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Ocasio Cortez contro il fagiolo “razzista” - Seconda parte

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In una simile sagra planetaria delle stupidate non stupisce che AOC, ardente di sacra indignazione alimentare, abbia tralasciato di pigliarsela pure coi fagioli neri, così razzisti. Tipo la sciroccata fruttariana di Notthing Hill che piangeva perché “queste carote sono state ammazzate” (“e Hugh Grant, comprensivo: “Oh, povere carote!”). Oh, poveri noi. E povero anche Bill de Blasio, un dem più rosso della rivoluzione d’ottobre, con tanto di figlia valorosamente arrestata per casini durante le escandescenze del Black Lives Matter (basta guardarla per capire tutto).

Expertise di tutto rispetto, ma a AOC non basta, Bill non è abbastanza Dem (abbreviativo di “demente”?), non abbastanza di sinistra, non così deciso nella guerriglia contro il potere trumpiano, non schierato a sufficienza col movimento “poteve vivoluzionavio a Manhattan”, non così verde, non così esagitato, non così guerrillero, non così sovversivo; è solo il sindaco di New York, città da 9 milioni di persone con ancora troppi, troppi bianchi, specie maschi. Ma che Ocasio fai, De Blasio? Che aspetti a scatenare la santa canaglia, a procedere con la pulizia etnica? AOC, come esagerazioni febbricitanti, ricorda un po’ il Toni Negri d’antan, meno sapienza ma, per fortuna, più avvenenza. Bill avvisato, mezzo decapitato: c’è sempre un rosso più rosso che t’arrossa, ovvero un dem più dem che ti demolisce.

Max Del Papa, 16 luglio 2020