Oggi, alle ore 16:30 circa, la fregata Alpino della Marina Militare italiana ha trasmesso un avviso ufficiale alla Global Sumud Flotilla. La nave si trovava a circa 180 miglia nautiche dalle coste di Gaza. L’avvertimento ha sottolineato che, se non ci saranno cambiamenti di rotta o velocità, entro le 02:00 del 1° ottobre la Flotilla raggiungerà il limite delle 150 miglia nautiche dalle coste della Striscia di Gaza. La Marina italiana ha confermato che non oltrepasserà questa soglia per garantire la sicurezza delle persone imbarcate, ma è disponibile a caricare a bordo chiunque non se la senta di continuare.
La rotta verso Gaza tra determinazione e tensioni
Le imbarcazioni della Flotilla, dirette verso Gaza, procedono sempre più vicino alla zona considerata ad alto rischio. Secondo le stime, la “zona di intercettazione” sarà raggiunta mercoledì 1° ottobre. Tra le 42 barche coinvolte, la direzione della missione rimane chiara: raggiungere Gaza e creare un corridoio umanitario stabile. Tony La Piccirella, un italiano a bordo, ha dichiarato: “Non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di fermarci a Cipro o di cambiare rotta. Ognuno è libero di sbarcare”.
Numerosi politici italiani, tra cui parlamentari del Partito Democratico, si trovano a bordo. Alcuni di loro hanno dichiarato che si fermeranno al primo alt imposto dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Arturo Scotto e altre figure a bordo hanno definito la missione “non violenta”. Tuttavia, c’è un’ampia divisione di posizioni tra gli equipaggi e gli attivisti, con molti che sostengono la ferma determinazione di proseguire fino alla destinazione. Anche Giuseppe Conte, però, che ha a bordo un parlamentare, ha finalmente invitato gli attivisti ad evitare guai. “Quello che suggerisco anch’io è non mettere a rischio l’incolumità nel caso in cui si trovassero, come immaginiamo tutti, davanti a un blocco navale”, ha detto il leader M5S.
Le accuse di Israele e l’obiettivo della Flotilla
In parallelo alla navigazione, Israele ha accusato la Flotilla di legami con Hamas, dichiarando di possedere prove che collegano la missione al finanziamento del gruppo. La Flotilla ha risposto definendo tali affermazioni “propaganda” e chiedendo che eventuali documenti fossero esaminati da organismi indipendenti. Nonostante le accuse, gli organizzatori continuano a ribadire il carattere umanitario dell’iniziativa, rivolta a favorire l’apertura di un canale permanente per sostenere la popolazione palestinese.
Dichiarazioni della politica italiana
Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha auspicato una situazione che porti solamente ad arresti senza episodi violenti. Allo stesso tempo, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha riconosciuto i rischi collegati alla missione. “Prima di salire sul palco ho parlato con il ministro degli Esteri israeliano per chiedere di non usare violenza qualora dovessero fermare gli italiani a bordo della Flotilla, perché non sono lì con intenti di guerra ma bisogna assolutamente evitare che ci siano problemi”, ha spiegato il leader di Forza Italia. Nel frattempo, la Cgil ha annunciato la possibilità di uno sciopero tempestivo nel caso si verificassero attacchi o condizioni pericolose per le persone a bordo della Flotilla.
Prossimi passi della Flotilla
Con l’avvicinamento alla zona di intercettazione, crescono le attese e le tensioni riguardo agli sviluppi delle prossime ore. L’appello della Flotilla è quello a mobilitarsi, qualora Israele fermerà la missione come prevedibile. “Stiamo vedendo Israele che si appropria di acque internazionali e il nostro governo che allarga le braccia e ci dice che sostanzialmente non può fare nulla – dice Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla – Questa notte probabilmente Israele ci attaccherà perché tutti i segnali ci portano a dedurre che accadrà e il governo non è in grado di garantire la protezione dei suoi cittadini in acque internazionali perché teme una ritorsione da parte di Israele. A questo punto dato che le donne e gli uomini di questo Paese sono quelli e quelle che finora ci hanno sostenuto senza dubbio, senza sosta, noi chiediamo a loro di reagire”. In che modo?“Nel momento stesso in cui qualcosa dovesse succedere a quelle barche, nel momento stesso in cui perderemo il contatto con loro, nel momento stesso in cui dovessimo avere anche soltanto la certezza che una o uno di loro sia stato arrestato, ferito, o non potremo più metterci in contatto con loro, vi preghiamo, a nome di tutti coloro che sono su quelle barche, scendiamo nelle strade, scendiamo nelle piazze, creiamo dei presidi, andiamo a chiedere che venga applicato il diritto internazionale e che vanga applicato nello stesso modo nei confronti di tutti, compreso lo stato di Israele. Quindi, nel caso, tutti in piazza, tutti in piazza, nessuno escluso”.
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