Politico Quotidiano

“Che cosa dovrebbe dire?”. Meloni a Qr smaschera l’ipocrisia di Gratteri

La premier ospite di Nicola Porro: "Intervenire a Hormuz? C'è il rischio di essere coinvolti nella guerra"

Giorgia Meloni
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La riforma della giustizia, il clima acceso del dibattito politico e la crisi internazionale nel Golfo. Sono questi i temi al centro dell’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite della trasmissione Quarta Repubblica su Rete4. Un intervento che alterna la difesa della riforma sottoposta al referendum alle preoccupazioni per lo scenario geopolitico, con particolare attenzione alla sicurezza dei militari italiani e alla libertà di navigazione nel Medio Oriente.

Sul fronte interno, la premier torna a difendere con forza il contenuto della riforma della giustizia e critica il livello dello scontro politico. «Non credo di sbagliare a parlare del merito della riforma perché mi sono sempre fidata dell’intelligenza dei cittadini», afferma Meloni. Secondo la presidente del Consiglio, la durezza dei toni utilizzati da parte degli oppositori nasconderebbe in realtà la difficoltà di contestare i contenuti della riforma. «Penso che la prima cosa che i cittadini vedono in questa campagna elettorale è che i toni sono oggettivamente oltre. E quando i toni sono così accesi o gli scenari che si paventano sono così drammatici, spesso è perché non si può dire la verità. Cioè, quando non si sta nel merito è perché il merito viene temuto».

La premier insiste su un punto politico che considera centrale: molte delle critiche arriverebbero da chi in passato sosteneva proprio quelle stesse soluzioni oggi contestate. «Ci sta – osserva – perché molte delle persone che noi abbiamo visto dire queste cose incredibili su quello che accadrà se passa la riforma della giustizia, in passato sostenevano esattamente quello che c’è scritto dentro la riforma della giustizia».

Nel mirino della presidente del Consiglio finiscono in particolare le posizioni cambiate nel tempo da alcuni attori politici e giudiziari. «Il Partito Democratico che sosteneva la separazione delle carriere, che dovrebbe dire? Il Movimento 5 Stelle che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm, che dovrebbe dire? Nicola Gratteri che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm, che dovrebbe dire?».

Per Meloni il motivo della contrarietà sarebbe soprattutto politico. «Non lo so perché abbiano cambiato idea», ha detto. «Certo che la sinistra non può dire: è stato un governo di centrodestra che ha fatto la riforma che proponevamo tutti perché sono stati più bravi di noi. E quindi che devono dire? Attentato alla Costituzione, il fascismo, la deriva illiberale».

Da qui l’appello a uscire da una contrapposizione ideologica che, secondo la premier, paralizza il Paese: «Ma noi possiamo continuare così in questa nazione? Possiamo continuare che anche quando siamo d’accordo sul fatto che c’è qualcosa che non funziona e che si può sistemare se lo propone un altro dobbiamo per forza dire di no?».

Nel merito, Meloni rivendica una riforma pensata anche per i magistrati. «Io voglio una riforma che consenta a magistrati bravi che fanno il loro lavoro di poter avanzare di carriera anche se non sono inseriti nel meccanismo spartitorio delle correnti ideologizzate». E insiste: «Non è una riforma fatta contro i magistrati, è una riforma fatta per tutti i magistrati».

L’obiettivo dichiarato è introdurre maggiore responsabilità e meritocrazia nel sistema. «È una riforma che introduce la meritocrazia, la responsabilità e che quindi consente anche una giustizia più efficiente. Perché dove c’è responsabilità, dove rispondi anche quando sbagli, quando sei negligente o quando non fai il tuo lavoro, quando sei lassista, hai una risposta in termini di efficienza».

Accanto al dossier giustizia, però, la premier sottolinea che la priorità del momento resta la situazione internazionale. «Le basi militari italiane nell’area del Golfo sono oggi ovviamente il primo problema principale del quale mi occupo», spiega, ricordando la presenza di contingenti italiani in aree sensibili come Erbil e il Kuwait.

L’attenzione del governo è concentrata sulla sicurezza dei militari e sul monitoraggio della situazione, in una regione dove l’Italia mantiene missioni internazionali contro il terrorismo e dove vivono anche molti cittadini italiani. «È molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i Paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona abbiamo decine di migliaia di italiani».

Tra i nodi più delicati anche la sicurezza delle rotte marittime. «Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides nel Mar Rosso», spiega Meloni, mentre un eventuale intervento nello Stretto di Hormuz comporterebbe «un passo avanti verso il coinvolgimento». Un equilibrio complicato tra tutela della libertà di navigazione e rischio di escalation militare.

La linea del governo resta comunque quella della prudenza diplomatica. «Lavoriamo per una de-escalation, cioè per fare in modo che la guerra possa terminare e possa tornare la diplomazia», conclude la presidente del Consiglio.

Franco Lodige, 26 marzo 2026

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