Il ciclone Di Battista potrebbe riabbattersi sulla politica italiana. Ma questa volta a tremare non sarebbero tanto i partiti di governo, quanto soprattutto Giuseppe Conte e quel «campo largo» che da tempo sogna il sorpasso sul centrodestra. Gli ultimi sondaggi danno Schierarsi, l’associazione che l’ex esponente del Movimento 5 Stelle ha coltivato in questi mesi, addirittura sopra la soglia del 3%, con un bacino potenziale che sfiorerebbe il 13%. Numeri che indicano come l’ipotesi di una discesa in campo alle prossime elezioni politiche si stia trasformando in un’opzione concreta.
Salute permettendo, naturalmente. Alessandro Di Battista, ricordiamolo, ha dovuto recentemente affrontare e superare una durissima battaglia personale contro la malattia, dimostrando tuttavia quel piglio da combattente che non lo ha mai abbandonato. Ed è proprio qui che si apre il vero fronte di crisi per le opposizioni. Un’eventuale discesa in campo di Di Battista non avverrebbe certo all’interno del famigerato «campo largo». Le sue posizioni critiche e spesso radicali nei confronti di un centrosinistra che considera organico ai poteri forti e ormai irriformabile escludono a priori qualsiasi alleanza strutturale. Di Battista dovrebbe correre da battitore libero, fuori dagli schieramenti e in una posizione rigorosamente anti-sistema.
Il vero problema, soprattutto per i pentastellati, è capire dove andrebbe a pescare i voti questo potenziale nuovo movimento. I dati sembrerebbero parlare chiaro: il consenso per Di Battista crescerebbe soprattutto al Sud, nelle periferie delle grandi aree metropolitane e tra le fasce sociali più deboli. Tradotto in termini politici, significherebbe andare a scavare direttamente nel bacino elettorale del Movimento 5 Stelle e in quell’area di protesta che negli ultimi anni ha rappresentato una delle principali fonti di consenso per i pentastellati.
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Si tratterebbe, insomma, di una sorta di «effetto Vannacci» in versione quasi speculare, ma a sinistra. Se a destra il generale ha rappresentato un fattore di mobilitazione e di attrito, a sinistra l’arrivo di un leader radicale, carismatico e fuori dagli schemi rischierebbe di polverizzare quel poco di identità rimasta ai 5 Stelle. In un quadro politico in cui il centrosinistra insegue faticosamente il centrodestra, in una situazione di sostanziale testa a testa, la presenza di una lista autonoma guidata da Alessandro Di Battista, capace di superare da sola la soglia di sbarramento, potrebbe rappresentare un colpo durissimo per le ambizioni del «campo largo».
Ecco perché Giuseppe Conte farebbe bene a preoccuparsi: il ritorno sulla scena di Dibba potrebbe infliggere un colpo pesantissimo al suo Movimento e sancire la potenziale debacle del campo largo alle prossime elezioni politiche.
Salvatore di Bartolo, 8 novembre 2026
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