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La guerra in Ucraina

“Normalizzazione con Putin? Impossibile”. Chi cerca la pace (e chi lo scontro) con la Russia

In Occidente si profilano tre “strategie”. Usa e Gb allo scontro con la Russia. L’Ue cerca la pace, guidata da Macron

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Chi media e chi alza il livello dello scontro. Se la Gran Bretagna fosse anche nell’Ue la spaccatura interna all’Europa sarebbe ancora più evidente. Hai voglia a dire, come fatto da Draghi, che “Putin voleva dividerci ma ha fallito“. Perché di crepe, nell’emisfero occidentale, se ne sono viste eccome. La prima sul gas, con la resistenza della Germania. Poi sul petrolio, con le frenate dell’Ungheria di Orban. E anche partorire le sanzioni è stato tutt’altro che semplice.

I muscoli di Usa e Gb

La verità è che, al di là delle dichiarazioni classiche di facciata, da questa parte del mondo i grandi Paesi sono spaccati in due, forse in tre. Il nucleo più potente e politicamente più influente è quello “ango-americano”. Gli Stati Uniti hanno riversato miliardi di euro in Ucraina, molti dei quali di sostegno militare diretto. I servizi di intelligence sia di Londra che di Washington stanno dando una grossa mano ai colleghi ucraini, anche anticipando le mosse del Cremlino (vedasi gli annunci della imminente invasione smentita da Mosca e poi realizzata). Ma soprattutto Biden e Johnson sembrano non voler chiudere in breve tempo questa guerra. Il presidente americano lo disse chiaramente: Putin “non può continuare” a governare. E benché la Casa Bianca abbia smentito volontà di regime change, è chiaro che l’intenzione americana è quella di “indebolire” la Russia a tal punto da non permetterle più di muovere guerra “alla democrazia globale”.

Obiettivo ambizioso e pericoloso, non fosse altro perché Putin ha a disposizione una valigetta con su scritto “bomba nucleare“. Il rischio di un conflitto atomico, per quanto remoto, resta sempre sul tavolo: le guerre sono dei piani inclinati in cui si sa da dove si parte ma mai dove si arriva. Oggi l’ex presidente russo Medvedev è tornato a ribadirlo con una nuova minaccia nucleare, cui ha risposto Boris Johnson mostrando quello che a tutti gli effetti non è un ramoscello di ulivo. “Per quanto mi sforzi – ha detto il premier britannico – non vedo come possiamo tornare ad avere relazioni normali con Putin adesso”. Tradotto: nessuna trattativa, nessuna concessione, nemmeno della Crimea, proprio come incautamente dichiarato dal segretario generale della Nato. Secondo Johnson, è stato Putin a rifiutare un tavolo di negoziazioni, non l’Occidente. E ormai è troppo tardi per tornare indietro: “Se gli ucraini dovessero fare un qualsiasi tipo di accordo con Putin ora”, insiste il premier, il rischio è lo Zar torni ad attaccare. Quindi “la risposta breve è no. Nessuna normalizzazione e il Regno Unito è molto chiaro su questo”. Che poi è anche la linea Zelensky: “Non dobbiamo cercare una via di uscita per la Russia, noi non siamo pronti a salvare la faccia a qualcuno pagando con i nostri territori. È tempo perso””

La mediazione di Macron

Dall’altro lato della barricata, sul fronte occidentale, c’è invece Emmanuel Macron. Il suo piano sarebbe chiaro: intende rendere “indipendente” l’Europa, anche dalle scelte di politica estera degli Stati Uniti. Per questo ha proposto una “terza via” tra la resa ucraina (chiesta dai “putinisti”) e la guerra aperta alla Russia (portata avanti da Usa e Gb). Sintesi: “È l’ora della tregua, la pace non si ottiene umiliando Mosca”. Per riuscirci, Macron sta cercando di coinvolgere la Cina e la Germania. I tedeschi, che hanno frenato sul boicottaggio del gas russo, potrebbero essere favorevoli ad una soluzione pacifica. Non è un mistero infatti che tra Berlino e Kiev i rapporti non siano idilliaci: prima Zelensky ha detto no ad una visita ufficiale del Presidente tedesco, poi il ministro degli Esteri di Berlino, Annalena Baerbock, ha fatto sapere che per l’ingresso dell’Ucraina in Ue “non ci saranno scorciatoie”. In sintesi: la Germania non intende immolarsi per Kiev, e l’ha dimostrato con le resistenze all’embargo sul gas. Quindi ben venga un trattato di pace.

Il ruolo di Draghi

Nel mezzo, o quasi, c’è l’Italia di Mario Draghi. Il premier è volato a Washington e molti pensavano avrebbe sposato la linea oltranzista Usa. Qualcuno ipotizzava addirittura cercasse il benestare di Biden per diventare il prossimo segretario generale della Nato. E invece l’ex banchiere ha fatto sapere al presidente Usa che “in Italia e in Europa le persone vogliono la fine di questi massacri e di questa macellerie”. Tra le righe, ha chiesto agli Stati Uniti di “utilizzare ogni canale per la pace” e di avviare “negoziati credibili”. L’esatto opposto di quanto paventato oggi da Johnson.

La domanda ora è: chi vincerà? La spunteranno gli oltranzisti, oppure i fautori di una negoziazione? Qualcuno pensa che i leak sulla stampa a stelle e strisce, che hanno rivelato il coinvolgimento americano nell’abbattimento delle navi russe e dei generali, siano un segnale che la condotta aggressiva di Usa e Gb non trovino pieno appoggio in America e nel resto del mondo. Sarà vero? O arriveremo, come dicono i russi, ad un conflitto tra Nato e Russia?

Giuseppe De Lorenzo, 12 maggio 2022