A Belfast protestanti e cattolici scendono in piazza. Insieme. Una città segnata da decenni di conflitto oggi si compatta davanti alle immagini del richiedente asilo sudanese che tenta di sgozzare un uomo in mezzo alla strada. Ridurre tutto, ancora una volta, alla formula dell’“estrema destra che soffia sulla rabbia” significa continuare a guardare il dito e non vedere la luna.
Significa non volersi assumere la responsabilità di un fallimento politico, culturale e sociale. Significa non capire nulla di quello che sta accadendo in Europa: il clima esasperato che la gente normale vive ogni giorno e la loro sensazione di essere stati lasciati soli. Dopo Henry Nowak, dopo Iryna Zarutska, arrivano altre immagini disturbanti: un uomo che rischia di morire e una città a ferro e fuoco.
Soprattutto, una frattura che sembra non più rimarginabile. E nelle piazze britanniche si ripetono due slogan: “White Lives Matter” e “You are not angry enough”. Si può liquidare tutto come estremismo? Certo. Ma si anche provare a capire perché intere comunità, divise da secoli di odio, oggi si ritrovano – anche solo per qualche momento – dalla stessa parte della barricata. Come finirà?
Alessandro Imperiali, 11 giugno 2026
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