Caro Porro, mi chiamo Federico, ho 23 anni, e studio a Milano ormai da quattro. Ti scrivo per esprimere un breve pensiero alla luce dei fatti accaduti questo weekend. Sono stato sommerso sui social, così come tutti, di video, interventi, pensieri di ogni parte politica e, più volte, mi sono imbattuto in soggetti che parlavano di “Generazione Z” e di “studenti”. È pacifico, e lo sottolineo solo per completezza dell’articolo, che queste parole provenissero da esponenti di sinistra. A loro voglio rivolgermi, con questa lettera, per indirizzare un sonoro e quanto più amichevole possibile vaffanculo, da parte di chi, come me (e ce ne sono moltissimi), rientra in queste categorie ma non condivide nulla con altri individui che ne fanno parte… in alcuni casi a malapena la nazionalità visto che si tratta per la maggiore di “italiani di seconda generazione”.
E allora sì, vaffanculo. Perché ci siamo annoiati di sentirvi sempre generalizzare. Perché ci sono genitori che hanno sacrificato la propria vita per rendere migliore quella dei figli e figli che hanno sacrificato la gioventù per migliorare la propria condizione sociale. Sì, vaffanculo perché siamo stanchi di avere paura di queste persone, difese anche da certa politica. Sì, vaffanculo perché mentre noi costruiamo, loro distruggono. Perché quando qualcuno poneva qualche dubbio sull’immigrazione, gli altri sventolavano la bandiera dell’accoglienza indiscriminata: eccone i risultati. Sì, vaffanculo perché per qualsiasi cosa dica un ragazzo “atipico” (che la pensa diversamente, per intenderci), hanno un epiteto pronto: “razzista”, “omofobo”, “fascista” e così via. Perché mentre noi cerchiamo di proteggere la nostra cultura, loro cercano di distruggerla.
Dopo gli scontri mi sono tornate in mente le parole di Papa Ratzinger sull’odio che l’Europa ha per sé stessa o quelle di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti. Invito i miei coetanei, laddove se li siano persi, a recuperare quei video: possono essere uno spunto di riflessione.
E permettetemi un piccolo inciso su un’altra questione che in parte si collega a ciò di cui stiamo parlando. Amici e colleghi che vi mettete in tenda per il “caro affitti” – ricollegabile anche al tema più generale del “carovita” per cui si sono svolte le manifestazioni – non esiste il diritto a studiare a Milano, Torino, Roma o Bologna. Conosco decine di ragazzi che si sono rimboccati le maniche, che lavorano per mantenersi e studiare, così come ragazzi che hanno partecipato a bandi pubblici e vinto borse di studio che permettessero loro di andare in altre città per frequentare l’università. Senza considerare le agevolazioni che sono ormai previste da tutte le università sulla base dell’ISEE. Ma ci sono anche ragazzi che “hanno dovuto” studiare “giù” e trovato lavoro senza alcun problema. Vi assicuro che nessuno di questi ha avuto il tempo per andare anche solo ad una delle vostre manifestazioni. Se posso permettermi di dare un consiglio non richiesto a questi miei coetanei, è questo: datevi da fare. Prendiamo atto dei tempi che corrono e facciamo il possibile per assicurarci un futuro d’oro, smettiamola di lamentarci passivamente.
Quindi, e arrivo a concludere, legittima la protesta sul carovita, legittima la preoccupazione dei ragazzi e degli adulti, legittimi i dubbi sul futuro, ma altrettanto legittima la volontà di molti di studiare, lavorare e darsi da fare per guardare avanti con positività e costruirsi da soli il proprio futuro. Perciò quando parlate di “Gen Z”, “studenti” o “giovani” rivolgetevi a quei soggetti, se volete, ma ricordate anche che c’è una parte di giovani italiani che sta costruendo le basi per il futuro proprio e, in qualche modo, anche per quello della nazione. Saranno futuri avvocati, medici, ingegneri, imprenditori. Saranno impiegati, commercianti, operai. Saranno la futura classe dirigente. E chissà se un domani saranno clementi con questi comportamenti o li condanneranno con forza (cosa che ancora parte della nostra politica non riesce fare). Nel frattempo, scusateci se non siamo in piazza a protestare contro la protesta. Siamo impegnati a costruire il nostro futuro e quello della nostra nazione.
Ah, sì, dimenticavo un’ultima cosa: vaffanculo perché noi siamo l’Italia. E se non vi piace, è un problema vostro.
Federico Cosenza, 23 ottobre 2026
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