Anche questo 7 gennaio centinaia di braccia tese nel saluto romano e l’urlo del “presente!” che echeggia in via Acca Larentia hanno scandito la cerimonia del ricordo di Franco Bigonzetti, Stefano Ciavatta e Francesco Recchioni, tre studenti uccisi nel 1978 solo per il loro credo politico proprio in via Acca Larentia, davanti a una sezione del MSI. Una strage dimenticata dal mainstream, per la quale però non solo la destra liberale si riunisce: anche i nostalgici del fascismo si radunano nella sera di ogni 7 gennaio, scatenando l’indignazione della sinistra e degli intellettuali.
Partiamo subito da una premessa: è giusto stigmatizzare gesti anacronistici che trasudano apologia e violano lo spirito della Costituzione; poco hanno a che fare con la memoria. Detto ciò, la narrazione della sinistra sulla vicenda dimostra per l’ennesima volta come i progressisti non abbiano mai davvero fatto i conti con il loro passato violento: mentre urlano al pericolo nero, seppelliscono sotto un silenzio complice una consistente parte della vera violenza politica, quella rossa, che ha insanguinato la storia e sta tornando a mordere oggi sfruttando il senso di impunità che traspare dalle parole dei loro leader.
Perché urge ricordare che se tre ragazzi del Fronte della Gioventù sono morti nel ‘78 la colpa non è dei saluti romani di oggi, ma dei militanti dell’estrema sinistra, dei “compagni” che predicavano rivoluzione ma seminavano terrore con le loro cartucce facili e con la loro ideologia liberticida. Una strage firmata dagli anni di piombo, con trame oscure e verità negate. Eppure, oggi, la sinistra intellettuale finge amnesia. E quindi furbamente parla solo dei saluti romani “incompatibili con la democrazia” ma tace sulle radici di quel sangue: l’odio ideologico che uccise quei poveri ragazzi, poco più che maggiorenni.
Queste ombre si riflettono anche nel presente. Proprio alla vigilia della commemorazione, il 6 gennaio 2026, quattro giovani di Gioventù Nazionale (l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia) sono stati aggrediti in via Tuscolana. Un commando di venti incappucciati, armati di spranghe, caschi e aste, li assale mentre affiggono manifesti in memoria delle vittime. Botte, ferite, uno dei quattro viene ricoverato. Un atto premeditato, che riporta agli anni bui, denuncia la destra.
Le immagini delle telecamere mostrano l’agguato: un’imboscata vigliacca contro ragazzi disarmati, colpevoli solo di ricordare dei coetanei morti a causa della violenza politica. E in questo caso dove sono le condanne unanime? Dove gli editoriali in prima pagina sui “collettivi” violenti? Cosa sarebbe successo a parti invertite?
Ciò che pare trasparire da questi comportamenti è che per alcuni la pacificazione nazionale non è mai avvenuta davvero e che la sinistra soffia sul vento del fascismo, non rendendosi conto che questa narrazione legittima i suoi giovani fan a percepirsi come unici custodi della democrazia, anche a costo della violenza. E mentre Fanpage e Repubblica zoomano sui saluti romani, ignorano le sprangate rosse. E le pagine social dei partiti? Pieni di allarmi antifascisti, ma in silenzio sulla vile aggressione di qualche giorno fa. Eppure oggi è evidente, dai collettivi ai centri sociali, dagli estremisti comunisti ai propal, che la violenza fisica è a sinistra. Che la voglia di silenziare il “diverso” è a sinistra.
Intanto una cosa è certa: quei ragazzi del ‘78 meritano il ricordo, affinché ciò che è accaduto non accada più, e non l’oblio. Ma questo a molti ancora oggi fa male, a tal punto da negare persino la memoria. Chissà perché…
Alessandro Bonelli, 9 gennaio 2026
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