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No lockdown e meno Stato: la lotta di Martino per la libertà

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Il saggio di Nicola Porro su Antonio Martino (Il padreterno è liberale – Antonio Martino e le idee che non muoiono mai, appena uscito per le edizioni Piemme) è letteralmente un libro che non potete perdere. Se siete liberali, perché respirerete aria pura, ossigeno per la mente e il cuore. Se non lo siete, perché incontrerete – grazie al ricordo caldo, umano, insieme sorridente e profondo dell’autore – una personalità più unica che rara, per distacco l’intellettuale liberale più rilevante nel nostro Paese dagli anni Settanta in poi. E se infine detestate la stragrande maggioranza di coloro che oggi si qualificano come «liberali», e sono invece spacciatori di statalismo e conformismo, troverete qui eccellenti argomenti per qualificarli per quello che davvero sono: nella migliore delle ipotesi, dei liberal (cioè, più o meno consapevolmente, gente di sinistra); nella peggiore, degli usurpatori, corresponsabili della sempre minore utilizzabilità della parola liberale.

Porro ha conosciuto bene Martino, ha collaborato con lui, e avrebbe voluto scrivere un libro insieme al suo maestro: nel saggio, trovate anche un avvio di intervista-conversazione tra i due, nel febbraio scorso. Poco dopo, però, Martino è mancato, e così il libro Porro lo ha scritto da solo: ne è venuto fuori un piccolo gioiello.

Senza pompa accademica, senza retorica, e anzi restituendoci costantemente il sorriso, le battute, l’umanità solare di Martino, Porro ci presenta l’ex ministro degli Esteri e della Difesa per ciò che era: non solo un economista, e nemmeno soltanto un esponente politico, purtroppo più rispettato che ascoltato, ma il portatore di una visione a tutto tondo, la cui freschezza e vitalità vi colpiranno dalla prima all’ultima pagina.

C’è tutto: diffidenza nei confronti del big government; propensione all’allargamento della sfera della decisione privata e alla compressione di quella pubblica e collettiva; euroscetticismo in nome della libertà, contro il costruttivismo e il superstatalismo dell’Ue, contro ogni innaturale pretesa di omogeneizzazione; capacità di tenere sempre insieme la libertà economica e la libertà senza aggettivi. Fino alle ultime prese di posizione, quanto mai lungimiranti e coraggiose: contro i lockdown e le logiche chiusuriste; contro il reddito di cittadinanza; contro gli applausi a prescindere per il Pnrr.

Porro colma un vuoto, restituendo a Martino ciò che merita. In lui, c’era un talento speciale, tra mille altri: quello di farsi capire, anche con l’aiuto di una battuta. Proprio come il suo maestro Milton Friedman, Martino non aveva una visione elitaria e sacerdotale, ma si era dato l’obiettivo di farsi comprendere dal 100% della common people, di far «arrivare» a tutti il suo messaggio, di popolarizzarlo. E anche in questo il libro di Porro è perfetto, perché adotta lo stesso metodo di comprensibilità assoluta, di accessibilità totale.

Si dice che il centrodestra abbia spesso usato in passato le parole di Martino senza metterle in pratica. Ed è purtroppo tragicamente vero. Eppure, perfino in questa dolorosa constatazione, c’è una lezione positiva: quelle parole erano e sono vincenti, si sono dimostrate capaci di persuadere, di scaldare i cuori di un’ampia maggioranza sociale. Poi, la mancanza di convinzione politica di troppi non ha saputo, potuto o voluto dar seguito a quell’impianto. Ma ciò non toglie che quella visione resti, e mantenga un’efficacia che consiglia di riproporla in ogni sede: politica, mediatica e culturale. Si può e si deve tentare ancora, nonostante tutto. Si può e si deve tentare di sostenere che una potente riduzione di tasse sia necessaria; che lo Stato dovrebbe dedicarsi a pochi compiti essenziali (direbbero gli anglosassoni: defense e garanzia per liberty e property), senza impicciarsi di tutto. Perché un liberale non è un arido contabile che ti parla solo dell’andamento del Pil nel quarto trimestre: è un freedom-fighter. È qualcuno – come insegnava Martino e ricorda Porro – che può accettare compromessi «sui dettagli, ma non sui princìpi». Buona lettura.

Daniele Capezzone, La Verità 29 novembre 2022