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Pd-Cinque Stelle, l’alleanza dei reazionari

zingaretti di maio

La sinistra riformista è sempre sconfitta dalla sinistra massimalista. È sempre stato così, fin dai tempi del revisionismo di fine Ottocento. La Prima repubblica è finita non con il fallimento del comunismo sovietico, né con Tangentopoli ma con la eliminazione della sinistra riformista ad opera della sinistra comunista. È un dato storico che la Seconda repubblica sia nata e si sia sviluppata in totale assenza di una sinistra riformista. Poi il ventennio prenderà il nome da Silvio Berlusconi – il Berlusconismo – ma è solo un effetto ottico perché in realtà i venti anni di Seconda repubblica, che hanno originato il super-uomo-massa del M5S, sono i due decenni della sinistra ex e post-comunista che ha immobilizzato l’Italia e che non ha mai fatto i conti politici e culturali con il suo massimalismo ideologico che si è rapidamente trasformato in pratico e funzionante giustizialismo.

Il Pci, poi Pds, quindi Ds, ora Pd non ha mai assunto su nessun problema rilevante una posizione liberale. Sul piano delle riforme istituzionali la sinistra si è sempre schierata per la conservazione. Sul piano politico la sinistra ha sempre demonizzato l’avversario. Sul piano economico la sinistra ha sempre osteggiato la riforma del lavoro. Sul piano culturale la sinistra ha sempre rifiutato di rivedere i dogmi gramsciani e togliattiani. I venti anni del berlusconismo sono in realtà i venti anni della sinistra politica, sindacale, culturale che ha impedito ogni tentativo di riformare il sistema-Italia. La sinistra, in altre parole, è stata semplicemente reazionaria e illiberale, naturalmente senza dimenticare di dare lezioni di civiltà, umanità e moralità alla destra, a Berlusconi, ai vivi, ai morti e al mondo intero. Risultato: un paese in decadenza che ha generato il mostruoso risentimento sociale del grillismo che sulla scorta del giustizialismo e dello statalismo è il fratello gemello del massimalismo comunista.

Non è un caso che Renzi e il renzismo, che hanno provato a interpretare una sinistra riformista fuori tempo massimo, siano stati sempre percepiti, sopportati e mal tollerati all’interno del Pd. La sinistra reazionaria ha, infatti, tuttora una concezione leninista della politica: ossia un partito che occupa le istituzioni e che piega la società ai suoi voleri. I caposaldi della democrazia liberale – proprietà, libero mercato, pluralismo, garantismo – sono accettati a parole ma svuotati nei fatti. Il Pd di Zingaretti, che si ritrova in convento per cambiare nome e per riunire tutta la sinistra senza Renzi, altro non è che il Pds che aveva fresco fresco alle spalle il cadavere del Pci. Stiamo sempre lì: la vittoria del massimalismo a spese del riformismo.

L’incontro tra il Pd e il M5S non è un incidente ma un destino. C’è aria di famiglia. Al di là di riferimenti culturali e figurine Panini che lasciano il tempo che trovano, “l’album di famiglia” è il medesimo. Al giustizialismo del Pci-Pds-Ds-Pd ha fatto seguito il giustizialismo del grillismo. Al risentimento e alla coltivazione dell’invidia sociale della sinistra reazionaria ha fatto seguito il rancore dei grillini. Alla demonizzazione dell’avversario sempre ben orchestrata dalla macchina propagandistica del massimalismo ha fatto seguito il fanatismo social del M5S.

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