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Obbligo, Dad, green pass: cosa non torna nel nuovo decreto

Il consiglio dei ministri approva le norme anti-Covid. Una babele burocratica incomprensibile

speranza brunetta

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Dunque mettetevi l’anima in pace, perché il nuovo decreto anti-Covid del governo somiglia alle istruzioni di montaggio di un’astronave supersonica, scritte in dialetto finlandese e non illustrate. Ovvero incomprensibili. A tal punto che ogni mattina districarsi tra il ginepraio di regole per vaccinati, non vaccinati, guariti, ragazzi in attesa di puntura, Dad, mezza Dad e 50enni renitenti a Pfizer sarà un’impresa degna del più grande campione di sudoku della storia.

È tutto studiato, ovviamente. Il ministro Roberto Speranza l’ha confessato senza mezzi termini: l’obiettivo è quello di ridurre la platea dei no vax sopra i 50 anni, quelli più colpiti dal coronavirus, e poco importa se per farlo si rende praticamente impossibile la vita ad una buona fetta di Paese. Sul decreto licenziato (non senza tensioni) dal consiglio dei ministri, però, aleggiano non poche ombre ed emergono passaggi incomprensibili dai risvolti imponderabili. Vediamo.

Chi controlla i no vax?

Il primo grande punto interrogativo riguarda i controlli e le sanzioni sull’obbligo vaccinale. Tutti gli italiani che compiono i 50 anni entro il 15 giugno 2022, infatti, saranno costretti a immunizzarsi (fatte salve esenzioni per motivi di salute o differimenti per avvenuta guarigione dal covid). Bene. Ma chi controlla lo stato vaccinale di un cittadino che gira da solo per strada, magari nelle sperdute valli dell’Alto Adige? Mettiamo in campo l’esercito, i blindati e i carri armati? Ovviamente no. Dunque è probabile, se non quasi certo, che i no vax più anziani, i pensionati o banalmente i disoccupati potranno infischiarsene dell’obbligo. Alla peggio dovranno farsi tagliare i capelli a casa da un parente o ritirare i soldi dal bancomat anziché in filiale, loro preclusa. Ma se vorranno, potranno continuare la sfida personale contro Pfizer, Moderna e Astrazeneca. Se poi un solerte poliziotto dovesse pizzicarli per strada senza vaccino, beh: la multa scatta immediata, ma di appena 100 euro. Il prezzo per restare no vax.

Ecco spiegato, dopo un primo momento di difficile comprensione, il motivo per cui oltre all’obbligo vaccinale per gli over 50 è stato introdotto anche il super green pass per i lavoratori 50enni. A differenza di pensionati e disoccupati, infatti, chi intende continuare entrare nel luogo di lavoro dovrà dimostrare di essere vaccinato o guarito. Qualora si rifiutasse, verrebbe sospeso e non percepirebbe alcuno stipendio (che è ben peggio dei 100 euro di multa di cui sopra).

Ultimo appunto: ma se siamo in allerta ospedali, col rischio di un “picco” di infetti a fine gennaio, che senso ha introdurre un obbligo da metà febbraio (cioè tra 40 giorni)?

Silenzio sugli effetti collaterali

Altra questione riguarda i “danneggiati dalle vaccinazioni“. La Lega, al termine della cabina di regia di ieri pomeriggio, aveva chiesto che venissero approvati “indennizzi” in caso di eventi avversi dopo la puntura. Dalle notizie emerse, e dal comunicato del governo, non si evincono decisioni su questa linea. Benché la Corte Costituzionale si sia espressa a favore del risarcimento ai danneggiati da Pfizer&co, resta un grosso punto interrogativo: perché lo Stato dovrebbe obbligarmi a un trattamento sanitario che io non desidero, quali sono i ristori in caso di spiacevole epilogo?

Torna la Dad sotto mentite spoglie

La ciliegina sulla torta dell’ultimo (incomprensibile) decreto anti-Covid riguarda però le scuole. Da giorni si rincorrevano le voci di un prolungamento delle vacanze natalizie per tutti i pargoli d’Italia, ipotesi scartata dal governo, dal ministro Bianchi e dallo stesso Draghi. Dunque? Dunque da lunedì si torna in classe, ma è praticamente certo che milioni di studenti finiranno in Dan nel giro di un amen. Il motivo? Semplice: all’asilo basta un positivo per mettere tutti in quarantena; alle elementari dal secondo infetto Dad per tutti; alle superiori, dove in teoria ci sono più vaccinati, la didattica a distanza scatterà già al terzo positivo. Vista l’alta circolazione virale di Omicron, e la sua capacità di colpire pure gli immunizzati (ad oggi sono già contagiati 20mila prof e 300mila alunni), è praticamente scontato che centinaia di classi finiranno presto in quarantena.