La Lega si compatta intorno alla sua identità più profonda e, dal congresso di Milano, lancia la linea politica che guiderà il partito nell’ultimo e decisivo anno di legislatura. Il verdetto dell’assise è netto: approvazione all’unanimità per la mozione che richiama la storica formula di Umberto Bossi, “Lega di lotta e di governo“. Una sintesi strategica volta a coniugare la responsabilità dell’azione dell’esecutivo nazionale con la spinta identitaria e battagliera sui temi fondanti del movimento.
Il documento programmatico poggia le sue radici sulla “grande intuizione” presentata da Matteo Salvini a Torino nel 2013, indicata come l’inizio della battaglia contro il centralismo di Bruxelles e il nucleo per la nascita di un coordinamento internazionale di grandi partiti sovrani. A distanza di tredici anni, l’attuale impianto dell’Unione europea, guidato da Ursula von der Leyen e sostenuto dall’alleanza tra Popolari e Socialisti, viene descritto dalla Lega come la prova inconfutabile della correttezza di quella visione. Il j’accuse contro l’Europarlamento e la Commissione è frontale: la Ue viene definita un formidabile strumento di antidemocratico accentramento decisionale, mosso da lobby e opacità che agiscono in spregio della volontà popolare.
La nuova rotta leghista per i prossimi mesi si articola su pilastri ben precisi che mettono al centro la sovranità, la demografia, la difesa dell’industria dei motori e la prosperità economica. Nel testo si contesta apertamente il modello della globalizzazione sfrenata, accusato di aver anteposto il mercato alle persone e di aver ridotto le comunità a semplici gruppi di consumatori. Per la Lega, i veri protagonisti della storia restano i popoli: entità modellate da geografia, lingua, memoria e cultura, le cui aspirazioni non possono essere sacrificate sull’altare delle istituzioni sovranazionali.
In vista dell’ultimo anno di legislatura, il partito si prepara a dare battaglia su scala interna e internazionale, leggendo i fenomeni globali attraverso categorie storiche, culturali e geopolitiche, in un’epoca segnata dal ritorno della competizione tra grandi potenze e dalla centralità dei confini. Se da un lato il movimento rivendica i successi ottenuti sul fronte dell’occupazione e i forti miglioramenti economici portati avanti dall’azione ministeriale a Roma, dall’altro non intende arretrare di un millimetro sulla difesa del comparto industriale ed economico nazionale, a partire dalla tutela della filiera automobilistica e dei motori tradizionali, considerati baluardo di prosperità contro le imposizioni green di Bruxelles.
Il voto unanime di Milano sigilla così la pace interna e traccia l’identikit di una Lega bifronte per la fine della legislatura: solidamente ancorata al tavolo del governo italiano per modernizzare il Paese, ma pronta a scendere in piazza e a serrare i ranghi in Europa contro le sinistre e i tecnocrati, per restituire – si legge nella mozione – libertà, democrazia e centralità ai popoli e alle nazioni.
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