Cronaca

“Non è morto di Taser”. Toc toc sinistra, e adesso?

L'autopsia su Gianpaolo Demartis, morto a Olbia, esclude la correlazione con la pistola elettrica

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Nella serata del 16 agosto, in via San Michele nel quartiere Santa Mariedda di Olbia, Gianpaolo Demarti, 57 anni, si trovava in evidente stato di agitazione. I passanti hanno chiamato il 112 perché l’uomo urlava, correva per strada, minacciava i residenti e ha aggredito un carabiniere, ferendolo sopra un sopracciglio. I militari sono intervenuti per calmarlo, ma Demartis non si è fermato. Dopo ripetuti tentativi di avvicinamento, uno dei carabinieri ha usato il taser per bloccarlo. Una volta immobilizzato, Demartis è caduto a terra. Poco dopo, mentre veniva trasportato in ambulanza verso l’ospedale Giovanni Paolo II, ha avuto un arresto cardiaco e nonostante i tentativi di rianimazione, è morto durante il tragitto.

Gianpaolo Demartis era originario di Bultei e residente tra Sassari e Olbia. Aveva gestito un negozio di prodotti tipici sardi a Sassari, ma in passato era stato condannato per spaccio di droga e si trovava in affidamento in prova. I familiari hanno riferito che soffriva di problemi cardiaci e assumeva farmaci per il cuore. Era conosciuto in zona anche per i suoi modi tranquilli, nonostante i problemi personali e di salute che lo riguardavano.

L’autopsia e i risultati sul decesso

L’autopsia è stata condotta il 21 agosto dal medico legale Salvatore Lorenzoni, nominato dalla Procura di Tempio Pausania. L’esito ha escluso che la causa della morte sia collegata alla scarica elettrica del taser. Lorenzoni ha indicato come causa principale uno scompenso cardiaco in cardiopatia ischemica, aggravato dalla presenza di uno stent coronarico. “Il decesso è ascrivibile ad uno scompenso cardiaco in cardiopatia ischemica”, ha specificato il consulente. Le analisi hanno inoltre rilevato un’emorragia subaracnoidea ed edema cerebrale, legati sia a un possibile trauma cranico sia al rialzo pressorio. Tra i fattori che hanno contribuito, viene citata anche l’assunzione di sostanze stupefacenti. Gli esami tossicologici sono ancora in corso per determinarne la tipologia e il dosaggio.

Le indagini e il coinvolgimento dei carabinieri

La Procura di Tempio Pausania, guidata da Gregorio Capasso, ha subito aperto un fascicolo per omicidio colposo. Due carabinieri risultano iscritti nel registro degli indagati: il capo pattuglia, ferito al volto durante l’intervento, e il collega che ha utilizzato materialmente il taser. Questo passaggio ha carattere procedurale per consentire l’esecuzione di tutti gli accertamenti e garantire la trasparenza delle indagini. Il Sindacato Indipendente dei Carabinieri ha espresso solidarietà ai militari coinvolti, affermando che “hanno agito con professionalità, attenendosi alle procedure operative”. Non è stato nominato un consulente di parte dalla famiglia Demartis, che ha dichiarato: “Riponiamo massima fiducia nell’operato della magistratura”.

I fatti secondo i testimoni e le reazioni della comunità

La scena ha scosso profondamente gli abitanti di via San Michele. Molti residenti hanno raccontato il panico che si è diffuso in strada durante l’episodio. Testimoni hanno riferito di urla, confusione e gente affacciata alle finestre per capire cosa stesse succedendo. I soccorritori del 118 hanno provato diverse volte a rianimare Demartis, senza successo. La comunità locale è rimasta turbata da quanto accaduto, mentre la famiglia della vittima ha chiesto di chiarire ogni dettaglio e si è affidata all’avvocato Mauro Manca, coinvolto per raccogliere testimonianze sulle fasi precedenti all’uso del taser.

Il dibattito sull’uso del taser e le reazioni politiche

Dopo l’episodio di Olbia si è rinnovato il dibattito sull’uso del taser tra le forze dell’ordine. Il taser è stato introdotto in Italia come dotazione ordinaria nel 2022, dopo una lunga fase di sperimentazione. Al momento ci sono circa 5.000 operatori tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizie locali che possono impiegarlo seguendo protocolli precisi. Il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni ha descritto il taser come uno strumento “efficace e fondamentale di deterrenza e sicurezza”. Il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini ha aggiunto: “Hanno difeso sé stessi e i cittadini aggrediti, facendo solo il proprio dovere”. Nei mesi precedenti, altri casi simili si erano verificati in diverse città italiane, senza che le autopsie avessero mai riscontrato un legame diretto tra la scarica elettrica del taser e il decesso.

I prossimi passaggi dell’inchiesta

La Procura di Tempio Pausania ha fissato in sessanta giorni il termine per il deposito delle risultanze complete medico-legali. Nel frattempo sono in corso i test tossicologici, mentre le autorità stanno raccogliendo testimoni e materiali utili a ricostruire la dinamica degli eventi. Le indagini restano aperte per accertare ogni responsabilità e verificare il rispetto delle procedure durante l’intervento che ha visto coinvolto Gianpaolo Demartis e i due carabinieri nel centro di Olbia.

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