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Perché la candidatura di Bloomberg è ignobile

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Siamo entrati nel vivo della campagna elettorale americana. Michael Bloomberg ha calato il “budget”: 1 miliardo di dollari, dei suoi 56, per abbattere Donald Trump. Al di là che il collega Donald non gli piaccia intellettualmente e fisicamente, facendo questa mossa (legittima), ha scelto di stare con quelli che vogliono la trasformazione genetica dei lavoratori in consumatori (è più facile governare un tubo digerente).

Sosteneva il dem. Franklin Delano Roosevelt che la stragrande maggioranza degli americani possiede due grandi qualità: un senso dell’umorismo e un senso delle proporzioni. L’amico Angelo Codevilla scrive: “assistiamo allo stato di drammatica alienazione della sinistra dem americana dal resto della nazione, senza che si intraveda alcuna possibilità di ricucitura”. Eppure, colà, grazie ai dem, sono molto più avanti nel processo di disgregazione del Paese rispetto a quello in corso in Europa e in Italia. Persino il Vaticano, nella sua nobile ansia riformista, sta diventando una polveriera, ce lo dice uno sconsolato Papa Bergoglio. Che sta succedendo in Occidente?

Immagino che una specie di virus culturale si sia impossessato delle menti più colte e dei cuori più aridi di noi occidentali, come avvenne nel Terzo secolo dopo Cristo, quando le élite raggiunsero un livello di sofisticazione estrema, per poi implodere, e finire nelle braccia nerborute dei barbari. Osservo come gli scienziati sociali brancolino nel buio perché la situazione, a vista d’occhio, sta peggiorando, le analisi e l’informazione latitano, di execution nessuno parla. Questa strategia (?) ci riporta al grande liberale William Graham Sumner che 150 anni fa aveva individuato “l’uomo dimenticato” quello a cui nessuno pensa, colui che persino a sua insaputa diventa vittima sacrificale dei colti riformatori, dei nobili sociologi, dei mitici filantropi.

Solo a menti politicamente superbe o malate (scegliete voi) può venire in mente di opporre un imbarazzante Michael Bloomberg al buzzurro Donald Trump (che da milionario da strada ha puntato tutto sull’ ”uomo dimenticato”, certamente senza conoscere Sumner). Una curiosità cromatica: il parterre dei candidati dem 2020 è di soli bianchi, neppure un nero, tanto che il NYT scrive For democrats, #DebateSoWhite, con il controcanto del WSJ Bloomberg no news. Che succede?

Chi è Bloomberg? Uno che possiede 56 miliardi $. E allora? Anche Giovanni Ferrero ne possiede una ventina, persino Donald Trump ne possiede 0,8 (lui dice 3, ma mente). Ma possedere denaro non è pericoloso per la libertà. A parte i 56 miliardi, Bloomberg possiede qualcosa che vale molto, molto di più. Lui è il “padrone” di:

– 2.700 giornalisti allocati in posti chiave dei media di 120 Paesi

– I suoi 3.500 terminali producono notizie (definite primarie) che arrivano sui monitor dei media più prestigiosi di 120 Paesi.

Ergo un pezzo rilevante della comunicazione politico economica mondiale è nelle sue mani. L’Organizzazione Bloomberg si muove in base al Protocollo Bloomberg Way, non lo conosco nel dettaglio, ma secondo quello che mi dicono amici americani lo trovo imbarazzante. Per quel che vale (nulla) da liberale nature trovo ignobile questa candidatura.

Leggete cosa scrive il suo general manager-maggiordomo John Micklethwait: “Come Gruppo Bloomberg continueremo con la nostra tradizione di non fare approfondimenti su Mikesulla sua famiglia, sulla sua fondazione, ed estenderemo la stessa policy ai suoi avversari nelle primarie democratiche”. Quindi, non avendo citato i candidati repubblicani alle primarie, ha ammesso, con il tipico candore degli arroganti, che il Gruppo si schiererà a favore del loro padrone alle presidenziali. Oscenità in purezza, per la cultura protestante americana.

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