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Per ripartire servono investimenti, non patrimoniali

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Per trovare soluzioni in linea con le necessità del Paese, bisognerebbe conoscerlo bene, bisognerebbe comprenderne le forze, le dinamiche ed i risultati che queste possono generare. Da lì è possibile pensare, immaginare, una o più proposte che puntino sugli investimenti, sulla crescita, sulla produzione e non sul debito. Basta debiti. È arrivata l’ora di creare ricchezza.

Un fondo per l’Italia. Pensate in Italia ci sono 4.500 miliardi di risparmi monetizzabili. Se fosse possibile creare un Fondo per l’Italia che raccogliesse una quota molto piccola di quei 4.500 miliardi, ad esempio il 3%? Ci ritroveremmo con un fondo dalla capacità d’investimento di ben 150 miliardi.

Un investimento non una patrimoniale. In pratica ogni risparmiatore dovrebbe “investire” 3 euro ogni 100 di risparmi posseduti. Per invogliare i sottoscrittori, questo fondo potrebbe essere completamente esentasse (senza capital gain e tasse di successione), essere trasferibile ad eredi e minori ed avere la possibilità di essere utilizzato anche per integrazioni previdenziali con rendite anch’esse esenti da tasse. Naturalmente dovrebbe essere un fondo chiuso, con una scadenza non inferiore ai 20 anni. Ma su cosa dovrebbero investire gli italiani?

L’Italia che non conosce l’Italia.  Quanto conosciamo l’Italia? Provo a spiegarmi attraverso una piccola storia. Siamo ad aprile del 2010. Esattamente 10 anni fa. La cosiddetta “Grande Crisi Finanziaria, quella di Lehman Brothers è passata da poco più di un anno. Ho 500 euro a disposizione, così decido di investirli. Per diversificare divido la somma in 5 parti uguali.

  1. 100 sulla borsa americana (Indice S&P500)
  2. 100 su quella tedesca (Indice Dax)
  3. 100 su quella italiana (Indice Ftse Mib)
  4. 100 su quella giapponese (Indice Nikkey)

Oggi, esattamente 10 anni, dopo, decido di controllare cosa ne è stato dei miei 500 euro investiti.

    1. Indice S&P500                290 euro  +190%
    2. Indice Dax                       169 euro     +69%
    3. Indice Ftse Mib                 78  euro    -22%
    4. Indice Nikkey                   211  euro.   +111%

Niente male vero? Tranne che per la perdita italiana tutto il resto è andato benissimo e nel totale, avendo investito 400 euro, me ne ritrovo 748. Vi starete sicuramente chiedendo cosa ne abbia fatto dei 100 euro che mancano. Li ho investiti su un altro indice della Borsa Italiana. Il Ftse Mib, l’indice principale del mercato azionario italiano, ne rappresenta soprattutto la parte finanziaria, è quella ad essere andata male. Le imprese che, invece, rappresentano il vero tessuto industriale del Paese sono rappresentate da un altro indice che comprende aziende di ogni genere nel panorama nazionale, anche più piccole in termini di capitalizzazione.

Si tratta dell’Indice Ftse Star che, negli stessi dieci anni ha reso esattamente quanto lo S&P500 americano e cioè il 190%. L’indice Star ha fatto meglio di tanti altri indici mondiali. I risultati di questa parte del mercato italiano sono straordinari sia che si allunghino i tempi di valutazione, sia se lo si valuti in un arco temporale più breve di 5 anni. Questo ci fa capire quanto valore ci sia nelle imprese del nostro Paese. Il bello, anzi il brutto è che tutta la loro crescita azionaria ha premiato soprattutto investimenti stranieri.

Il baratro. L’ho descritto più volte in questi giorni, l’ho fatto con articoli che hanno raccontato la situazione di difficoltà del nostro Paese. A spingere verso il baratro l’Italia e gli italiani, c’è un Debito Pubblico che ha raggiunto i 2.400 miliardi di euro e che rischia di crescere parecchio nelle prossime settimane proprio a causa dei supporti che il Governo dovrà fornire alla popolazione in difficoltà a causa della pandemia. Servono centinaia di miliardi e servono subito, soprattutto servono per imprese e famiglie in difficoltà. L’Europa fa passi avanti, piccoli passi avanti. Ne ha fatti anche nel corso del Consiglio di giovedì. Tuttavia i passi dell’Unione, che fa fatica a trovare un’identità federale, sono sempre molto, troppo lenti per rispondere sufficientemente alle esigenze di un contesto storico la cui unica regola è la velocità. E allora che fare?

Italia ti puoi salvare da sola. Costruire un fondo come quello di cui parlo in apertura di questo articolo potrebbe essere una delle soluzioni praticabili. E il rendimento? Abbiamo visto come investire sulle migliori imprese di questo Paese sia estremamente vantaggioso. Negli ultimi 10 anni il rendimento medio è stato (calcolo spannometrico) di circa il 19% l’anno. Perché non dovremmo immaginare, che avendo risorse finanziarie su cui contare le aziende italiane non possano continuare a fare il loro dovere: realizzare prodotti unici al Mondo? Lo Stato potrebbe comunque garantire anche un rendimento minimo intorno al 2% per creare una base di solidità che, nel lungo periodo sarebbe estremamente prudenziale. A questo aggiungere un eventuale “premio” funzione della performance effettivamente realizzata. Premetto, non sono un tecnico, un tecnico potrebbe pensare un servizio migliore di quello immaginato da me. Ma strade ce ne sono eccome. Basta immaginarle.