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Non sei a favore dei porti aperti? Non sei umano. Parola di Manconi

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Ricordate Uomini e no, il romanzo di Elio Vittorini che escludeva dall’umanità chi non si era opposto al fascismo, quindi quasi tutti gli italiani? Dopo settant’anni siamo ancora lì. Oggi a essere retrocessi a subumani sono tutti coloro che, sull’immigrazione, la pensano (più o meno) come Matteo Salvini.

Così Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, scrive un articolo per La Lettura, inserto culturale del Corriere della Sera, in cui priva dei… diritti umani chiunque la pensi diversamente da lui sul tema dell’immigrazione. Matteo Salvini, il direttore della Verità Maurizio Belpietro, la sovranista Francesca Totolo sono microbi, non esseri umani, che considerano “inevitabile, e addirittura giusto, non salvare tutti corpi”. Così il sommario che riassume benissimo la sbrodolata di Manconi: “La smania di mostrarsi “cattivi” li induce a considerare inevitabile sacrificare vite secondo una logica particolaristica e rattrappita. Rimuovono un dato decisivo: non può esserci etica che non sia universale”. Gli intellettuali di sinistra si sono sempre sentiti gli unici interpreti autorizzati della Storia. Manconi va oltre e ci rifila perfino lezioni sull’etica universale. Sarà etico che Manconi accusi di ritenere giusta la morte in mare chi dissente dalle idee di Manconi?

Essere convinti che il modo migliore di evitare i naufragi nel Mediterraneo sia limitare le partenze dei migranti, scoraggiando i trafficanti di carne umana a spedire gommoni. Pretendere che in Italia si entri con le carte in regola o se si ha diritto allo status di rifugiato. Evitare che le navi Ong vadano a prelevare i clandestini in acque libiche. Soccorrere i barconi in difficoltà ma chiedere all’Unione europea di fare la sua parte. Rimpatriare chi non ha diritto di venire qui. Sono queste idee vergognose, da condannare come disumane?

Non sarà invece disumano il trattamento riservato agli immigrati a causa della politica dei porti aperti? Dopo la prima accoglienza vanno a ingrossare le schiere dei lavoratori a giornata, i veri eredi degli schiavi che furono trascinati a coltivare il cotone negli Usa. Altrimenti c’è il crimine o un vagabondare da un ente caritatevole all’altro. Senza contare che sbarcano anche signori laureati in matematica che vanno a vendere gli accendini. Secondo molti studiosi su quei barconi c’è anche la nascente classe media africana. La partenza degli aspiranti borghesi colpisce come una mannaia proprio i Paesi africani. Questo è il risultato della politica dei porti spalancati. Nel frattempo si moltiplicano le violenze su chi vuole partire. La Libia rinchiude i migranti in centri di raccolta accoglienti come i lager. Dovrebbe intervenire l’Unione europea con una sola voce e una missione appropriata. Non accadrà, perché proprio l’Europa, Francia in testa, ha sprofondato il Paese africano nella guerra civile.

Alessandro Gnocchi, 24 febbraio 2019