Politico Quotidiano

Il Foglio sgancia la bomba: Nonno Draghi adotta Elly. Condoglianze a Conte

L’asse moderato può rendere Schlein più credibile. E la sua coalizione molto meno stabile

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Tenetevi forte. E soprattutto avvisate Giuseppe Conte, possibilmente con la dovuta delicatezza: mentre lui continua a misurare il perimetro del campo largo con il compasso del progressismo, Elly Schlein avrebbe trovato un nuovo consigliere. Non proprio uno qualunque. Mario Draghi.

Secondo un’indiscrezione raccontata dal Foglio, l’ex presidente del Consiglio e la segretaria del Pd si sarebbero incontrati più volte, costruendo un canale di dialogo riservato. Lui ascolta, lei prende appunti. Lui predica moderazione, lei promette ragionevolezza. Lui suggerisce di non spaventare gli italiani con la patrimoniale, lei — almeno in teoria — annuisce. È nata così la coppia più improbabile della politica italiana: nonno Mario e nipote Elly. Da una parte l’uomo del “whatever it takes”, dei mercati, della Banca centrale europea e delle frasi brevi che fanno muovere lo spread. Dall’altra la leader cresciuta tra assemblee, diritti, armocromie involontarie e una coalizione nella quale basta pronunciare la parola “termovalorizzatore” per provocare una crisi mistica.

L’obiettivo dell’operazione è piuttosto evidente. Schlein ha capito che per conquistare Palazzo Chigi non basta conquistare i gazebo. Serve rassicurare quel pezzo d’Italia che paga le tasse, dirige un’impresa, apre il negozio al mattino e, quando sente parlare di redistribuzione, controlla istintivamente che il portafoglio sia ancora nella tasca. Ed ecco Draghi. Il bollino di qualità istituzionale. La certificazione di affidabilità. Il tutor perfetto per trasformare la segretaria barricadera in una candidata di governo presentabile nei salotti buoni, nelle cancellerie europee e magari persino a qualche amministratore delegato che finora, vedendola arrivare, nascondeva gli utili sotto il tappeto. Il problema, però, non è Draghi. E neppure Schlein. Il problema è tutto ciò che sta in mezzo.

Perché l’ipotetico asse fra l’ex premier e la segretaria del Pd rischia di essere una bomba piazzata sotto il tavolo del campo largo. Se Elly si sposta verso il centro, che cosa fanno Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli? La seguono disciplinatamente sulla via della responsabilità, magari leggendo il rapporto sulla competitività europea durante le pause di una manifestazione contro il capitalismo? Oppure restano dove sono, a presidiare la gloriosa frontiera del no? Conte, in particolare, dovrebbe cominciare a preoccuparsi. Finora si è presentato come l’interprete ufficiale dell’anima sociale della coalizione, il tribuno con la pochette, l’avvocato del popolo pronto a distribuire sussidi, bonus e indignazione. Ma se Schlein ottiene contemporaneamente la benedizione di Prodi e la consulenza informale di Draghi, il presidente del Movimento 5 stelle rischia di ritrovarsi nel ruolo meno ambito della politica italiana: quello dell’alleato necessario ma non desiderato.

E qui viene il bello. Draghi suggerirebbe a Schlein di occupare il centro, rassicurare e mostrarsi capace di decidere. Esattamente ciò che il campo largo, per sua natura, fatica a fare. Perché una coalizione che comprende riformisti, movimentisti, massimalisti, pacifisti selettivi, ambientalisti contrari alle infrastrutture e nostalgici del reddito di cittadinanza può certamente riunirsi. Può persino scattarsi una fotografia. Governare, però, è un’altra faccenda.

Prendiamo la patrimoniale. Draghi direbbe: lasciate perdere, spaventa gli elettori. Fratoianni potrebbe rispondere che è proprio quello il bello. Sulla politica estera, l’ex premier è l’incarnazione dell’atlantismo; una parte della possibile coalizione considera invece la Nato una specie di riunione di condominio organizzata dal Pentagono. Sull’Europa, Draghi chiede investimenti, produttività e scelte rapide. Il campo largo, di solito, chiede un tavolo per decidere quando convocare il tavolo successivo. Altro che matrimonio felice. Qui siamo davanti a una terapia di coppia collettiva.

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Naturalmente Schlein fa bene a cercare interlocutori autorevoli. Sarebbe persino una buona notizia scoprire che qualcuno, nel centrosinistra, considera la competenza una risorsa anziché una provocazione. Ma il punto politico resta: più la segretaria del Pd si avvicina all’universo draghiano, più si allontana dai soci con cui dovrebbe costruire l’alternativa a Giorgia Meloni. È il paradosso della nuova Elly. Per diventare credibile come candidata premier deve smettere di assomigliare alla leader che aveva conquistato le primarie. Ma, se cambia troppo, rischia di perdere proprio il popolo e gli alleati che l’hanno portata fin lì.

Nel frattempo Conte può ordinare un Campari, magari doppio. La concorrenza interna non arriva più soltanto da Prodi, dai riformisti del Pd o dai sindaci amministratori. Arriva direttamente da Mario Draghi, il consigliere che non ha bisogno di fondare un partito per spostare un’intera coalizione. Nonno Mario parla al centro, nipote Elly ascolta e il campo largo scricchiola. Doveva essere l’alleanza capace di battere la destra. Potrebbe diventare, prima ancora delle elezioni, una grande riunione di famiglia nella quale tutti vogliono sedersi a capotavola e nessuno è disposto a mangiare lo stesso menù.

Massimo Balsamo, 25 giugno 2026

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