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Per salvarla dal Covid, ammazzano la scuola

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Tutti vogliono la scuola sicura. Anzi, “in sicurezza”. La vuole il ministro Azzolina, il presidente Conte, i presidi, i sindacati, le famiglie, i professori e le professoresse e, forse, anche i ragazzi e le ragazze ma non ne sono troppo sicuro perché almeno loro credo abbiano conservato quel sano istinto della vita e quel sano “istinto della verità”, come la definiva Hegel, che ti fanno capire che se vuoi vivere e vuoi pensare per vivere secondo libertà allora devi accettare l’incertezza, l’insicurezza, il rischio, il pericolo. Ma, purtroppo, proprio con la scuola si stanno raggiungendo vertici di stupidità che fanno apparire perfino lo “straordinario”, secondo la sua auto-celebrazione, commissario straordinario Arcuri una sorta di genio alla dottor Wolf che risolve problemi.

Siccome nessuno lo dice, allora, abbiate pazienza ma la verità nuda e cruda la spiattello io. La scuola non potrà essere mai e poi mai messa “in sicurezza” contro un virus che si passa da persona a persona perché la scuola, per usare Nietzsche, è umana, troppo umana, umanissima. Ma questi, che non ci capiscono nulla, la vogliono disumana. La scuola è l’esatto opposto del distanziamento fisico-sociale e solo chi o è stupido o fa lo stupido può proporre una scuola con distanziamento fisico-sociale. Ma il punto più importante della questione non è nemmeno questo. Fin qui, infatti, credo che ci possano arrivare tutti giacché tutti credo abbiano conservato il ricordo della propria esperienza tra i banchi.

Il punto vero da considerare e tenere bene a mente è che a scuola – soprattutto nella scuola al suo massimo livello: ossia scuola elementare e liceo classico, sempre che esista ancora qualcosa del genere – non si può insegnare proprio la sicurezza perché essa, la Vita, è sempre insicura e se si vuole ottenere un poco di sicurezza ed essere un po’ padroni di sé stessi è necessario prima di tutto accettare l’incertezza di fondo dell’esistenza. Chi intende insegnare la sicurezza assoluta, sia con il sapere sia con provvedimenti governativi, crea solo miti e siccome i miti sono falsi e bugiardi ottiene il contrario di quanto cerca: l’insicurezza assoluta. Se apro un libro di John Dewey, che è considerato il maggior pedagogista del secolo scorso, un libro che s’intitola La ricerca della certezza, leggo l’incipit che suona così: “L’uomo vive in un mondo pieno di rischi ed è costretto a cercare sicurezza”. Per avere un po’ di sicurezza, che è sempre un bene relativo, l’uomo non può fare altro che accettare di vivere in un mondo che è sempre stato, che è e che sarà sempre pieno di rischi.

Solo nei regimi totalitari, in cui la scuola serve a creare consenso propagandistico per il governo totale, si pretende di insegnare e di imporre la falsa sicurezza assoluta. Che non a caso coincide con la massima insicurezza vera. Come è possibile che non ci si avveda che quanto si sta facendo intorno al cadavere di ciò che resta della scuola italiana coincide esattamente con questo modello mentale e politico della subcultura totalitaria in cui si pretende governare in modo assoluto i corpi e le anime alla maniera degli ingegneri delle anime?

L’ultima trovata è quella del plexiglass. In pratica, in ogni aula verrebbero inserite delle cabine telefoniche e in ogni cella si infilerebbe la povera anima in pena che dovrebbe indossare anche uno schermo visivo, tipo quelli che indossano i saldatori. Si tratta di una completa idiozia, talmente scema che ho perfino vergogna a scriverne. Chi ha una certa idea – che significa età incerta, tanto per stare in tema – ricorderà le care vecchie cabine telefoniche. Quelle in cui si diceva, secondo una classica battuta, che il Pli facesse i suoi congressi (ma il fatto che la cultura politica liberale sia così minoritaria spiega di per sé perché ci troviamo in queste miserevoli e risibili condizioni spirituali). Ebbene, ogni alunno sarebbe in una cabina telefonica.