Il caso del presunto “sistema” dietro le commesse che ruotavano attorno alla stagione del Covid, su cui sta indagando la commissione presieduta dal senatore Marco Lisei, continua a far discutere. E scalda gli animi politici. Da giorni il M5S chiede le dimissioni del presidente della Commissione, accusato di aver orchestrato una sorta di tiro al piccione contro Giuseppe Conte. Un plotone di esecuzione che non avrebbe come scopo quello di “scoprire la verità” sugli anni della pandemia, ma colpire politicamente il leader grillino. Dall’altra, invece, FdI chiede all’ex premier spiegazioni, di dimettersi da membro della Commissione e di farsi audire per spiegare tutto quello che non torna.
Gli animi sono tornati ad accendersi anche oggi in Aula alla Camera quando ha preso la parola Alice Buonguerrieri (FdI), che con un duro intervento ha invitato (di nuovo) Conte a non sottrarsi alle domande della Commissione. “Non accettiamo lezioni di coraggio – ha detto tra l’altro – da chi parla di gestione pandemia in tv ma non è ancora venuto a farsi sentire”. Da lì ha preso la parola in replica pentastellato Alfonso Colucci che ha criticato “il disperato tentativo del centrodestra di perseguire un inconsistente teorema accusatorio”. In pochi istanti l’intervento del grillino si è trasformato in uno scontro da stadio, con invettive da una parte e dall’altra conclusesi con il tipico coro “onestà onestà” che ha costretto il vicepresidente Sergio Costa a sospendere la seduta.
Il tema in fondo resta scottante. Pochi giorni fa, il general manager di Adaltis, Marco Spadaccioli, ha rivelato di aver versato 454mila euro per due consulenze allo studio degli avvocati De Luca e Di Donna, quest’ultimo ex collega di Conte nello studio Alpa, il tutto solo per controllare alcuni documenti e inviato una lettera. “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per – credo – la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altre attività oltre a queste”, ha detto testuale. La somma casualmente equivale al 10% della commessa ottenuta dalla società dalla struttura commissariale gestita da Domenico Arcuri, la stessa percentuale che altri imprenditori sostengono sia stata richiesta loro proprio da Di Donna. Il quale pare si presentasse come “collega” di Conte. “Parliamo di oltre 450mila euro di soldi pubblici che, secondo quanto riferito in audizione, sarebbero stati pagati allo studio dell’avvocato Luca Di Donna, all’epoca collega di studio dell’ex premier Conte, per attività che si sarebbero ridotte al mero controllo di alcuni documenti e alla stesura di una lettera“, ha denunciato Alice Buonguerrieri.
Va detto che il leader grillino non è indagato e le indagini penali hanno ritenuto che non vi siano reati. Conte infatti accusa FdI di “rimestare nel fango” e assicura che non verrà mai trovata “una mia attività illecita”. Pronte le querele per i giornali che insistono sul punto. “Potete stare qui dieci anni, vent’anni, trent’anni. Anche perché io, a differenza vostra, quando ci sono state delle indagini e c’è stata l’opportunità, mi sono subito presentato al Tribunale di Brescia al Tribunale di Roma. Sono andato e ho spiegato tutto. È stato tutto immediatamente archiviato”, ha spiegato l’ex premier. Ma per FdI resta il dubbio che dietro quella stagione vi siano state tante, troppe ombre. Alice Buonguerrieri fa peraltro notare che “gli imprenditori che si sono raffigurati di pagare queste percentuali a tale circuito di avvocati” hanno riferito in Commissione “di non aver ottenuto commesse, anzi di aver subito controlli, sequestri e annullamenti di ordini”.
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