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Obbligo vaccinale? Solo a queste condizioni

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La diàtriba sulla obbligatorietà o meno della vaccinazione avrebbe una semplice soluzione. Il problema è un caso particolare della più generale questione che attiene ai limiti di ingerenza della società, rappresentata dallo Stato, nella sfera del singolo.

Stato dittatore

Questo problema mi sembra già risolto, nel senso che vi è concordanza universale che lo Stato possa mettere il becco entro quella sfera. Senza stare a citare tutti gli altri obblighi che la società impone agli individui, ne basta uno, per rompere il tabù. Penso all’obbligo scolastico, e la circostanza sembra accettata, posto che, almeno a mia conoscenza, non esistono soggetti che mettano in dubbio la cosa: non ci sono gli analoghi dei no-vax sulla scuola dell’obbligo. Quindi esiste almeno una circostanza in cui è accettato che la società interferisca nella sfera del singolo, quando lo obbliga ad andare a scuola (o, più precisamente, quando obbliga i tutori dei minori a non lasciarli analfabeti).

Liquidato così brutalmente il principio generale, chiediamoci ora se lo Stato possa arrogarsi il diritto di imporre la vaccinazione anti-Covid (o qualunque altra vaccinazione), o se l’individuo ha il diritto di opporsi. Per rispondere, bisogna aver risposto 1. sul perché una società vorrebbe imporre la vaccinazione e 2. sul perché un individuo vorrebbe essere legittimato ad opporsi.

1. I programmi di vaccinazione servono non solo a proteggere il vaccinato, ma anche ad applicare la volontà di una società di contenere (se non debellare, come è stato per il vaiolo, che 200 anni fa mieteva mezzo milione di decessi solo in Europa) un virus contagioso, ove esista la tecnologia per farlo. Più d’ogni altra cosa, inoltre, quei programmi servono a proteggere coloro che per ragioni immunitarie proprie non possono vaccinarsi. Infine, investire risorse per fronteggiare una malattia e poi rinunciare a usare il rimedio trovato quando esso quella malattia addirittura debella, appare fuori da ogni logica.

2. D’altra parte, le vaccinazioni non sono a rischio zero. E ciascuno di noi deve avere il diritto ad avere le proprie paure, e poter valutare da solo i rischi che vuole essere disposto a correre, senza che ci sia uno Stato-mamma che gli imponga la propria volontà. Questo è un punto fermo che considero inamovibile io stesso – che ho vaccinato me (e mia figlia, fin da quando aveva pochi mesi), con tutti i vaccini disponibili, compresi quelli non obbligatori.

Alcuni vorrebbero inibire ai non-vaccinati varie libertà, tipo il poter prendere l’aereo o il treno, o addirittura l’ingresso al posto di lavoro. Chi ha queste idee, più che prepotente, è un po’ sciocco: perché mai un non-vaccinato non potrebbe entrare in un aereo o in un treno o in un posto di lavoro dove tutti sono vaccinati?

Risarcimenti e no vax

Che fare, allora, per risolvere la questione? Ecco la proposta. Lo Stato che intenda implementare l’obbligo della vaccinazione, garantisca il giusto risarcimento a chiunque dovesse accusare danni da essa. Naturalmente, il massimo danno è il decesso del vaccinato. Allora, prima di vaccinarci coattivamente, vorremmo poter conoscere qual è il risarcimento che lo Stato pagherebbe ai nostri eredi. O a noi stessi, nel caso di danno non fatale. Uno dei quali, attenzione, è contrarre la malattia per la quale ci si è vaccinati, nel caso l’efficacia del vaccino non sia del 100%: dopo la vaccinazione, infatti, il vaccinato sarebbe legittimato a non adottare le precauzioni che adottava prima della vaccinazione. Quanto all’irriducibile no-vax, gli si lasci la libertà di non vaccinarsi. Con l’avvertenza che ogni eventuale cura di cui possa bisognare in caso contraesse la malattia sarebbe per intero a proprie spese. Così come a proprie spese sarà il risarcimento per danni che potrà arrecare a terzi.