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L’Avvocato dell’Atomo (Luca Romano)

Un libro smonta pezzo per pezzo tutti i falsi pregiudizi sul nucleare. Fukushima? Non è morto nessuno

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Luca Romano è un fisico, classe 80, che sui social combatte da anni battaglie contro le falsità sull’energia nucleare. Dalla sua difesa del nuke ne è uscito lo splendido L’avvocato dell’atomo per Fazi editore. Se volete affrontare una discussione seria sul nucleare in tempi di dipendenza dal gas russo, compratelo. Ha una penna felicissima: «Nella classifica di chi gode di peggior stampa, l’energia nucleare si colloca tra la camorra e l’Isis». E in un paese che spende otto miliardi in cartomanti, conviene pensare che ci si beva tutto, soprattutto se incute timore come le radiazioni.

Il libro di Romano è geniale perché interviene laddove colpiscono i pregiudizi. Per questo le due «udienze» del finto processo inscenato nel libro, che più abbiamo apprezzato riguardano la paura degli incidenti nucleari e il timore delle scorie. Su entrambi c’è una linea di difesa più scontata e sentita, ma che è talmente documentata che dovrebbe far riflettere. E cioè: attenzione a guardare ai rischi del nucleare non comprendendo i rischi che le altre energie hanno e che sono ben superiori. Un incidente come quello della Union Carbide di Bophal vale mille Chernobyl. Oppure avete paura di cosa fare delle scorie delle centrali nucleari e non vi rendete conto dei rischi globali, e che nessuno denuncia, dell’arsenico accumulato nelle miniere di YellowKnife. Così come di tanti altri scarti della nostra produzione industriale.

Ma è un’altra la linea di difesa dell’atomo più stuzzicante. Avete presente l’incidente della centrale di Fukushima? Grazie alla cui risonanza come degli asini votammo tutti compatti (non chi scrive) contro il nucleare in Italia? «A Fukushima non è morto nessuno. A Fukushima nessuno è stato contaminato in modo grave. L’incidente non avrà conseguenze a lungo termine per nessuno». Romano elenca anche ai suoi lettori le centinaia di drammatiche notizie che la stampa di mezzo mondo (e in Italia Repubblica vince il premio per la disinformazione) ha diffuso senza alcuna base di verità. Anche su Chernobyl, dove le vittime dirette furono tra le 31 e le 54, di cui gran parte per ustioni e per la caduta di un elicottero, la narrazione è largamente esagerata.

Romano cita solo ricerche internazionali, fonti scientifiche, studi accreditati, dati di fatto e smonta pezzetto per pezzetto pregiudizi consolidati. Sulle scorie, in fine, parla della loro riciclabilità e sul fatto che rappresenterebbero solo una frazione di quelle ogni giorno prodotte dall’umanità e ben più pericolose di quelle nucleari. Non si può sintetizzare un libro di 374 pagine in poche righe, ma se volete parlare di nucleare, leggete questo libro. E alle domande retoriche: «Che ce ne facciamo delle scorie nucleari?» oppure «Ma ti ricordi le stragi di Chernobyl o Fukushima?» saprete bene come rispondere.