Quanto è accaduto a Modena è cosa quanto mai terribile e ci deve interpellare in modo diretto. Penso ai feriti, alcuni molto gravi, che hanno visto le loro vite cambiate in modo repentino e definitivo. Penso anche al giovane responsabile della violenza e mi chiedo: possiamo limitarci a prendere atto del disagio psichico di quel ragazzo come motivo scatenante? Non credo.
Questo ragazzo non è un’isola, non è spuntato dal nulla: questo ragazzo ha un passato, ha studiato, ha avuto relazioni con il mondo circostante. Poi si è chiuso. La chiusura è un preoccupante segnale di allarme. Ora, senza voler accusare nessuno, senza voler cercare le responsabilità, mi chiedo: questa tragedia si sarebbe potuta evitare in qualche modo? La famiglia di questo ragazzo con chi si è interfacciata? Questa famiglia ha potuto contare su aiuti? Su forme di sostegno e di intervento di supporto per affrontare il disagio del figlio?
Io credo che le vittime di Modena siano vittime dell’indifferenza in cui determinate situazioni vengono lasciate, e così si sviluppano e determinate forme di patologia si acuiscono. Quante tragedie potrebbero essere evitate se gli allarmi vengono lanciati per tempo. Ripeto: non sto scaricando la responsabilità su nessuno. Io per prima posso cadere nell’errore dell’indifferenza che è un errore di cui tutti possiamo essere responsabili. Per questo ritengo che dobbiamo creare reti di supporto alle fragilità: queste reti possono essere create tramite l’opera delle Istituzioni, degli Enti locali, delle realtà del volontariato, della Chiesa.
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È assolutamente necessario creare sinergie perché le caratteristiche della nostra società, con ritmi e richieste sempre più sfidanti, possono essere causa del proliferare di forme patologiche, legate alle diverse forme con cui il disagio può manifestarsi. Per contrario, in uno straordinario legame che sa di profezia, nella tragedia dell’indifferenza si è verificato un gesto che testimonia l’esatto opposto, ossia il non girarsi dall’altra parte. Alludo ai passanti che sono intervenuti per bloccare il colpevole. Come ho già detto, sono rimasta colpita dalle parole di una delle persone che è intervenuta, quando ha motivato il suo gesto come testimonianza che esiste ancora l’umanità. Sono parole molto belle che ci fanno sperare ancora negli uomini e nelle donne, ci fanno capire che ci sono tante persone che ogni giorno, nei loro ambiti di vita e di impegno, non si girano dall’altra parte. Mi auguro che la cronaca, il mondo dell’informazione diano la giusta attenzione a questi gesti belli, generosi, che testimoniano che un’alternativa al male è ancora possibile.
Suor Anna Monia Alfieri, 20 maggio 2026
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