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La lunga storia del Dragone

Perché la Cina e l’Occidente sono in “guerra” (da secoli)

Pechino si prepara a diventare la prima potenza economica mondiale. Ma la storia ci racconta una realtà ben diversa

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Napoleone diceva che la Cina era una tigre addormentata e di stare attenti, prima o poi, al suo risveglio. Bene, quanto sia sveglia la Cina oggi lo sappiamo tutti. Napoleone era un genio non solo militare. Infatti, quasi nessuno, al suo tempo, era capace di vedere lontano come lui. I più miopi, perché offuscati dall’avidità, erano gli inglesi, suoi nemicissimi (lo storico Gaxotte li definiva «l’isola dei pirati»). Che da allora praticano, con ostinazione che rasenta l’ottusità, la stessa geopolitica. Sempre la stessa, ancora oggi (come ho avuto modo di scrivere più volte su questo blog).

Ai tempi i cinesi, razza inferiore (Darwin era inglese), per fame si facevano caricare come bestiame da lavoro sulle loro navi e portare nelle Americhe a fare i coolies o i raccoglitori di guano, ottimo fertilizzante da escrementi aviari: secco, era una polvere così sottile da far durare molto poco i polmoni dei disgraziati addetti all’estrazione. Il nostro Garibaldi, quando navigava in quei mari, per non tornare a stive vuote caricava cinesi da portare in Sudamerica. Il suo braccio destro, Bixio, morì di colera a Shangai proprio mentre era dedito a tale attività.

Nel Nord America è noto il ruolo dei cinesi nella costruzione delle ferrovie transcontinentali; meno noto è, esattamente, quanti di loro morirono di fatica da sfruttamento in quell’opera colossale: pare, uno sproposito. I più avveduti e/o fortunati aprirono fumerie di oppio, specialmente nei porti della West Coast, poi sostituite con lavanderie quando il governo le vietò.

Già, l’oppio. Ma l’oppio non lo fornivano loro, bensì la Compagnia delle Indie inglese. Per l’esattezza, l’oppio veniva dai papaveri del Nepal, colonia britannica. La Cina serviva come mercato. Ed era un mercato così fiorente – anche perché, ieri come oggi, i cinesi erano tanti – che a un certo punto il Celeste Imperatore si scocciò di vedere i suoi sudditi ridotti a una massa abbrutita dalle pipe.

Infatti, com’è noto, lo stupefatto diventa un essere inutile e spesso dannoso (ben lo sanno, oggi, le vittime di incidenti stradali causati da fumati). Così, il governo imperiale proibì l’oppio e chiuse i porti alle navi che lo smerciavano. Figurarsi gli azionisti inglesi. Fecero intervenire Sua Maestà Britannica e scatenarono le famose “Guerre dell’Oppio”. Ben due: dal 1839 al 1842 e dal 1856 al 1860. La seconda mentre, dall’altro lato del globo, sbarcavano in Crimea contro la Russia. Cioè, a fianco dei turchi musulmani contro una potenza cristiana protettrice dei cristiani in terre islamiche.

Eh, per certuni l’unico dio è Mammona. Anche per il nostro Cavour, che supplicò per mandare i bersaglieri onde poter dire: c’ero anch’io. Solo che quei nostri chicken soldiers (così li chiamavano gli inglesi: soldati-gallina per via del pennacchio) allo sbarco ricevettero come dotazione una Bibbia protestante ciascuno: così aveva preteso Palmerston.

Ma torniamo alla Cina. Alle cannoniere inglesi non poté resistere e dovette riaprire i porti al famigerato oppio. L’imperatore cinese, disperato, scrisse allora alla regina Vittoria una lettera accorata in cui le chiedeva se, in nome dell’umanità, tutto ciò le sembrasse giusto, e che cosa avrebbe fatto lei se fossero stati i cinesi a operare un simile sopruso sui suoi sudditi. Non ebbe mai risposta. Ma il popolo cinese si era stufato di fare da gregge agli occidentali, anche perché nel piatto ricco si erano intanto infilati tutti, perfino il Giappone ormai occidentalizzato e i soliti Usa.

Attorno al 1900 esplose la grande rivolta dei Boxers, così chiamati dagli inglesi che traducevano a modo loro la Società dei Pugni di Giustizia, la quale scatenò una caccia al bianco mai vista prima. Ne fecero le spese i più inermi: i missionari europei e i cinesi battezzati. I Boxers arrivarono a uccidere l’ambasciatore tedesco, ma un corpo di spedizione congiunto a comando – ovvio – inglese, pacificò la situazione.

Ricordate il vecchio film 55 giorni a Pechino con Charlton Heston, David Niven e Ava Gardner? Ecco, quello. Seguirono di lì a poco la rivoluzione di Sun Yatsen, la guerra civile tra Mao e Chiang Kaishek con la fuga di quest’ultimo (mollato dagli angloamericani) a Formosa-Taiwan. Infine, il disgelo di Nixon nel 1972. La Cina è oggi un regime comunista totalitario. Ma è ragionevole pensare che tutto quanto qui scritto se lo sia dimenticato? Crediamo davvero che i suoi scolari non imparino la storia del loro Paese così come l’ho raccontata? 

Rino Cammilleri, 4 giugno 2022