Società

No, San Francesco non era ecologista né pacifista

Il Santo di Assisi viene ormai trasformato in santone. Ma andò personalmente in Oriente a convertire i musulmani

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4 ottobre 2026: ricorrono 800 anni dalla morte di San Francesco. Potremmo elaborare un pay-off pubblicitario: “Il santo più amato dagli italiani”. Egli appare “simpatico” anche a chi non crede. Anche gli agnostici, atei, indecisi sentono il “profumo” spirituale quando vanno ad Assisi. Quasi un santo… santone ! E infatti spesso viene tirato per la giacch… pardon, per il saio anche da non cristiani fraintendendo alcuni suoi insegnamenti.

La sua storia è nota in tutto il mondo: figlio di un ricco mercante di stoffe, condusse da giovane una vita spensierata e mondana finché nel 1205 si convertì e da quel momento dedicò tutto sé stesso alla gloria di Dio. Ma san Francesco non era solo questo. Basta aprire un qualsiasi libro di letteratura italiana per sapere che tra i primi testi di lingua Italiana, il più importante per qualità letteraria e per significato storico, troviamo proprio il suo “Laudes Creaturarum” ovvero “Lodi delle Creature” noto anche come “Il cantico di frate Sole” col quale Francesco esprime la sua lode al Signore per tutte le sue creature: il sole, la luna e le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, la terra, gli uomini virtuosi, e perfino la stessa “morte corporale”, distinta da quella “morte secunda”, la morte dell’anima, che non ha potere su chi rispetta le “sanctissime voluntati” di Dio.

Il cantico viene considerato subito come un primissimo esempio di “volgare illustre” intendendo per illustre il prestigio. Dante Alighieri nella sua Divina Commedia “incontra” anche san Francesco nel cerchio degli spiriti sapienti insieme Tommaso d’Aquino. La conferma che fu il primo vero autore della storia della letteratura Italiana. Quindi, Francesco, non solo santo, ma anche letterato. Qui cominciamo con le rettifiche sulla sua figura con buona pace di chi ritiene che per S. Francesco “lo studio e la vita intellettuale fosse pericoloso per l’umiltà e la semplicità”. Nulla di tutto ciò. E che lo studio non fosse incompatibile con lo spirito del francescanesimo lo avrebbe dimostrato benissimo un suo fedele discepolo, San Bonaventura. E perché non aggiungere, poi, anche la veste di filosofo?

Ha vissuto da anticonformista, ha predicato una sua personale concezione della vita che va al di là da un semplice comportamento religioso. Potremo tranquillamente definirlo una vera e propria filosofia (la “regola” messa per iscritto con numerosi adepti). Poi, a ben pensare, San Francesco fu anche un “opinion-maker”: andò – a testa bassa – contro le convenzioni sociali del tempo, spogliandosi (scandalizzando i benpensanti) davanti al padre Pietro e al Vescovo di Assisi. Ad esempio, S. Francesco ci viene presentato come un ecologista ante litteram. Ma in lui c’è più che altro l’amore per la natura riconducibile al suo amore per Dio Creatore di tutto come ci testimonia nel Cantico delle Creature: lui vede nella natura un segno della bontà e dello splendore della Presenza del Mistero. Ecco la differenza rispetto a chi “deifica” la natura!

E poi che dire San Francesco-animalista «per la predica agli uccelli e il lupo di Gubbio»? Ovvio che sia un’allegoria! Con la fede si può ammansire anche l’essere più “intrattabile e pericoloso”. San Francesco è anche definito pacifista tendente ad un “ecumenismo irenista e sincretista” potremmo dire quasi Gandhiano. Ecco un altro mito da sfatare. E che tale interpretazione della figura e del pensiero di S. Francesco sia falsa, appare dalla passione missionaria del Santo di Assisi, che rischiò la vita pur di andare in Oriente a convertire i Saraceni! Andò personalmente presso il “Soldano” ovvero il “feroce Saladino” per compiere un’accorata opera di testimonianza per una conversione. E troviamo conferma di tutto ciò nel resoconto nelle prime fonti francescane. Potremmo addirittura dire che, quello di convertire i mussulmani fu “un suo chiodo fisso” infatti la storia del francescanesimo è disseminata di martiri in terra islamica (ad esempio in Marocco, tra il 1220 ed il 1226. Tra i quali anche il fraticello sassarese Francesco Zirano, proclamato beato. Altro che ecumenismo e arrendevolezza!).

Vi è poi chi pensa che il santo di Assisi abbia nutrito un ascetismo, un disprezzo per la corporeità, come causa di peccato, visto che chiamava il proprio corpo “frate asino” e lo sottoponeva a grandi sacrifici e sofferenze, o il fatto di dormire sulla nuda terra o sulla pietra. Annoveriamo poi tra dei suoi discepoli Jacopone da Todi che nel componimento “O Segnor per cortesia/ manname la malsania”, chiede di essere colpito da Dio con ogni sorta di malattia. Qui si può intravvedere una certa “contaminazione” platonica, (presente, anche nella cultura agostinista medioevale) a livello di espressione, ma si può dire che l’esperienza di S. Francesco è genuinamente cristiana e non ha implicato alcun disprezzo per la corporeità in quanto tale.

Francesco è il cantore della Gloria di Dio attraverso la materialità del creato: il sole, la luna, le stelle, l’aria e le nuvole, il vento, i fiori e l’erba. Riguardo i sacrifici, non sono certo identificabili come disprezzo nei confronti del proprio corpo bensì con spirito di penitenza. Francesco sacrifica il proprio corpo per penitenza dei propri peccati, che hanno come radice l’orgoglio, la superbia, e non l’attaccamento al piacere e perché il corpo può, se assecondato troppo, diventare occasione di peccato, un peccato che resta comunque secondario rispetto a quello “spirituale”. E a dimostrazione ulteriore che Francesco non disprezzasse affatto il proprio corpo ed i piaceri terreni c’è l’episodio in cui, essendo ormai imminente la sua morte, chiese ad una signora di preparargli dei dolci che gli piacevano molto… Altro che santo-santone.

Vincenzo Mangione, 5 ottobre 2026

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