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Non solo Coronavirus, ci sono altre malattie da curare

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Rassicurateci sul cancro, non solo sul Coronavirus. Spero naturalmente di sbagliarmi, ma diversi segnali – non solo in Italia, a onor del vero – mi inducono a un allarme preciso: e cioè all’impatto totalizzante che l’emergenza Covid 19 ha determinato sul complesso delle attività sanitarie (oltre a sequestrare economia, politica e media, come ben sappiamo).

Per molti versi, era inevitabile che la pressione improvvisa e quasi insostenibile sulle terapie intensive si riverberasse su chi avrebbe avuto (e ha, e avrà) “ordinariamente” bisogno di quel tipo di assistenza: persone colpite da infarto, da ictus, o con delicate fasi post operatorie. E sono ben consapevole dei veri e propri miracoli che medici, infermieri e responsabili di ciascuna realtà ospedaliera stanno facendo per conciliare tutto, per dilatare tempi e spazi, duplicare servizi, garantire a ciascuno una seria chance di cura.

Ma quel che preoccupa (ed è un frutto più del lockdown prolungato e totalizzante che del Coronavirus in sé) è l’effetto sulla parte apparentemente non emergenziale delle attività mediche. Mi riferisco a ciò che non ha – oggi – i contorni visibili dell’urgenza, ma ad esempio a cicli di chemioterapia ritardati o saltati (magari solo per comprensibile paura del paziente di recarsi in ospedale), ad attività di prevenzione e screening travolte o ridimensionate per forza di cose, alla totale sospensione dei richiami (anche nella comunicazione di massa) ai controlli periodici, ai test, alle analisi, ai check-up stagionali.

Quale sarà, valutato tra uno o due anni, il costo dei cicli di chemio ritardati o saltati, delle analisi non fatte, delle visite rimandate, dei sintomi sottovalutati o rimossi (anche in autodiagnosi), in nome dell’emergenza, dello stare forzatamente reclusi in casa? E badate bene: non si tratta solo delle (si spera residue) settimane di chiusura totale, ma dei prossimi mesi, in cui migliaia di strutture in tutta Italia soffriranno le conseguenze dell’arretrato accumulato, delle liste d’attesa allungatesi (anche per una Tac o una risonanza magnetica), dei tempi dilatati per un intervento che – se fatto al momento giusto – poteva essere ancora di routine.

Sono costi invisibili ma – temo – pesantissimi, di cui non si parla. L’ossessione del virus ci ha ipnotizzato: ci ha convinto che quello sia l’unico modo possibile per morire o stare male. Ma purtroppo le vie della malattia e della sofferenza sono molte: ed è stata una colpa grave di buona parte della politica e dei media quella di aver dimenticato anche questo effetto collaterale, del quale ci accorgeremo presto e dolorosamente.

Daniele Capezzone, 19 aprile 2020