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Omicron, vi spiego perché non ho pubblicato una fake news

Il Domani ci accusa di aver pubblicato una “notizia totalmente falsa”. Ma non è così

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Lungi da noi voler impartire a chicchessia lezioni di giornalismo. Domine non sum dignus. E poi a tutti può capitare di scivolare su una buccia di banana. Però se ti metti a fare le pulci agli altri, ti spacci per debunker o cacciatore di bufale, allora bisognerebbe almeno fare un po’ di attenzione. E magari cercare di capire bene il testo che si vuole contestare.

Sia chiaro: siamo contenti che il “Domani” legga il nostro sito e abbia voluto informare i suoi non numerosissimi lettori di un pezzo pubblicato su queste pagine. Visto però che ci accusa di aver scritto una “notizia totalmente falsa”, un paio di precisazioni occorre farle. L’articolo sotto accusa raccontava le rivelazioni della dottoressa Angelique Coetzee sulle pressioni che sostiene di aver ricevuto da colleghi e Paesi stranieri per non dire al mondo che Omicron produce effetti “lievi” rispetto alla cugina variante Delta.

Primo punto: la notizia non è falsa semplicemente perché la dottoressa Coetzee ha rilasciato l’intervista a due quotidiani internazionali, la “Welt” e il “Daily Telegraph”, i quali non ci paiono giornaletti parrocchiali. Dunque sgombriamo il campo sin da subito: la dottoressa sudafricana è stata davvero intervistata ed ha davvero denunciato che le “è stato chiesto di non dichiarare pubblicamente” che Omicron produce “una malattia lieve” e “di dire che eravamo di fronte ad una malattia grave”. Nessuna bufala: bastava controllare le fonti per scoprirlo.

Secondo punto: il “Domani” sostiene che Coetzee non avrebbe scoperto la variante Omicron, perché non risulta tra gli autori di un “articolo fondamentale, noto a tutti gli scienziati, e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature“. Inoltre, la dottoressa non sarebbe stata neppure la prima ad “accorgersi dell’esistenza di una nuova variante di coronavirus che dava sintomi lievi”. Benissimo. Siamo sicuri, allora, che domani il “Domani” (scusate il gioco di parole) dedicherà lo stesso articolo bacchettone anche ad altre decine di quotidiani mondiali, tutt’altro che “di destra”.

Il 28 novembre, “Repubblica” (sì, quella di cui De Benedetti è stato proprietario a lungo), titolava: “Omicron, Angelique Coetzee: ‘Così ho scoperto la nuova variante. Ma non allarmatevi, i sintomi sono molto lievi’“. Il 28 novembre la “Bbc” caricava un video della Coetzee, “the doctor who first spotted the new Covid variant Omicron“. Il giorno prima, il “Telegraph” la definiva il “primo medico sudafricano ad allertare le autorità” su Omicron. Stessa formula utilizzata anche da “Politifact.com” (che di mestiere farebbe il debunker), “The Times of Israel”, Daily Mail e via dicendo.Tra i primi ad intervistare la Coetzee c’è la Reuters, quelli che firmano i principi di fiducia di Thomas Reuters, che la presentava come “una delle prime a sospettare una nuova variante di coronavirus”. Per brevità, non citiamo nel dettaglio la pletora di quotidiani italiani, da “Fanpage” all’Adnkronos, passando per “Sky”, “Rai“, “Huffington Post” e “Ansa“. Tutti rincitrulliti? Può darsi. Anzi: probabile. Ma certo mettere all’indice solo i “giornali di destra” appare un tantino pretestuoso. No?

Anche perché il tema centrale del nostro pezzo non era affatto la paternità della scoperta di Omicron, che tutto sommato è questione assolutamente secondaria. Né sapere se la dottoressa Coetzee è solo “uno sconosciuto medico condotto di Pretoria” (se non può parlare lei, lo stesso principio andrebbe applicato a diversi tra i nostri “esperti” quotidianamente intervistati sui giornali, no?). Il punto, dicevamo, era il tentativo, denunciato dalla dottoressa, di non farle pubblicamente dire che Omicron provocherebbe una malattia lieve.

Un medico noto, intervistato da mezzo mondo, avanza simili accuse e non dovremmo ritenerla una notizia? Dai, ritenta Domani. Sarai più fortunato.

Nicola Porro, 18 febbraio 2022