Milano Quotidiano

“L’odio di classe lo alimentiamo noi”: Fedez a gamba tesa contro Marracash e gli altri rapper

Il rapper interviene dopo le violenze del weekend a Milano e attacca artisti e personaggi pubblici che appoggiano la protesta: "Siamo noi a promuovere quell'idea di vita e di successo"

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Fedez entra nel dibattito sugli scontri e sulle devastazioni che hanno colpito Milano nel fine settimana e lo fa chiamando direttamente in causa il mondo della musica e dello spettacolo. Dopo le prese di posizione di diversi rapper, tra cui Marracash e Ghali, il rapper di Rozzano pubblica una lunga riflessione sulla pagina Instagram di Pulp Podcast, concentrandosi sul rapporto tra disagio sociale, modelli di successo, lusso e rabbia contro simboli percepiti come irraggiungibili.

Fedez parte dalla propria esperienza e dalle contraddizioni che, a suo giudizio, attraversano lo stesso mondo del rap. Il rapper ricorda di conoscere bene il percorso che porta “dal niente a esibire status symbol” e la frustrazione legata al crescere in periferia senza potersi permettere ciò che viene continuamente mostrato come desiderabile.

Una dinamica che Fedez collega alle immagini delle vetrine distrutte e dei negozi presi di mira durante le proteste milanesi. Quelle vetrine, nella sua lettura, possono rappresentare per alcuni ragazzi il simbolo di ciò che non possono avere. Ma è proprio qui che individua una contraddizione: tra chi celebra o sostiene la protesta ci sono anche artisti e personaggi pubblici che, con il proprio stile di vita e la propria comunicazione, contribuiscono a costruire quell’immaginario.

L’attacco agli artisti: “A promuovere quell’idea di successo ci siamo noi”

Il punto centrale della riflessione riguarda infatti la responsabilità degli stessi personaggi dello spettacolo nella rappresentazione del successo. Fedez mette nel mirino un mondo fatto di sfilate, orologi costosi, viaggi e vestiti di lusso mostrati quotidianamente sui social.

“A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi”, scrive. Una critica rivolta in particolare a chi, pur facendo parte di quel sistema, sceglie contemporaneamente di sostenere una protesta che prende di mira proprio alcuni dei suoi simboli. Il rapper invita quindi i colleghi a interrogarsi sul ruolo che hanno avuto nella costruzione delle aspirazioni e delle frustrazioni di una parte del loro pubblico.

Il messaggio è netto: gli artisti che oggi si schierano dalla parte dei manifestanti sono, secondo Fedez, anche parte dell’immaginario contro cui quella rabbia finisce per rivolgersi. Nelle vetrine del lusso, sostiene in sostanza il rapper, non ci sono soltanto oggetti irraggiungibili, ma anche il modello di successo continuamente alimentato da cantanti, influencer e personaggi pubblici.

“I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto”

Fedez alza ulteriormente i toni quando affronta il rapporto tra artisti e manifestanti. “I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto per cercare di intercettare nuove audience”, afferma, contestando l’utilizzo della protesta come strumento per accreditarsi presso determinate fasce di pubblico.

La riflessione si chiude tornando sulla distanza tra chi vive concretamente una condizione di marginalità e chi, pur raccontandola o sostenendone le ragioni, ha ormai raggiunto una posizione privilegiata. “Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton”, scrive Fedez rivolgendosi direttamente ai ragazzi. E dall’altra parte della vetrina, aggiunge, si rischia di non vedere che ad alimentare almeno in parte quell’odio di classe sono stati anche gli stessi artisti. Una conclusione con cui Fedez non si mette fuori dal meccanismo che critica, ma vi include esplicitamente anche se stesso: “Siamo stati anche noi”.

La replica di Marracash: “Non ho mai inneggiato alla violenza”

Alle critiche e alle reazioni arrivate dopo la sua presa di posizione, Marracash ha risposto con una serie di messaggi sui social, tornando sul significato delle proprie parole. Il rapper ammette di essersi aspettato la valanga di critiche ricevute dopo essersi esposto e dice di accettare sia i titoli dei giornali sia gli insulti arrivati online. Ma fissa un punto: “Io non ho mai inneggiato alla violenza”.

“Siamo tutti d’accordo a condannare la violenza, ogni tipo di violenza. Ce ne sono molte forme”, precisa Marracash. La condanna, secondo il rapper, non deve però impedire di interrogarsi su ciò che è accaduto: “Quando questa violenza succede, bisogna farsi delle domande. Cosa porta dei minorenni a mettersi il cappuccio e andare a rischiare di essere presi a manganellate o arrestati in centro?”. Per Marracash, pur nella “follia del gesto”, il comportamento di quei ragazzi rappresenta il sintomo di qualcosa di più profondo: “Di un fallimento della nostra società di cui TUTTI siamo responsabili”.

Marracash: “Un risentimento crescente sta maturando in tutti”

Il rapper allarga quindi il discorso a un malessere sociale che, nella sua lettura, non riguarderebbe più soltanto le fasce più fragili della popolazione. “Un risentimento crescente sta maturando in tutti, un rigetto, un’insostenibilità della vita in questo Paese e non solo”, scrive.

Un disagio che, sostiene Marracash, per il momento coinvolge soprattutto “le classi più deboli e ai margini, le periferie e le seconde generazioni”, ma che starebbe crescendo anche nel ceto medio. “Non dite che non li avete visti arrivare perché quest’onda si sta ingrandendo da un po’ e dovremo farci tutti i conti”, è il suo avvertimento. Marracash torna infine su una delle contestazioni ricevute dopo il suo intervento: quella secondo cui la sua condizione economica sarebbe incompatibile con una presa di posizione sul disagio e sulle disuguaglianze.

“Ho fatto i soldi, ma dico il cazzo che voglio”

“Un’altra cosa che non tollero è il più stupido tra i commenti, la retorica del ‘tu hai i soldi, non puoi parlare'”, scrive Marracash. Il rapper ricorda di aver visto i primi guadagni importanti intorno ai trent’anni e rivendica il percorso compiuto partendo da una situazione difficile.

“Ho faticato, lavorato e costruito partendo da meno di zero, mi sono fatto strada senza violenza pur venendo da un contesto violento, pago abbondanti tasse nel mio Paese, anche per quelli che non possono o non le vogliono pagare. Dico il cazzo che voglio”, afferma. La ricchezza raggiunta, conclude Marracash: “Aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita e soprattutto non mi impedisce di desiderare un mondo più equo e più giusto per tutti, né di lottare per questo”.

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