Secondo questo scienziato – che alcuni tromboni vorrebbero addirittura incoronare leader dei liberali italioti – per abbassare le accise sui carburanti bisogna aumentare quelle sui «consumi voluttuari e dannosi per il SSN». Avete capito bene. Non bisogna abbassare le tasse. Bisogna decidere chi tassare di più. E naturalmente a decidere quali consumi siano “voluttuari”, quali “dannosi” e quali invece meritevoli è lo Stato.
Lo Stato tassa, educa, corregge, indirizza. Tu fumi? Paghi. Bevi un gin tonic? Paghi. Il tuo comportamento potrebbe un giorno costare qualcosa al Servizio sanitario? Paghi di più. Il tutto, come precisa candidamente Calenda, «a parità di gettito e di pressione fiscale». Tradotto: lo Stato continuerà a prenderti gli stessi soldi. Cambierà soltanto la tasca dalla quale te li sfila. E questo sarebbe liberalismo? Non sia mai, invece, mettere in discussione un sistema sanitario interamente fondato sulla fiscalità generale: lo Stato garantisca chi non può provvedere a sé stesso e lasci agli altri, detassandoli, la libertà di scegliersi e pagarsi la propria assicurazione sanitaria privata.
Non sia mai mettere mano con la motosega all’immenso ed immondo sottobosco pubblico e para-pubblico italiano: le partecipate pubbliche censite dall’ISTAT sono 8.323 e impiegano quasi 963mila persone. E secondo le rilevazioni del MEF, circa il 40% delle partecipazioni societarie esaminate non rispettava almeno uno dei parametri previsti dalla legge per il loro mantenimento.
Non sia mai ridurre strutturalmente la spesa pubblica, liquidare le partecipate inutili, eliminare enti, poltrone, clientele e duplicazioni amministrative.NO. La grande rivoluzione liberale del sor Calenda è un’altra: più tasse sulle sigarette e sul gin tonic. Un genio.
Il problema non è nemmeno il gin. Il problema è l’idea che c’è dietro: uno Stato padrone che prima decide come dovresti vivere e poi usa il fisco per convincerti a farlo. Chiamatelo paternalismo fiscale, chiamatelo statalismo. Chiamatelo come vi pare. Ma, per favore, non chiamatelo liberalismo.
Andrea Bernaudo, 27 agosto 2026
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