La doppia morale della sinistra lo sappiamo è leggendaria come genetica, teorizzata da Marx, costituzionale in tutti i sensi, se sei comunista o suo derivato non puoi essere leale, lineare, devi adattare la verità, la realtà alla convenienza di partito; ma in questi tempi di etica sbrindellata l’ipocrisia grillo-piddo-salisiana tracima oltre la miseria, è invereconda in modo quasi commovente: Belpietro su “la Verità” squaderna i retroscena di un presunto – si dice così, no? – complottone del Colle per far fuori la G, donna Meloni e partono in quarta e in tromba le vestali della morale cubista con annesse testate organiche: “Inaccettabili le parole del capogruppo Bignami e intollerabile la replica al Quirinale di Belpietro: una bufala ripetuta più volte non diventa una notizia e nascondersi dietro la libertà di stampa è uno stratagemma che non salva il direttore dall’aver inventato una ricostruzione ridicola e fantasiosa – scrivono in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Pd alla Camera dei Deputati e al Senato, e Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento Europeo – Chiediamo alla Premier Meloni, visto che è direttamente coinvolta e visto che viene attaccata la più alta e più cara istituzione del paese, di prendere le distanze da affermazioni false che rischiano un conflitto senza precedenti tra vertici dello Stato”.
Belpietro aveva ribadito lo scoop replicando senza tanta diplomazia: “di ridicolo c’è solo il tentativo di silenziare”, per dire qui di inaccettabile c’è il far finta di niente, il cascare dal pero, la vostra faccia di tolla. Ma le groupie del Colle si contorcono e si stracciano peggio dei farisei: sì, lo sappiamo che da quelle parti il Colle è sacro, considerato cosa loro, non a torto, guai a chi non si genuflette, ad ogni banalità 92 minuti di applausi. Ma, tanto per cominciare, che sia “la più alta e cara istituzione del Paese”, con accenti risorgimentali alla prof. Marcellini, “hanno dato la vita hanno dato la vita!”, lo dicono loro, fra di loro, per loro, dal palco reale della Scala, dalla ztl della politica. Il sovrano della Repubblica non si tocca e non si discute, specie quando flauta “non si invochi la libertà” o mandi i suoi felpati avvertimenti alla commissione Covid, vi lascio giocare, ma sia chiaro: a una certa, tutti a casa.
Inaccettabile? No, insopportabile quel partire come un’orchestra di tromboni: difficile che un direttore esperto come Belpietro si strozzi da solo e per giunta insista con una bufala raccattata chissà dove; forse ha voluto smuovere acque pericolosamente stagnanti, mandare un balloon d’essai, insomma avrà i suoi motivi, bene o male si vedrà presto, si capirà, o la faccenda esplode o si sgonfia e in entrambi i casi saranno dolori. Ma non è questo il nostro punto, è di coerenza, di logica, di merito nell’etica applicata all’informazione: vogliamo, volete darvi una calmata anziché strepitare mandando la sgradevole impressione del polverone alzato, del pollaio perché non si capisca più niente?
Tanto per cominciare, la smentita del Quirinale sarà cauta, suadente, ma troppo convincente non pare, sta di fatto che la cosa, squillava subito come verosimile, plausibile per un mucchio di italiani che “la più cara e alta istituzione del Paese” l’hanno constatata in diverse occasioni dalla pandemia alla via della seta a certi Trattati tutti squilibrati sulla parte francese. Sarà anche il più amato dagli italiani l’attuale inquilino, ma è indiscutibile ci siano altrettanti e forse più italiani che lo vedono come una istituzione non così equidistante, che lo targano serenamente in favore della parte che lo ha mandato dove sta. Magari a torto, ma non tutte le sensazioni, le impressioni collettive possono sempre essere liquidate come percezioni per dire stupidamente faziose. Se è vero che, come ha detto a chi scrive un piddino organico, con mirabile sintesi: “Mattarella non farebbe mai una cosa del genere ma se la facesse compierebbe solo il suo dovere”. Voilà la morale di sinistra, duttile, resiliente.
La faccenda che non torna proprio è la reazione isterica oltre il limite del servilismo: Mattarella non si tocca, non si nomina invano, fino al grottesco di richiedere un intervento della presunta diretta interessata. E che di superfluo dovrebbe dire Meloni? Non credo alle voci per farmi fuori? Sono d’accordo con chi vorrebbe eliminarmi, presumibilmente per via giudiziaria? No, certo, che andate a pensar male, ma gli indizi se non dal Colle dai partiti e dai loro lacché intellettuali e giornalistici ci sono tutti e stanno nella propaganda continua della sinistra che un giorno sì e l’altro pure manda i suoi pizzini, i suoi avvertimenti e più Meloni si sforza di andarci d’accordo (a parte qualche improvvido balletto o smorfia che lascia il tempo che trova), più deve prendere atto che non verrà mai accettata a costo di prendere la tessera dell’ANPI.
“Ah, si rischia il conflitto senza precedenti”. Ma state là, che siete squallidi. State buoni, che avete strepitato fino a dieci minuti fa per la libertà d’informazione, Ranucci, le bombe messe dalla solita donna G, la difesa di chi, abusivamente, spiattella i cazzi personali dei politici avversi e delle loro corna, gli audio letteralmente trafugati, rubati di coppie in crisi spacciati come difesa dell’informazione libera e democratica, i libretti sulle chat personali sbandierati quale slancio di coraggio irriverente anziché sciacallaggio mercantile, la saldatura, assurda, oscena, tra Report e ANM, fra Ranucci, Gratteri e i suoi “misteriosi” suggeritori da whatsapp, le montature sulle presuntissime piste eversive e stragiste di destra, della immancabile M per far fuori uno dei loro, fazioso e vanitoso, guai a chi silenzia l’informazione, guai a chi copre, voi fascisti persecutori, noi sempre dalla parte del martirio pasoliniano e matteottiano.
Però sul Colle dove, non sia mai, si tramerebbe, dove i consiglieri avrebbero hai visto mai in testa idee meravigliose di “provvidenziali scossoni”, boia chi molla l’indiscrezione; vietato parlare, scrivere. La fatidica libertà di stampa, presidio di democrazia, simbolo di eroismo, va sempre e solo in una direzione, da sinistra puntata verso destra. E perché non se ne dovrebbe parlare, scusate, eventualmente anche a sproposito? Perché, in quale modo si rischierebbe “il conflitto senza precedenti”?
Non prestano un bel servizio al Presidente certi zelanti corifei che potrebbero benissimo smentire in punta di logica fattuale, se provvisti di elementi, o almeno potrebbero obiettare che queste sono manovre, provocazioni intese a preparare una road map da Palazzo Chigi al Quirinale, potrebbero anche far notare a buona prova che un politico di lunghissimo corso, accorto, di vecchia scuola democristiana come Mattarella mai si abbasserebbe, si comprometterebbe con simili complotti di bassa lega; tutto meglio che questo invasato, scomposto scagliarsi contro un retroscena sgradito (ma confermato dal diretto interessato) fino al punto di prenderne il soffocamento, la censura.
Si torna sempre alla morale doppia e tripla, all’ortodossia acritica, allo zelo sperimentato sotto pandemia, chi osava una obiezione per quanto timida, fondata, civile, chi rivelava certezze scientifiche sgradite, dissonanti, chi si permetteva di invocare a termini costituzionali quella libertà di scelta che il Colle vietava espressamente, immediatamente attaccato, sputtanato, dato in pasto al pubblico odio, fatto fuori. Secondo regola mafiosa del conformismo intruppato nel potere. E le tardive ammissioni, le maldestre ammissioni circa l’inutilità di quelle misure, di quelle patenti, brutali violazioni non hanno fatto altro che irrigidire le code pagliose rendendole ancora più intolleranti, più cariche, quasi avessero sulla punta un ordigno pronto a esplodere. Straziante, drammatica evidenza di una concezione democratica di stampo autoritario e partigiano. Questa è gente che per modello di libertà democratica tiene Rasputin e se ne vanta pure (non ne mancano neanche a destra, sia chiaro, anzi sono legione). Neppure ce la si può cavare in leggerezza, invitando sarcasticamente Belpietro a farsi esplodere la macchina – ricordate la vignetta di Forattini con Scalfari che si sparava a uno stinco dopo la gambizzazione brigatista di Montanelli? – perché le pesantissime avanguardie grillo-piddo-salisiane non farebbero che esultare, sempre in ossequio alla libertà di stampa. Quella loro, quella che loro considerano gemella siamese della faziosità più servile e patetica.
Max Del Papa, 19 novembre 2025
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