Politico Quotidiano

Il delirio di Potere al Popolo: “Violento è chi chiude Askatasuna”

Da Torino alle piazze devastate: la sinistra giustifica l'odio rosso l’antifascismo diventa l’alibi dei violenti

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Quanto accaduto a Torino sabato scorso non è un fatto isolato, non è un evento nefasto figlio di una congiunzione astrale ma il frutto marcescente di una narrazione politica che delegittima un governo democraticamente eletto, etichettandolo subdolamente come “fascista”. Questa accusa, diffusa e propagatasi come gramigna negli ambienti pseudo intellettuali di sinistra, trasforma il dissenso democratico (chiaramente legittimo) in una presunta lotta partigiana, spingendo individui ignoranti o in malafede a credersi eroi della Resistenza mentre scendono in piazza mettendo a ferro e fuoco intere città.

Così è successo per Askatasuna. Il centro sociale torinese finalmente chiuso non era un polo di pluralismo, bellezza e libertà. Askatasuna era uno squallido covo anarco-comunista con legami indissolubili con estremismi storici (incluse persino le Brigate Rosse), un luogo abusivo da decine di anni simbolo di una deriva rossa violenta e pericolosa. Lo sgombero, legittimo per restituire legalità a uno stabile occupato abusivamente dal 1996, è stato dipinto come repressione fascista, tanto da avallare la violenza dei collettivi come “resistenza”. E questa narrazione preoccupante non è piovuta dal cielo: i partiti di sinistra, su tutti Alleanza Verdi-Sinistra e Potere al Popolo, hanno per anni strizzato l’occhio a questi ambienti, fornendo copertura politica, rilevanza e credibilità al movimento a livello nazionale. AVS ha addirittura aderito al corteo di sabato, con il deputato Marco Grimaldi presente in piazza a difendere i manifestanti nonostante la prevedibile escalation, vista la quantità di facinorosi arrivati addirittura da altre nazioni (che bel ritrovo culturale che era Askatasuna, non c’è che dire, è arrivata proprio la crème dell’intellighenzia europea…).

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Giustamente le critiche dal centrodestra non si sono fatte attendere: Silvia Sardone (Lega) ha accusato la coalizione di sinistra di essere prigioniera dell’estremismo, mentre Augusta Montaruli (FdI) ha sottolineato come parlamentari AVS abbiano prestato “copertura politica” ai violenti. Matteo Salvini ha denunciato chi coccola questi gruppi, richiamando gli anni ’70. Ed è proprio così: lo spauracchio del fascismo legittima quelli che oggi mollano l’Iphone per emulare i vecchi compagni. E persino qualcuno a sinistra si accorge che qualcosa non va: Renzi ha invitato i suoi colleghi progressisti a rompere definitivamente con chi giustifica i violenti, citando la procuratrice di Torino Lucia Musti. Il governo, dice, va attaccato per quello che fa e non spalleggiando terroristi travestiti da compagni. Basta scuse. Elly Schlein invece solito piede in due scarpe: ha chiamato Meloni per non dividere le istituzioni ma fino a qualche settimana fa esprimeva rammarico per la chiusura di Askatasuna.

E poi c’è il degrado, il disgusto, il pericolo, la cloaca: Potere al Popolo, nel suo post pubblicato proprio pochi minuti dopo che un poliziotto ventinovenne veniva colpito a martellate da una ventina di terroristi, ha espresso solidarietà ai compagni di Askatasuna, sostenendo che la vera violenza è quella di chi vuole chiudere un centro di “libertà”. Ricordiamo a chi parla di minacce alla democrazia guardando solo a destra che il partito di cui sopra giustifica le violenze contro le forze dell’ordine e può essere comodamente barrato alle elezioni. Su questi non avete niente da dire? Una vergogna immane. Ma la sinistra deve scegliere da che parte stare: o con la democrazia, o con i suoi nemici (che oggi sono più rossi che neri).

Alessandro Bonelli, 2 febbraio 2026

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