The Milan Show-Biz

Milano Fashion WeekSS27: quando la passerella diventa un’esperienza

Dai monster truck di Philipp Plein al rave di Diesel, dalla strada immaginata da Moschino alla Sicilia di Dolce&Gabbana: gli show più spettacolari della Milano Fashion Week Primavera/Estate 2027

Segui nicolaporro.it su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Milano, ancora una volta, non ha semplicemente ospitato una Fashion Week. Per una settimana è diventata un grande palcoscenico. La Milano Fashion Week Primavera/Estate 2027, andata in scena dal 22 al 28 settembre, ha mostrato una moda sempre più interessata a ciò che accade intorno all’abito: la musica, l’architettura, la performance, la città, il pubblico. E se alcune collezioni hanno scelto la misura e la ricerca silenziosa, altre hanno fatto della scenografia un elemento imprescindibile del racconto. Non è più sufficiente entrare in passerella. Bisogna creare un’immagine capace dirimanere nella memoria. Tra i tanti appuntamenti della settimana, alcuni show hanno avuto proprio questa capacità.

Philipp Plein: il lusso secondo Hollywood

Partiamo da quello che forse più di tutti ha interpretato la sfilata come spettacolo puro: Philipp Plein. Il designer ha portato la sua Primavera/Estate 2027 all’Ippodromo, nell’area di San Siro, scegliendo una scenografia decisamente fuori scala. Prima ancora che comparissero le modelle, a catturare l’attenzione è stato un monster truck, protagonista di una sequenza fatta di fiamme, scintille e motori. È un’immagine perfettamente coerente con il mondo Plein: nessuna intenzione di cercare la discrezione, ma il desiderio di trasformare la moda in una forma di intrattenimento spettacolare. Anche la collezione ha seguito questa direzione, alternando tailoring deciso, pelle, suede, denim, cristalli e dettagli preziosi. Una parte importante è stata dedicata al tailoring, con giacche dalla costruzione marcata e completi maschili declinati in tonalità profonde come burgundy, marrone e verde scuro. Plein non cerca di convincere lo spettatore che la moda possa essere spettacolare. Lo dà semplicemente per scontato.

Diesel: l’ultima notte di Glenn Martens

Se Plein ha scelto l’adrenalina, Diesel ha scelto la notte. Per il suo ultimo show alla guida creativa della maison, Glenn Martens ha trasformato la passerella in un ambiente da club, con circa 200 performer, luci rosse e un’atmosfera volutamente vicina a quella di un rave. La performance è stata curata dal collettivo artistico marsigliese. Il pubblico non era più soltanto pubblico. Era immerso nell’azione. Tra techno, corpi in movimento e una sensazione di caos perfettamente controllato, Martens ha chiuso un capitolo durato sei anni tornando proprio a quella cultura underground che aveva contribuito a riportare al centro dell’identità Diesel. È stato un finale coerente con il suo percorso: Diesel non saluta Martens con una cerimonia, ma con una festa.

Moschino: la strada entra in passerella

Il debutto di Loris Messina e Simone Rizzo da Moschino era uno degli appuntamenti più osservati della settimana. I due fondatori di Sunnei hanno scelto di non costruire un universo completamente separato dalla realtà. Hanno fatto l’opposto. La sfilata si è svolta sul tetto di un parcheggio alla periferia di Milano. Sul percorso hanno cominciato a muoversi centinaia di persone comuni, con abiti propri, biciclette, telefoni e persino cani, procedendo nella direzione opposta rispetto alle modelle. Il risultato è stato surreale e allo stesso tempo estremamente concreto. La passerella sembrava improvvisamente appartenere alla città.

È una scelta che restituisce a Moschino una delle sue caratteristiche storiche — l’ironia — senza cercare di replicare semplicemente il passato della maison. Colori accesi, proporzioni eccentriche, dettagli giocosi e accessori volutamente fuori scala hanno trovato un contrappunto in capi più quotidiani e portabili. Una dichiarazione piuttosto chiara da parte dei nuovi direttori creativi: la moda può essere ironica senza diventare una caricatura di se stessa.

Antonio Marras: una festa nel cuore di Milano

Tra gli show più emozionanti della settimana c’è quello di Antonio Marras, che ha fatto una scelta quasi opposta rispetto alla passerella tradizionale. Il Giardino Vincenzo Muccioli è diventato una piazza mediterranea improvvisata, con una lunghissima tavola apparecchiata al centro dello spazio. Il racconto partiva da un matrimonio ambientato ad Alghero, dopo la notte di San Giovanni. Il pubblico non era separato dalla storia. Ne faceva parte. La scenografia aveva qualcosa di domestico e insieme teatrale: tovaglie, tavoli, fiori, persone, abiti e quella sensazione tipicamente mediterranea di una festa che sembra non avere un vero orario di fine. Marras ha portato così la Sardegna dentro Milano senza trasformarla in una cartolina. Più che assistere a una sfilata, sembrava di essere arrivati a una festa.

Dolce&Gabbana: l’eredità siciliana cambia generazione

Con Dolce&Gabbana, la scenografia sisposta idealmente dentro una casa siciliana. La collezione, intitolata Stravaganza Siciliana, parte dall’idea dell’eredità familiare: abiti, pizzi, lingerie, gioielli e tessuti che passano da unagenerazione all’altra e vengono poi reinterpretatida chi li riceve. La maison ha dichiarato esplicitamente Il punto interessante non è però soltanto il recupero della tradizione. È il modo in cui viene utilizzata. Il pizzo incontra il denim, i capi preziosi vengono accostati a elementi quotidiani, la lingerie dialoga con il tailoring e i tessuti decorativi delle case siciliane diventano materia per nuovi abiti. La memoria viene indossata, modificata e fatta propria.

Bottega Veneta: lo spettacolo più sofisticato è il movimento

E poi c’è Bottega Veneta, dove la spettacolarità assume una forma completamente diversa. Louise Trotter ha lavorato sul rapporto tra corpo e abito attraverso volumi, drappeggi, frange, colori e costruzioni capaci di creare spazio intorno alla silhouette. Lo show è stato accompagnato anche da una componente sonora appositamente concepita dall’artista tedesco Florian Hecker: un’installazione diffusa attraverso ventialtoparlanti nello spazio della Fabbrica Orobia. Qui non c’è il desiderio di impressionare attraverso un effetto speciale. La scenografia diventa atmosfera. Il corpo cammina, il tessuto reagisce, lefrange seguono il movimento, i volumi si aprono e si richiudono. La collezione sembra quasi costruita per essere osservata non nella fotografia di un singolo look, ma nel momento in cui quel look attraversa lo spazio. È una forma di spettacolo più silenziosa, ma estremamente sofisticata. Osservando gli show più interessanti di questa Milano Fashion Week, emerge una tendenza che va oltre le singole collezioni.

La passerella sta cambiando. C’è chi, come Philipp Plein, la porta verso il grande spettacolo. Chi, come Diesel, la trasforma in un club. Chi, come Moschino, la mescola alla strada. Chi costruisce una scenografia concettuale, come Marni. Chi ricreauna festa mediterranea, come Antonio Marras. Chi trasforma la memoria in un linguaggio contemporaneo, come Dolce&Gabbana. E chi, come Bottega Veneta, lascia che siano il corpo e il movimento a creare la scena. Sono approcci differenti, ma hanno un punto in comune: l’abito da solo non sembra più sufficiente a raccontare una storia. La sfilata diventa così un luogo di incontro tra moda, musica, arte, cinema, performance e architettura. Ed è forse questa la fotografia più interessante della Milano Fashion Week SS27: una città che non si limita a mostrare le nuove collezioni, ma continua a interrogarsi su come la moda possa essere raccontata in un’epoca in cui un’immagine dura pochi secondi e, proprio per questo, deve riuscire a lasciare qualcosa. Alla fine, il vero lusso non è soltanto vedere un abito. È ricordare dove, come e in quale atmosfera lo si è visto per la prima volta.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).