The Milan Show-Biz

Arthur Arbesser, il futuro è già nell’archivio

Per la Fall 2026 lo stilista viennese riparte dai tessuti che ha già: deadstock, vecchie stampe e pattern provenienti da collezioni diverse vengono trasformati, tinti e ricombinati in una collezione colorata, libera e volutamente fuori dagli schemi

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Moda, design, lifestyle, innovazione, food e nuovi indirizzi del gusto: tutto ciò che fa tendenza sotto la Madonnina. Questo è The Milan Show-Biz, a cura di Krystel Lowell. Uno spazio dedicato a brand, progetti, luoghi e protagonisti che anticipano tendenze, trasformando creatività, impresa e stile in racconti da scoprire, con visione, estetica e personalità

E se il futuro della moda non fosse necessariamente qualcosa di nuovo? Per la Fall 2026 Arthur Arbesser sceglie di guardare indietro, dentro il proprio archivio, e di ripartire da ciò che già esiste. La nuova collezione è infatti realizzata interamente con tessuti deadstock: materiali rimasti dalle stagioni precedenti che vengono riscoperti, riconsiderati e trasformati. È una scelta che nasce anche dalla libertà propria di un brand indipendente. Non ci sono grandi quantità da garantire né l’obbligo di replicare indefinitamente un determinato modello. La regola è molto semplice: la produzione segue la quantità di tessuto disponibile. Quando finisce il materiale, finisce anche la possibilità di realizzare quel capo.
Nella Fall 2026 si incontrano così tessuti appartenenti a momenti molto diversi della storia del marchio.

La stampa barocca della FW22–23 convive con i cotoni a righe della SS25, con i quadri multicolore e la stampa fotografica di bicchieri della FW24–25. A questi si aggiungono i pattern geometrici che attraversano il lavoro di Arbesser dalla SS20 alla FW25–26. Ma non si tratta di una semplice operazione di recupero. Il passato viene manipolato, cambiato, quasi provocato. Gran parte dei tessuti è stata tinta in capo, modificando colori e stampe originali. Una seta dai vivaci motivi floreali diventa marrone e assume immediatamente un carattere più autunnale; le righe estive e accese si fanno più discrete, terrose, sofisticate. Lo stesso tessuto, cambiato di colore, sembra improvvisamente appartenere a un’altra stagione e a un’altra storia.

È proprio questa trasformazione a rendere interessante il progetto: non nascondere la provenienza dei materiali, ma dichiararla e contemporaneamente modificarne la percezione. Accanto ai tessuti recuperati arrivano mesh trasparenti con pois, rombi e righe, tulle a quadri multicolore, raso con stampa cobra, viscosa jacquard con logo, vichy, crêpe stropicciato a zig-zag, jacquard con melograni e stampe animalier. Un insieme volutamente ricco, nel quale pattern e materiali entrano continuamente in contrasto.

La complessità, però, non si trasferisce sulle silhouette. Le forme rimangono semplici, generose, fluide. Arbesser progetta pensando a corpi ed età differenti e lascia spazio a proporzioni e volumi che possono essere interpretati liberamente. Il risultato è una collezione visivamente intensa ma, nelle forme, sorprendentemente essenziale.

Anche gli accessori contribuiscono a questo gioco. C’è un cappello triangolare da imbianchino in cotone a righe, ci sono copricapi patchwork a punta dalle proporzioni esagerate e un festone di bandierine triangolari reinterpretato come sciarpa. Piccoli elementi apparentemente assurdi che introducono una dimensione teatrale, ironica e quasi fiabesca.

È una risposta precisa a un sentimento altrettanto preciso nei confronti della moda contemporanea. Secondo Arbesser, il panorama attuale appare spesso uniforme e noioso. La sua reazione è andare nella direzione opposta: creare qualcosa di ricco, energico, colorato e, perché no, leggermente eccessivo. Le stampe si sovrappongono, i pattern si contraddicono, tessuti che non erano mai stati pensati per incontrarsi vengono messi insieme. Eppure il risultato non vuole essere soltanto spettacolare. Al contrario, il principio rimane quello dell’indossabilità. Sono abiti che, nonostante la quantità di colori e di informazioni visive, possono essere portati con una T-shirt bianca o con un semplice paio di pantaloni neri. L’eccentricità è tutta nella costruzione del capo, non nella necessità di complicarne l’uso.

È una filosofia che riflette bene il percorso dello stilista. Nato a Vienna, Arthur Arbesser è cresciuto immerso nella storia e nella cultura della città, prima di studiare al Central Saint Martins di Londra. Trasferitosi a Milano, ha lavorato per sette anni da Giorgio Armani e nel 2013 ha fondato il proprio marchio. Nel 2015 è stato finalista del premio LVMH, affermandosi rapidamente per un linguaggio grafico personale e riconoscibile. Il suo lavoro si è poi esteso alla consulenza creativa, al design di mobili e prodotti e alla realizzazione di costumi per balletto e opera.

Il suo universo creativo continua oggi a muoversi tra discipline diverse, come dimostrano anche le collaborazioni con realtà della cultura contemporanea, tra cui Street Smash Burgers, brand europeo di ristorazione fondato da Beatriz Santillana e Carlos Antón Conde e presente anche in Italia.

Ma il vero protagonista della Fall 2026 è il materiale. O, meglio, lo sguardo sul materiale.

In un’epoca in cui la moda continua a chiedere qualcosa di nuovo, Arbesser propone un’idea apparentemente più semplice e forse più radicale: prima di produrre altro, guardare meglio ciò che abbiamo già.

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