Sette pronunciamenti giudiziari favorevoli, tra giustizia penale, amministrativa e contabile. Eppure, per migliaia di milanesi che hanno acquistato una casa nei cantieri finiti al centro della bufera urbanistica, il traguardo continua a essere lontano. Le ultime decisioni della Cassazione sui casi Unico-Brera e Torre Stresa riaccendono le speranze, ma non risolvono l’incertezza che da due anni accompagna le cosiddette “Famiglie Sospese”. Un paradosso che emerge con ancora maggiore evidenza alla luce della recente sentenza del Tar sul progetto di via Crescenzago, che ha invece riconosciuto la legittimità della stretta urbanistica adottata dal Comune di Milano. Da una parte si consolida il riconoscimento della buona fede di chi ha operato sulla base delle precedenti prassi amministrative, dall’altra restano i vincoli introdotti da Palazzo Marino e le difficoltà a sbloccare gli interventi edilizi.
“C’è sollievo, perché la giurisprudenza dice per la settima volta che la Procura non aveva ragione. Ma per 4.500 famiglie sospese da due anni nulla cambia finché i cantieri restano fermi”, spiega a MilanoQuotidiano Filippo Borsellino, portavoce del Comitato Famiglie Sospese. Nel mirino c’è soprattutto l’amministrazione comunale, dalla quale gli acquirenti attendono risposte concrete e tempi certi per uscire dall’impasse. E Borsellino contesta anche la lettura della situazione fornita dalla vicesindaca Anna Scavuzzo, secondo cui l’urbanistica milanese avrebbe semplicemente rallentato: “Il ritmo non è rallentato, è crollato. In un anno non ci risulta rilasciato nessun titolo edilizio”. Sullo sfondo resta il timore che l’incertezza normativa possa generare nuovi casi analoghi, aggravando ulteriormente il caro casa e rendendo Milano sempre meno accessibile. Con Borsellino abbiamo affrontato le conseguenze delle ultime sentenze, le responsabilità del Comune e le prospettive delle migliaia di famiglie ancora in attesa di entrare nelle proprie abitazioni. L’INTERVISTA
Pochi giorni fa la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura su Unico-Brera, confermando assoluzioni e dissequestri insieme a quello di Torre Stresa. Qual è stata la prima reazione delle famiglie del vostro comitato a questa notizia? Si respira un’aria di liberazione o prevale ancora la cautela?
Prevale la cautela. C’è sollievo, perché la giurisprudenza dice per la settima volta, tra sentenze amministrative, penali e della Corte dei Conti, che la Procura non aveva ragione. Ma per 4.500 famiglie sospese da due anni nulla cambia finché i cantieri restano fermi. Ogni sentenza favorevole è una buona notizia per la giustizia, ma non ci consegna le chiavi di casa.
Mentre la giustizia penale sta riconoscendo la buona fede di costruttori e acquirenti, la giustizia amministrativa (il Tar) continua a confermare i blocchi del Comune su nuovi progetti superiori ai 25 metri, come in via Crescenzago. Non temete che questa persistente incertezza normativa possa creare nuovi casi di “Famiglie Sospese” in futuro?
Sì, il rischio c’è, ed è strutturale. Il penale riconosce la buona fede, mentre il Tar conferma blocchi come quello di via Crescenzago, e l’acquirente non può sapere quale lettura prevarrà. Finché manca una norma nazionale chiara, chiunque firmi oggi un compromesso può diventare una famiglia sospesa domani. Per questo ci preoccupa anche la variante al PGT, che rende definitivi criteri nati come provvisori. Inoltre, questo blocco non fa nient’altro che alimentare il caro affitti e l’eccessivo rialzo dei prezzi delle case usate, rendendo Milano una città sempre meno accessibile. Con il poco spazio che c’è, l’unica soluzione è quella di andare in verticale
La vicesindaca Scavuzzo ha dichiarato che «L’urbanistica non è ferma, certamente abbiamo rallentato il ritmo, ma non è ferma». Come commenta questa frase? E cosa vi aspettate dal Comune di Milano adesso?
Il ritmo non è rallentato, è crollato. In un anno non ci risulta rilasciato nessun titolo edilizio. Il Comune ha dato scudo legale e supporto psicologico ai propri dipendenti, ma non soluzioni alle famiglie. né scudo legale, né supporto psicologico e, soprattutto, nessuna soluzione alle famiglie Dall’Amministrazione ci aspettiamo risposte concrete: incontri calendarizzati, tempi certi per i titoli e un’assunzione di responsabilità, non altre promesse.
Molti acquirenti avevano firmato compromessi basandosi sulla “buona fede” e sulle prassi del Comune di Milano, giudicate legittime fino al 2023. Dal vostro punto di vista, le banche e gli istituti di credito hanno mostrato flessibilità verso le famiglie in questa situazione eccezionale o avete riscontrato rigidità?
Le banche non sono il vero interlocutore: reagiscono all’incertezza, non la creano. Un istituto che vede un cantiere fermo da due anni e nessun titolo edilizio in arrivo non può fare altro che essere prudente. Detto questo, debbo per trasparenza confermare che nemmeno dalle banche è arrivato nessun aiuto o supporto per le Famiglie Sospese.
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