in

Perché dico no alla Commissione Segre

Sento il dovere, a scanso di equivoci, di mettere bene in chiaro che, anche se non la conosco personalmente, provo un profondo affetto per la Senatrice a vita Liliana Segre, un affetto incondizionato come solo un nipote della Shoa come me può provare nei confronti di chi i campi di sterminio li ha conosciuti davvero e che ha guardato negli occhi la morte tante di quelle volte che è impossibile contarle.

Sono convinto che la totalità dell’ebraismo, italiano e non, non può che amare la Senatrice Segre e tutti gli altri sopravvissuti con un sentimento puro e profondo che ci porta ad abbassare gli occhi al loro cospetto e fare nostri i racconti di dolore, fame e morte, patiti nei campi di sterminio nazisti. Cosa che ci obbliga ad assumerci il dovere di tramandarli affinché la memoria di ciò che accadde non venga cancellata, o peggio, venga riscritta, edulcorata e colorata dai nuovi storici e dalle loro assurde teorie che continuano ad essere pubblicate nonostante le tonnellate di documenti che confermano l’inferno in terra che l’uomo è riuscito a creare. Con il passare degli anni ho personalmente maturato l’idea che non ci sia nulla di più sbagliato che credere che quello che è successo non succederà mai più, era successo prima ed è successo di nuovo anche dopo, ovunque al potere ci fosse stata una dittatura e non importa di che colore.

Ad esempio il massacro degli Armeni da parte dei Turchi fra il 1915 e il 1916, o l’Holodomor la carestia sul territorio dell’Ucraina dal 1932 al 1933 che causò diversi milioni di morti, carestia che, inutile girarci intorno, fu causata da precise scelte dell’URSS e di Stalin che aveva tutta l’intenzione di sostituire la popolazione autoctona con quella russa. Lo stesso termine Holodomor deriva dalle parole moryty holodom (uccidere affamare, esaurire) e mettono in chiaro l’intenzionalità di procurar la morte per fame. Tutto questo prima ancora della creazione dei Gulag Sovietici così ben descritti da Aleksandr Solženicyn, nel suo capolavoro Arcipelago Gulag, che gli valse il Premio Nobel per la letteratura nel 1970.

Ed è successo ancora con il genocidio cambogiano di minoranze etniche e religiose a opera del massacratore Pol Pot (Saloth Sar) e dei suoi Khmer Rossi, o nei Laogai cinesi dentro i quali si sono perse le tracce di milioni di persone che dovevano essere “rieducate”. Tra l’altro, come riporta Amnesty International, si stima che oltre un milione di persone formate da minoranze Uiguri, Kazaki e di altri gruppi etnici prevalentemente musulmani, siano detenute arbitrariamente in campi di “de-estremizzazione” nella regione autonoma dello Xinjiang (Xuar). Notizia poi confermata il 10 agosto 2018 dal Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della discriminazione razziale che aveva diffuso un report sconcertante dove si affermava che almeno un milione di persone erano detenute in campi di internamento nella remota provincia dello Xinjiang. Gay McDougall, membro del comitato, aveva spiegato che l’intera provincia cinese era stata trasformata in un’immensa “zona senza diritti”.

In questo caso però le grandi democrazie anziché alzare la voce preferiscono continuare il loro business con chi ha reinventato lo schiavismo moderno, in casa e di esportazione, ma questa è un’altra storia. Tornando a quella che i nazisti chiamavano la soluzione finale non posso non citare e fare mie le parole che Herbert Pagani scrisse su Arringa per la mia terra: “… ma Auschwitz non è che un esempio industriale di genocidio. Di genocidi artigianali ce ne sono stati a migliaia. Mi ci vorrebbero dieci giorni solo per far la lista di tutti i pogrom di Spagna, di Russia, di Polonia e del Nord Africa…”.

Herbert Pagani nel novembre 1975 ci ricordava che l’antisemitismo non nasce con il nazismo o con fascismo, ma soprattutto ci avvertiva che questo male europeo, che nei secoli ha infettato il resto del mondo, non muore con il nazismo o con il fascismo. Infatti ancora oggi è ben coltivato e prospera presso altre ideologie che, proprio del nazismo e fascismo sono contrarie in tutto tranne che nell’antisemitismo. Antisemitismo è un termine relativamente moderno che è andato a sostituire “Odio per l’Ebreo”, termine sicuramente più minaccioso ma che rende bene l’idea di ciò che è e da cosa noi ebrei dobbiamo difenderci.

Duemila anni di Antisemitismo o di Odio per gli ebrei, coltivato anno dopo anno, giorno dopo giorno e in fasi alterne dalla Chiesa Cattolica, fino a quando Papa Giovanni Paolo II vero Papa illuminato, visitò la Sinagoga di Roma, non si cancellano con un semplice abbraccio per quanto simbolico e importante. E anche le visite in Israele, sua e dei due Papi che lo hanno seguito, non sono riusciti, e mi dispiace scriverlo, a cancellare quella patina che arriva da lontano nel tempo, patina che ancora oggi fa sentire molta gente nel giusto ogni volta che dice cose o compie azioni antisemite. La cosa che dovrebbe far pensare è che nella maggior parte dei casi si tratta di ignoranza allo stato puro, di chi ignora il contributo dell’ebraismo allo sviluppo dell’umanità, perché nessuno si è preso mai la briga di insegnarlo. Mentre in qualche caso si tratta di chi ha interesse personale a far sì che la brace dell’Antisemitismo non si spenga mai.

Come esempio del passato non possiamo dimenticare che con la promulgazione delle leggi razziali, sia in Italia che in Germania, furono tanti quelli che godettero di scatti di carriera e presero senza battere ciglio il posto di coloro che fino al giorno prima erano colleghi, mentre nel presente la cronaca quasi quotidiana ci racconta di alcuni preti e parrochi, sempre casi isolati comunque, che parlando ai loro fedeli si dimenticano degli insegnamenti di Papa Giovanni Paolo II, così importanti ma che sembrano ormai superati.

E da questi duemila anni di Antisemitismo e Odio per gli Ebrei, insegnato dai cattivi maestri hanno poi preso spunto tutti i grandi antisemiti del passato, religiosi e no, politici e no. E Adolf Hitler non è il primo della lista. Ora, fermo restando l’affetto per la Senatrice Liliana Segre di cui ho parlato all’inizio di quest’articolo, mi chiedo: era davvero necessaria una Commissione Parlamentare straordinaria per il contrasto ai discorsi di incitamento all’odio, all’intolleranza, al razzismo, all’antisemitismo, alla violenza? Non sarebbe bastato applicare le leggi già esistenti? Davvero c’è qualcuno che crede che l’intolleranza, il razzismo o l’antisemitismo possano essere combattuti con una Commissione Parlamentare? Mi viene in mente che magari una buona istruzione, del passato e del presente, nelle scuole di ogni ordine e grado, sarebbe sicuramente più utile nel creare persone consapevoli che il passo successivo all’odio è la violenza e la distruzione.

Ma poi la parte che più mi fa riflettere è quella relativa al contrasto ai discorsi di incitamento all’odio, che significa? Quando è che qualcuno incita all’odio? Quale è il confine fra l’incitamento all’odio e il sacrosanto diritto alla libertà di parola? Per esempio tutte le volte che si sente qualcuno negare il diritto all’esistenza dello Stato di Israele è Antisemitismo o semplice imbecillità? Perché l’Antisemitismo è illegale l’imbecillità no. Già vedo i puri che diranno che si tratta di Antisionismo, a loro rispondo che l’antisionismo è la peggiore forma di Antisemitismo perché nega agli ebrei il diritto ad avere un loro Stato. Sempre su Arringa per la mia terra Herbert Pagani scriveva:

“Un antisemita di destra rimprovera agli ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C’erano molto ebrei, nel 1917.  Un antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere i proprietari di Manhattan, i gestori del capitalismo… è vero ci sono molti capitalisti ebrei. La ragione è semplice: la cultura, la religione, l’idea rivoluzionaria da una parte, i portafogli e le banche dall’altra sono stati gli unici valori mobili, le sole patrie possibili per quelli che non avevano una patria. Ora che di patria ne esiste una, l’antisemitismo rinasce dalle sue ceneri, o meglio, scusate, dalle nostre, e si chiama antisionismo.”

Condividi questo articolo