Milano, di disperdere anche lo slancio internazionale e progettuale generato dai Giochi invernali del 2026.

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