Giuseppe Conte passa al contrattacco sulla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. In un’intervista rilasciata a Repubblica, il leader del Movimento 5 Stelle accusa apertamente la maggioranza di utilizzare l’organismo parlamentare come uno strumento politico per colpire lui e il suo partito.
«Siamo ormai in un clima da campagna elettorale», sostiene l’ex presidente del Consiglio, convinto che da Palazzo Chigi sia arrivato «l’ordine ai fidi solidali che siedono in Commissione Covid» di screditare la sua figura, anche con il contributo «dei giornali di Angelucci». Parole che arrivano mentre continuano le polemiche sui contratti e sugli appalti stipulati durante l’emergenza pandemica.
Conte respinge con decisione le accuse relative alle forniture di dispositivi sanitari provenienti dalla Cina. «Dal 2021 ho chiarito decine di volte che non mi sono mai occupato di contratti per l’acquisto di mascherine e respiratori, né di quali imprese o professionisti fossero coinvolti», afferma, rivendicando di non aver mai gestito direttamente quel tipo di procedure.
Alla domanda sui rapporti con l’avvocato Luca Di Donna, il presidente del M5S ribadisce di non aver avuto alcun rapporto personale o professionale con lui da quando è diventato presidente del Consiglio. Ricorda inoltre come, nonostante le indagini della Procura di Roma, non vi sia stato «neppure un rinvio a giudizio».
L’ex premier rilancia poi le accuse nei confronti di Fratelli d’Italia, insinuando che durante la pandemia qualcuno possa aver suggerito o raccomandato imprese e professionisti. Un aspetto che, dice, auspica possa essere approfondito proprio dalla Commissione Covid. «Ci divertiremo», commenta con tono polemico.
Nel mirino di Conte finisce anche la stessa Commissione parlamentare. Pur ribadendo di aver dato da tempo la propria disponibilità a essere ascoltato, sostiene di non essere mai stato convocato. «Attendo quindi di sapere la data della mia audizione», afferma, denunciando quello che definisce «un gioco sporco» costruito attorno alla sua figura.
L’attacco investe direttamente anche il presidente della Commissione, Marco Lisei. Conte ricorda come sia stato lo stesso esponente di Fratelli d’Italia a definire l’organismo un «circo mediatico» e critica il perimetro dell’inchiesta, che non comprende la gestione sanitaria delle Regioni. Ancora più duro il giudizio sulle modalità con cui sarebbero stati ascoltati alcuni testimoni, parlando di audizioni svolte in commissariati di polizia «all’insaputa» dei commissari dell’opposizione e definendole «un vero obbrobrio giuridico».
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